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La Crisi, la sinistra e il marxismo

I testi contenuti in questo numero 10 di In difesa del marxismo affrontano il nodo decisivo della crisi capitalistica mondiale da tre diversi punti di vista. Non c’è dubbio che la crisi abbia colto di sorpresa non solo l’establishment del capitalismo mondiale, gli intellettuali che per tre decenni hanno cantato le lodi della globalizzazione e del libero mercato, ma anche l’insieme dei gruppi dirigenti della sinistra e dei sindacati a livello internazionale.

 
L’arretramento politico e ideologico che ha pesantemente colpito i gruppi dirigenti del movimento operaio lascia oggi i lavoratori privi di analisi e proposte capaci di indicare una strada efficace per combattere gli effetti devastanti della crisi economica. La battaglia che intendiamo condurre non può quindi limitarsi alla denuncia della crisi sociale, ma deve necessariamente svilupparsi su diversi terreni.

idm_10_copertinaVi è innanzitutto una necessità urgente di riaffermare una lettura teorica del capitalismo contemporaneo che metta a confronto gli sviluppi della nostra epoca con le acquisizioni storiche della teoria marxista. Negli ultimi mesi del 2008 si è sviluppata sulle pagine del quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione, una polemica precisamente su questo punto, polemica aperta da un articolo di Marcello Cini e proseguita con vari interventi nelle settimane successive. Indubbiamente gli interventi di Cini, Bifo ed altri avevano uno scopo politico molto immediato, ossia quello di demolire dal punto di vista teorico la prospettiva di rilancio del Partito della Rifondazione comunista affermatasi nel congresso di Chianciano del luglio 2008. Tuttavia, al di là della contingenza, quegli interventi riprendono un’intera scuola di pensiero che da molti decenni ha tentato di “scoprire” in alcune pagine dei manoscritti preparatori del primo volume del Capitale una presunta teoria alternativa con la quale Marx avrebbe contraddetto l’intera base della sua analisi del capitalismo, a partire dalla teoria del valore-lavoro. A queste analisi risponde il primo articolo di Gabriele Donato e Deborah Ardilli, sottolineando non solo la contraddittorietà di quelle teorie, ma anche il nesso inscindibile tra una pozione teorica che nega di fatto la lotta di classe e le conseguenti posizioni politiche di liquidazione della prospettiva comunista.

La crisi economica ha completamene screditato le vecchie posizioni liberiste, oggi difese solo da un settore economisti e politici per lo più collocati nelle forze di centrosinistra che come un disco rotto continuano a ripetere la vecchia canzone sulle virtù taumaturgiche del “libero mercato”. Mentre i governi di tutto il mondo di affannano a gettare somme incalcolabili nel pozzo senza fondo della crisi finanziaria, si riaffacciano le teorie keynesiane (aumento della spesa pubblica, parziale redistribuzione delle risorse), che hanno rapidamente conquistato il cuore di una burocrazia sindacale completamente priva di risposte, nonché di buona parte della sinistra “di alternativa”. L’articolo di Luca Lombardi risponde a questo revival neokeynesiano analizzando accuratamente il caso giapponese, ossia l’esperienza del paese che più di ogni altro negli ultimi 15 anni ha tentato di uscire dalla propria stagnazione economica, iniziata con la crisi del 1990-91, con politiche di forte spesa pubblica. L’esperienza giapponese mostra oltre ogni possibile dubbio come le ricette keynesiane non solo non abbiano risolto la crisi, ma abbiano accumulato ulteriori pesanti contraddizioni, a partire da un debito pubblico di proporzioni gigantesche.

Infine il lungo testo di Alan Woods La crisi la paghino i padroni, proposto come testo di un manifesto politico sulla crisi dalla Tendenza marxista internazionale alla quale facciamo riferimento, sviluppa un ampio ragionamento sul punto centrale del programma di transizione, ossia di una piattaforma generale che partendo da un’analisi della crisi in corso e dalle esperienze più significative del conflitto di classe su scala internazionale, in primo luogo quelle latinoamericane, possa creare la connessione necessaria fra le lotte difensive in difesa dei posti di lavoro, dei salari, dei diritti democratici e sociali minacciati dalla crisi e la prospettiva di superamento di un sistema capitalista che rivela oggi più che mai il suo fallimento economico, sociale e storico.


25 marzo 2009

 

All'interno:

La sinistra senza aggettivi e senza Marx. Una critica di Deborah Ardilli e Gabriele Donato

La lezione giapponese. Un paragone con la crisi odierna di Luca Lombardi

La crisi la paghino i padroni di Alan Woods

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La rivista è in vendita al prezzo di 3 euro. Puoi richiederla scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure telefonando allo 0266107298

 

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