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Il compagno Vendola ci ha chiesto di trovare l’unità su un punto di rilancio del partito. Ma nel suo intervento, anche evocativo, io ho trovato da una parte determinismo, dall’altra penso che non abbia affrontato i nodi politici di fondo della fase che una forza politica come la nostra non può eludere.

Sullo sfondo di una crisi economica, sono d’accordo con Alfonso, che ha il suo epicentro nella finanza, ma che allo stesso tempo ha i suoi effetti devastanti sulla produzione e la vita di milioni di persone, noi assistiamo, come è logico, ad un livello di regressione civile e democratica che nella storia, si pensi agli anni ’30, ha sempre caratterizzato questo tipo di crisi.

 
 Alessandro Giardiello

 

La destra in questo contesto interpreta la fase ed offre la sua soluzione che è di tipo populista, reazionario, xenofobo ma che al suo interno prevede forme redistributive, di protezionismo e di keynesismo criminale, una moderna forma di peronismo, compagni, prende piede capace anche di parlare anche ai lavoratori e di imbrigliarli in politiche corporative e di guerra fra poveri. La risposta del PD è quella dei banchieri europei, è quella delle istituzioni finanziarie, dei vincoli monetari. Il PD, compagni, è la forza più liberista che esiste in questo paese proprio in un contesto in cui le politiche liberiste entrano in crisi in tutto il mondo. Non solo non è un’alternativa ma è funzionale al disegno reazionario ed egemonico delle destre in questo paese. Per questo è imprescindibile che il nostro partito sia alternativo, sia antagonista non solo verso le destre ma anche verso il Partito Democratico. Deve essere bandita ogni illusione sulla tenuta delle forze democratiche. Non c’è unità democratica che tiene, compagni, in un tale contesto. Dobbiamo rivolgere lo sguardo altrove. È necessario che questo partito faccia una volta per tutte una seria analisi di classe della società servendosi degli strumenti interpretativi del marxismo ed affronti i nuovi processi di riorganizzazione del capitale, le trasformazioni nel mondo del lavoro per capirle e per preparare una riscossa di classe, compagni. Il conflitto capitale-lavoro non solo esiste ma lo sfruttamento si intensifica nei luoghi di lavoro, la precarizzazione dilaga, la povertà del nuovo proletariato, immigrato e non, avanza e non ha eguali in Europa. Ma se questo è così, potrebbe chiedere qualcuno, perché tutto tace? Perché i lavoratori sono disorientati, disorganizzati, non hanno riferimenti politici e sindacali e questo distacco ha raggiunto livelli abissali durante la disastrosa esperienza del governo Prodi. Ci vorrà del tempo per risollevarsi ma la storia non è finita il 14 aprile. Il compagno Ferrero ci ha parlato di una svolta: in basso a sinistra. Noi vorremmo vedere le tue carte, caro Paolo. Continuiamo a pensare che tra il primo ed il secondo documento non ci siano differenze fondamentali sul piano strategico. Ma se l’evidenza dei fatti, che hanno sempre la testa dura, produce una evoluzione politica oltre che una autocritica, noi siamo qui: con i nostri quadri, i nostri militanti per contribuire ad una uscita a sinistra dalla crisi del partito [ Applausi ] che per noi significa assoluta indipendenza dal Partito Democratico, aprendo delle verifiche politiche in tutte le giunte locali di centro-sinistra in cui siamo e che fanno politiche vergognosamente reazionarie, che sono travolte dagli scandali e da pericolose sbandate xenofobe e securitarie.

La richiesta e la presentazione delle liste di Rifondazione Comunista alle prossime elezioni europee, la costruzione di una opposizione politica e sociale al governo Berlusconi attraverso il rilancio di Rifondazione Comunista come partito di lotta e di opposizione.

 

 
 Alessandro Giardiello

In ogni conflitto sindacale, in ogni movimento, in ogni lotta per i diritti civili, ovunque c’è un oppresso, un debole, uno sfruttato che si ribella, che insorge, che disobbedisce, il partito deve essere sempre al suo fianco. Sempre e comunque! Calarsi nel conflitto, promuoverlo senza reticenze ne mediazioni. Dobbiamo rivoltare questo partito come un calzino nelle sue pratiche politiche; e su questo, lasciatemelo dire che è uno scandalo, che quando parla un leader la sala si riempie con tanto di standing ovation e quando parla un operaio, come Antonio Santorelli, un licenziato politico, [ Applausi ] che è stato alla testa di decine di lotte con la sua militanza e la sua fedeltà ai propri compagni di lavoro, che ha pagato sulla propria pelle, la sala si svuota! Vogliamo ricominciare? Ricominciamo da qui allora, compagni. Dalle modalità di selezione dei gruppi dirigenti, nel modo in cui si gestiscono le relazioni con le donne e gli uomini che lavorano e militano in questo partito. Una nuova Rifondazione Comunista deve essere un partito ospitale dove a sentirsi a disagio non devono essere i giovani, le donne, gli operai, i migranti, ma i burocrati ed i carrieristi [ Applausi ]. È un partito il nostro che ha grandi potenzialità che potrebbe parlare a milioni di persone, di lavoratori se solo segnasse quella rottura, quella svolta, quel segno di discontinuità che gli permetterebbe di ricostruire la propria credibilità e non essere identificato con la casta. Noi del IV documento crediamo in questo partito, non lo consideriamo un peso morto ne un ramo secco come ho sentito dire ieri [ 25 luglio, N. d. R. ] da qualche compagno. C’è una crisi, certo, ma la risposta non è la generica unità dei comunisti. La questione da porre è quella dell’unità di classe che può nascere solo dal conflitto e non certo dall’ennesimo assembramento di gruppi dirigenti.

Col compagno Pegolo mi è capitato di avere polemiche anche aspre, come all’ultimo CPN, ma devo onestamente dargli atto che in queste ultime settimane ha dato il suo contributo fondamentale per contrastare quella che io consideravo una pericolosa deriva che ha lambito settori del partito esasperati da continui strappi del vecchio gruppo dirigente. Personalmente credo che alla fine di questo congresso, come è logico, debba emergere una maggioranza ed una minoranza e che un minuto dopo però si discuta di come tutti, e dico tutti, possano essere utilizzati ed impegnati nella posizione che più gli corrisponde guardando le reali necessità del partito. Non possiamo permetterci di gettare al vento questo patrimonio di lotte e passioni rivoluzionarie che ereditiamo dalle passate generazioni. Questo ho risposto e rispondo a chi scioccamente ci ha domandato perché abbiamo profuso tanti sforzi anche nella commissione nazionale per il congresso per arrivare fin qui. Se questo congresso fosse finito in un tribunale o avessimo ceduto alle pressioni e al sabotaggio, lasciatemelo dire, compagni, organizzato anche nei piani alti, oggi saremmo in un deserto ed invece abbiamo ancora un’oasi da cui ripartire, da irrigare, da fertilizzare perché sia sempre più rigogliosa. Diceva al congresso di circolo – e vado a chiudere, Fabio – un caro amico, il compagno Sergio Grippa del circolo delle Poste di Milano: i gruppi dirigenti non hanno voluto bene a questo partito. Ecco compagni! Vogliamogli bene a questo partito. E mi rivolgo in primo luogo a voi, quadri dirigenti. Diversi di voi devono lasciarsi investire dalle istanze di base. Molti di voi che hanno esaurito un ciclo dovrebbero fare un passo indietro. Ve lo dico sommessamente [ Applausi ]. Se veramente volete bene anche voi a questo partito, mettetevi da parte con i vostri rancori, le vostre beghe personali e permettete agli iscritti di riappropriarsi dell’unico strumento che hanno a disposizione per credere e sperare in un futuro migliore. Grazie.

 

Tutto il congresso lo si può rivedere e riascoltare su Radio radicale cliccando qui

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