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Care compagne e cari compagni,

Io penso che il nostro congresso si svolge in un clima generale di regressione politica, culturale e civile che riguarda l’intero paese.

In campo economico e sociale è ancora di più evidente e mette sotto accusa il quadro politico istituzionale di ieri e di oggi. E penso con forza che non è estraneo a questo addebito il nostro partito ed il gruppo dirigente che sino ad oggi ha retto le sorti di questa organizzazione politica. E badate bene, cari compagni, penso che soprattutto se guardiamo dalla Campania, dal Mezzogiorno del nostro paese questo quadro, ci rendiamo conto realmente di fronte a noi c’è un dramma, c’è una società che, sotto tutti i punti di vista, è bestiale. E vedete, io penso che noi non abbiamo assolutamente bisogno di analisi sociologiche. Noi abbiamo la necessità, il bisogno come partito di ripartire dai luoghi di lavoro perché è la nostra necessità di vita. Noi abbiamo la necessità di ramificare nella società il nostro partito, di ricominciare a far ricrescere nel nostro partito il gene del conflitto.

 
Antonio Santorelli 

 

Perché, io penso che offenda ognuno di noi il fatto di sentire interventi di autorevoli dirigenti del nostro partito in cui si provi vergogna a definirsi comunista. Io penso che oggi più che mai, rispetto all’attacco, alla vendetta di classe che Confindustria, attraverso Montezemolo prima e la Marcegaglia dopo, sta portando ai lavoratori di questo paese, penso che oggi più che mai c’è bisogno di una rinascita del nostro partito. E voglio anche dire, si attacca dal punto di vista storico il ‘900 ma mi pare che il compagno Bertinotti rispetto a quelle pratiche politiche le ha, stamattina, riproposte a noi: ripartire dal basso, dalle leghe, dalle case del popolo. E le leghe, le case del popolo appartengono o no a quella storia? Penso proprio di si. Noi, penso, che non dobbiamo inventarci o re-inventarci niente. Noi dobbiamo rimettere al centro i lavoratori, la classe operaia di cui tanto si parla e per la quale niente si fa. Non è un caso che oggi se ne accorge, il nostro responsabile del lavoro qualche giorno fa su Liberazione fa tutta un’analisi ed una storia della questione salariale dei lavoratori. In questo paese ci sono ancora 17 milioni di lavoratori salariati, e bene, solo oggi il gruppo dirigente di Rifondazione si accorge che c’è una questione salariale in questo paese. Io sfido il gruppo dirigente che ha retto fino a questo momento il partito di rendersi conto di che cosa vuol significa campare con mille euro al mese, penso che non abbiano alcuna concezione di che cosa significhi portare avanti la famiglia in questo modo, o meglio con questo salario. Dare la possibilità ai propri figli di poter andare a scuola. E vedete l’altra cosa che mi tocca enormemente è che nel momento in cui parla un lavoratore da questo pulpito i compagni stanno fuori: è una vergogna! È una vergogna per questo gruppo dirigente, perché questo gruppo dirigente ha educato i compagni a comportarsi in questo modo. Questo non è e non deve essere il partito di un ennesimo leader.

Questo deve essere il partito dei lavoratori di questo paese e soprattutto dei lavoratori del mezzogiorno che da tempo sono assenti dalla politica – la politica con la “P” grande – dalla scena politica del nostro paese. Perché badate bene alcuni compagni certi passaggi molto incisivi li hanno fatti. Noi dobbiamo guardarci dentro, analizzarci, non fare le finte qua sopra, perché non è possibile che non ci si possa guardare in faccia con i lavoratori. I nostri dirigenti devono sapere che oramai la democrazia in questo paese si è fermata ai cancelli delle fabbriche. E se questo è avvenuto con i lavoratori, questo avverrà anche nella vita dei territori, nella vita delle città; e Napoli è un emblema estremamente chiaro da questo punto di vista. Non è un caso che i cittadini di Chiaiano sono attaccati dalla polizia, c’è una forte repressione a Napoli. Ed io penso che Napoli è portata avanti, dal punto di vista politico di questo governo reazionario e fascista, come politica di repressione. E questa repressione non si fermerà a Napoli ma arriverà nelle piazze a settembre nel momento in cui gli operai di questo paese ricominceranno a prendersi la parola col conflitto. Ed il compito che spetta al nostro partito – e penso che da questo congresso questo debba emergere – è la ricostruzione dell’identità e la dignità politica dei lavoratori. Noi abbiamo bisogno di mettere al centro questo.


 Antonio Santorelli

 

E come ultima cosa, io penso che oramai è seppellito l’Arcobaleno. La necessità vera che è davanti a noi è la ricostruzione del Partito della Rifondazione Comunista dall’opposizione. Penso che questo sia il compito che spetta a noi. E l’ultima cosa vorrei dire. Vorrei ringraziare – perché sono un compagno che ha aderito al quarto documento – i compagni di FalceMartello per avermi ridato la possibilità di rimettere al centro me stesso, la mia passione, i miei sogni, il credere che sia possibile trasformare l’esistente. Perché questo spetta ai comunisti e per questo c’è bisogno di avere un partito ma nello stesso tempo di far conoscere a tutto il popolo del nostro paese, ma soprattutto ai lavoratori e alla classe, che è ancora possibile – tutti insieme – riprenderci in mano le sorti di questo partito, di averlo nelle nostre mani. Perché penso che i lavoratori siano i legittimi proprietari di questo partito. Per quelli che ovviamente ora sono militanti di questo partito.

L’ultima cosa. Questo congresso ha messo anche al centro che ci sono delle pratiche amorali all’interno del nostro partito e quello che soprattutto è accaduto nel mezzogiorno del nostro paese debba dare a noi la possibilità di comprendere fino in fondo che la degenerazione morale è presente in modo molto forte anche nel nostro partito. E allora rimettere al centro l’idea del partito penso che sia la questione fondamentale in questo momento per potere avere la possibilità non solo di sognare, ma per poter avere la possibilità di essere protagonisti, di rimettere al centro le nostre idee e i nostri sogni, ma soprattutto poter guardare al futuro, avere una speranza di futuro in una società umana, a dimensione d’uomo, dove l’uomo e la donna hanno la possibilità di essere emancipati ma soprattutto di potersi esprimere liberamente.

 

Tutto il congresso lo si può rivedere e riascoltare su Radio radicale cliccando qui

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