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Periodicamente si torna a parlare dei fondi pensione. Ogni giorno che passa diventa sempre più difficile per i padroni dimostrare ai lavoratori che rappresentano un’opportunità. Colpisce a questo proposito l’articolo apparso lunedì 19 gennaio 2008 sul Corriere economia a firma di Roberto Bagnoli. In sintesi è costretto ad ammettere che nel 2008 i Fondi pensione hanno reso meno del Tfr a causa della crisi finanziaria. Ancora peggiore la situazione dei fondi pensione più aggressivi.


Se si prende in esame il periodo tra il gennaio 2000 ed il dicembre 2008 vedremmo che Fondi chiusi come Fonchim, Cometa o Fond energia rendono meno del Tfr; rispettivamente 20,5%, 20,4%, 17,9% contro un Tfr che ha reso il 27,7%. Detto tutto ciò, e nonostante ciò, l’articolo invita comunque ad investire nei Fondi pensione perché i gestori si starebbero attrezzando per evitare altre perdite; perché nel lungo periodo i fondi pensione sono vantaggiosi e perché grazie ai contributi padronali e agli incentivi fiscali il Tfr verrebbe battuto. Inoltre le perdite sono in linea con gli standard (benchmark) previsti dagli istituti preposti.

Alcuni considerazioni; diciamo che stiamo parlando di pensioni. Cioè la forma di sussistenza di noi lavoratori dopo 40 anni di lavoro. Per cui non si capisce per quale motivo noi si debba rischiare la nostra pensione con gli investimenti nei fondi quando ci sarebbe la possibilità di una pensione pubblica dignitosa e di un Tfr rivalutato anno per anno in modo certo (1,5% + 75% dell’inflazione ) e garantito dall’Inps.

Aggiungiamo che il contributo padronale dell’1% ritorna allo stesso sotto forma di sgravi fiscali, mentre gli sgravi fiscali a vantaggio del lavoratore vengono elusi dai costi di gestione che sono pari al 4% circa (fonte Beppe Scienza, docente di metodi e modelli per la pianificazione economica all’università di Torino www.beppescienza.it).

Non solo; i fondi chiusi sono gestiti da Confindustria e sindacati; facile immaginare chi avrà in mano le redini ed anche chi avrà dei vantaggi se le cose andranno bene mentre se un fondo pensione dovesse fallire, la legge prevede che la copertura sarà a carico dell’Inps.

Per smentire le voci che insistono nel valutare i vantaggi dei fondi pensione a lungo termine, perché questo è il vero metro di misura (!), riportiamo alcuni dati statistici che ci dicono che dal 1962 al 1982 la borsa italiana ha perso l’81% mentre il tfr perde il 18%.

Dal 1987 al 1996 la borsa perde il 18%, contro un rendimento del Tfr del 2%.

Non capiamo per quale motivo dovremmo credere che a lungo termine si possano avere dei vantaggi, così come non sappiamo quali sarebbero le garanzie che nei fondi pensione non ci siano azioni “tossiche” come quelle di Lehman brothers considerato che dopo più di un anno dallo scoppio della bolla sub prime le banche stesse non sanno dire quanta spazzatura ci sia nel mondo finanziario. Infine, nell’articolo sopra citato ci si consola col fatto che le perdite sono in linea con i valori di analisi internazionali. Forse saranno d’aiuto a chi fa i profitti, ma per noi lavoratori quale sarebbe la buona notizia ?

La battaglia contro lo scippo del Tfr non è finita. Dobbiamo restare vigili e convincere tutti i nuovi lavoratori a lasciare il proprio Tfr in azienda. 

4 febbraio 2009

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