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Con il tono concitato della radiocronaca di una partita, una voce maschile descrive la mattina di una donna qualunque: “Marta si alza, dribbla i capricci dei bambini e li porta a scuola, arriva in ufficio, scrivania, riunione, altra riunione… attenzione, sembra in difficoltà!”.

Ma la difficoltà viene brillantemente superata estraendo dalla borsetta il nuovo Pocket Espresso (caffè più cioccolato) e via! riparte ed “entra sorridendo nell’ufficio del capo!”.

Pochi secondi di uno spot pubblicitario valgono quanto un trattato di sociologia nel descrivere l’odiosa “normalità” di una condizione femminile che per realizzare l’impossibile quadratura del cerchio quotidiano fra l’alienazione familiare e la subordinazione nel lavoro ha bisogno della sua dose quotidiana di additivi.

A quando una sinistra che sappia dire con la stessa nettezza che queste gabbie non meritano di sopravvivere neppure un minuto di più?

Un affezionato lettore

P.S. Una protesta supplementare per la riduzione di una nobile bevanda quale il caffè a ingrediente della produzione e riproduzione sociale capitalistica!

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