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Nei primi 9 mesi di quest’anno i fondi pensione affondano impietosamente sotto i colpi della crisi delle borse. Solo il 3% dei gestori è riuscito a battere i rendimenti del Tfr (la liquidazione) che ha reso il 2,7%.

Da gennaio a settembre i fondi pensione chiusi, quelli di categoria o aziendali, hanno perso in media il 3,49% finendo staccati di oltre 6 punti percentuali rispetto al rendimento garantito delle liquidazioni (che ricordiamo sono rivalutate attraverso un recupero del 75% dell’inflazione Istat più una quota fissa dell’1,5%). Ancora peggio per i fondi “più aggressivi”: –4,9% i bilanciati obbligazionari, -8,2% i bilanciati semplici, -13% i bilanciati azionari. (Corriere della sera Economia del 27 ottobre 2008).

I difensori della cosiddetta seconda gamba previdenziale ci spiegano che i conti vanno fatti sul lungo termine perché questo è il senso del fondo pensione, ma le cose non stanno così. Innanzitutto se è vero che prima o poi le condizioni economiche miglioreranno, nessuno può dire quando ciò avverrà e con quali risultati per i risparmi dei lavoratori. In secondo luogo, nel frattempo questi risparmi dovrebbero servire ad arricchire gli speculatori che guadagnano sia che i mercati scendano sia che salgano.

Ciò che sta accadendo in questi mesi dimostra che fidarsi del capitalismo è suicida per i lavoratori. Tutti i governi degli ultimi anni, compresi quelli di centro sinistra, con l’appoggio entusiasta della Confindustria e purtroppo anche dei vertici sindacali, hanno fatto una campagna sfrenata per convincere i lavoratori della convenienza dei fondi pensione. Con una campagna pubblicitaria in grande stile e una legge ad hoc che, grazie al silenzio-assenso, tendeva a obbligare i lavoratori a trasferire il proprio Tfr nei fondi pensione. Questa campagna non ha avuto successo, i lavoratori ci hanno visto giusto e i dati di adesione sono stati molto sotto gli obiettivi del governo: solo il 31%, 4,6 milioni di lavoratori, contro il 40% sperato. Contavano però nel prossimo futuro di fare aderire altri lavoratori grazie alla disinformazione e alla solitudine che molti neo assunti si trovano a vivere. Ma le cose si sono complicate per i difensori dei fondi pensione.

Questa crisi ha dimostrato in maniera definitiva che i fondi pensione non convengono e che occorre difendere e rilanciare la pensione pubblica. I soldi dei lavoratori devono servire a garantire una vecchiaia serena e non i profitti di banche e assicurazioni.

Chi ci dice che i conti vanno fatti nel “lungo periodo” si dimentica di dire è che i fondi non pagavano neanche prima della crisi. Già a gennaio, osservava il Corriere della sera: “nel 2007 solo 18 linee di investimento sulle 285 offerte dai fondi pensione aperti hanno superato il rendimento garantito dal TFR lasciato in azienda...la liquidazione ha battuto anche il rendimento dei fondi negoziali aziendali e di categoria - frutto dell’accordo tra lavoratori e datori di lavoro - che si è attestato sul 2,2%”. Il disastro non riguardava solo i fondi investiti in azioni, ma anche le linee “prudenti”, quelle appunto obbligazionarie. Questi articoli sono usciti prima che la crisi finanziaria esplodesse in tutta la sua gravità. Oggi, il crollo dei fondi pensione è tale che, anche se la crisi finisse ora, ci vorrebbe un decennio per tornare ai livelli precedenti, mentre il Tfr continuerebbe a rendere anno dopo anno. La realtà è che già prima della crisi, il Tfr ha battuto i fondi pensione in otto degli ultimi dieci anni. Chi tra gli “esperti” di finanza si sente di dire che i prossimi dieci anni saranno per le borse migliori degli scorsi dieci? Nessuno, infatti i capitalisti stanno scappando dalle borse, lasciando il cerino in mano ai fondi pensione di tutto il mondo.

È necessario tornare a discutere su come fare per riconquistare pensioni pubbliche dignitose per tutti, a partire dal ripristino del vecchio sistema di calcolo cioè il retributivo, aumentando i coefficienti e rivendicando la pensione dopo 35 anni di lavoro, oltre ad aumentare quelle di chi è già in pensione.

La campagna contro il Tfr nei fondi pensione deve diventare un obiettivo costante nel sindacato e per Rifondazione, partendo dalla denuncia del meccanismo di delega dei soldi dei lavoratori ai capitalisti. Ormai anche il lavoratore più fiducioso nella borsa ha capito come stanno davvero le cose. È incredibile che i vertici sindacali si attardino ancora a parlare di convenienza di “lungo periodo” quando il gatto e la volpe sono già scappati coi nostri soldi.


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