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Unità nazionale contro la rivoluzione

 

Il governo di Adolfo Rodriguez Saá è finito dopo soli sette giorni. Un nuovo governo di unità nazionale e un nuovo presidente, Eduardo Duhalde, sono stati nominati ieri. Il governatore di San Luis accusa diversi suoi compagni di partito, peronisti, di averlo pugnalato alle spalle. In effetti è stato scaricato, ma solo dopo che la protesta di massa del 28 dicembre aveva reso insostenibile per chiunque la sua posizione (per una migliore comprensione degli avvenimenti si consiglia di leggere anche il precedente articolo, Insurrezione in Argentina: è solo l'inizio!).

Aveva promesso mari e monti a tutti, ma un gesto concreto, quello di dissequestrare i depositi bancari Rodriguez Saá non lo poteva proprio fare. Come non poteva emettere la quantità necessaria per pagare salari e pensioni della terza moneta proposta, l’argentino, perché avrebbe reso reale nei fatti la svalutazione del peso. E ciò avrebbe colpito direttamente gli interessi dei banchieri e dei capitalisti di tutto il mondo che hanno fatto affari d’oro in Argentina in questi ultimi dieci anni e che non hanno certo intenzione di smettere!

Svanisce così il progetto populista e interclassista del peronismo del terzo millennio, che il nuovo presidente aveva maldestramente cercato di far rinascere.

Svanisce perché le masse argentine non accettano più di essere prese in giro. Solo una settimana prima avevano fatto cadere il governo di De La Rúa e, coscienti della propria forza, sono scese di nuovo per le strade per un nuovo “cacerolazo”. Questa volta è bastata la sola mobilitazione, certo massiccia, nella capitale per ottenere le dimissioni del nuovo presidente. I più esasperati hanno fatto irruzione nel parlamento devastandone diverse stanze, ma quello che colpisce di più è l’impotenza delle “forze dell’ordine”. Colpisce ma non deve stupire, perché l’incapacità della reazione di contrattaccare è una delle caratteristiche della fase di ascesa di una rivoluzione. L’abbiamo già visto in Albania nel ’97 e in Ecuador nel 2000.

 

Polizia ed esercito impotenti

 

La piccola e media borghesia, che tradizionalmente costituiscono la base d’appoggio per svolte repressive (la cosiddetta “maggioranza silenziosa”), sono totalmente dalla parte dei manifestanti. I giornali argentini riportano numerosi episodi di discussioni tra dimostranti e poliziotti in cui questi ultimi si dimostravano imbarazzati e solidali rispetto alla repressione della settimana precedente. Il quotidiano Pagina 12 riporta alcuni casi di insubordinazione vera e propria davanti all’ordine degli ufficiali di caricare la folla.

La sollevazione popolare in un quartiere della periferia di Buenos Aires, dove centinaia di persone hanno preso d’assalto la caserma locale della polizia, rifugio di un ex poliziotto che aveva appena assassinato a sangue freddo tre ragazzi in un bar, è un’altra dimostrazione eloquente del clima attuale. La sfida e la contestazione diffuse della legalità borghese è un ulteriore segnale di una situazione rivoluzionaria.

L’eventualità di un colpo di stato militare è quindi da scartare. La destra se ne rammarica e prova la carta estrema di un governo di unità nazionale. Eduardo Duhalde è il nuovo uomo della provvidenza. Vice di Menem fino al 1995, ex governatore di Buenos Aires e candidato peronista sconfitto da De La Rúa nel ’99, incarna l’anima “progressista” del peronismo. Ha dichiarato di “voler seguire la dottrina sociale della chiesa” nell’opera di governo. In parole povere, l’elemosina ai poveri e la tutela delle ricchezze dei potenti “senza eccessi”, naturalmente!

Radicali, peronisti e la maggior parte di deputati del Frepaso (la coalizione di sinistra) hanno votato a favore di Duhalde. Sarà un governo che perseguirà come unico scopo quello di “riportare l’ordine” e quindi di salvare il capitalismo in Argentina, ma, malgrado l’amplissima base di appoggio parlamentare, il consenso nella società appare estremamente ridotto.

E si ridurrà ancor di più, osservando le prime indiscrezioni sul programma. Il ministro dell’industria sarà il presidente della Confindustria argentina! Si andrà verso una svalutazione controllata, legando il peso non solo al dollaro ma anche all’euro e al real. Per ora i depositi bancari rimangono però bloccati e i prossimi salari forse verranno pagati in buoni del tesoro! Insomma, ci sono tutti i presupposti per una nuova esplosione sociale, altro che governo fino al dicembre del 2003!

 

Unità nazionale o nuovo ordine rivoluzionario?

 

La sinistra rappresentata in Parlamento ha dimostrato ancora di più la sua bancarotta. Graciela Fernandez Meijide, importante esponente del Frepaso, giustifica l’appoggio del suo partito a Duhalde col “timore dell’anarchia”. Ancora una volta i riformisti per paura della rivoluzione preferiscono prostrarsi davanti alla borghesia. Dimenticavamo: gli esponenti più coraggiosi del Frepaso e dell’Ari (una nuova formazione di natura piccolo borghese fuoriuscita dall’Alianza) hanno marcato la loro differenziazione…astenendosi!

Tutti i partiti tradizionali sono in crisi, così come nessuno si fida più di tutte le istituzioni borghesi: il governo, la magistratura, il sistema finanziario, ecc.

Il peronismo è drammaticamente diviso. La caduta di Rodriguez Saá e la scesa in campo di Duhalde hanno precipitato la sua crisi a livelli visti raramente nella storia. Così come sono rare le situazioni rivoluzionarie come quella attuale.

Le organizzazione che si richiamano al marxismo in Argentina hanno un’opportunità storica. La credibilità della direzione sindacale peronista è stata e sarà messa a dura prova da questa crisi rivoluzionaria. L’appoggio di ambedue le Cgt alle promesse “da marinaio” di quest’ultimo governo natalizio non è certo passato inosservato agli occhi della base nelle fabbriche.

Ci troviamo in una situazione dove le masse sanno perfettamente cosa non vogliono ma non hanno le idee chiare su cosa metterci al suo posto.

Da una parte bisogna cogliere il diffuso sentimento anticapitalista, orientandolo verso un programma rivoluzionario che nazionalizzi sotto il controllo dei lavoratori tutti gli istituti finanziari e i grandi complessi industriali, nazionali e stranieri.

Dall’altra fare convergere l’odio verso gli organismi “rappresentativi” della democrazia borghese, tanto più in un momento in cui sono sull’orlo di un crollo, e procedere verso la costruzione da parte delle masse di propri organismi di contropotere. Come già spiegato nel precedente articolo, la costruzione di comitati di fabbrica e di azienda, e poi a livello più vasto di quartiere, da dove venga esclusa la borghesia, costituisce la priorità per il proletariato argentino e per la sua avanguardia.

L’attuale crisi rivoluzionaria sarà sicuramente protratta, ma gli avvenimenti in epoche come questa scorrono rapidi e inesorabili. Ci auguriamo che in Argentina si possa in questo periodo raggruppare un’avanguardia rivoluzionaria che possieda la forza politica e organizzativa necessaria per affrontare le sfide straordinarie che la attendono nel prossimo futuro.

 

3 gennaio '02

 

Per maggiori informazioni e ulteriori analisi, ti consigliamo di visitare il sito  http://www.marxist.com dove troverai articoli in inglese e spagnolo sull’Argentina.

 

 

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