Breadcrumbs

Sonia Previato

Cari compagni, sono molto contenta ed orgogliosa, come hanno anche detto i compagni che mi hanno preceduta, di partecipare a questo Congresso.

Il Congresso della principale forza della sinistra italiana, perché obiettivamente, alla luce della grande crisi dopo il 2008 dobbiamo tirare una riga e verificare che per quanto il nostro Partito sia fortemente ridimensionato e con gravi problemi resta comunque la forza principale a sinistra. Ora, questo è un elemento importante, che conferisce a tutti noi una grande responsabilità: non soltanto per il futuro di questo Partito, ma per il futuro della lotta di classe in questo Paese, per il futuro del movimento operaio; che, mi pare evidente, dalle politiche cui si appresta questo governo e dalla evidente linea internazionale del capitale di attacco feroce ai diritti del lavoro conquistati e lo stato sociale sarà fortemente sotto attacco. E noi dobbiamo posizionarci correttamente in questa fase storica.

Questo è stato un Congresso importante, perché come ha anche detto il compagno Galieni prima di me è stato un Congresso sereno, non abbiamo la spada di Damocle delle scissioni e questo ha consentito ai compagni di potersi confrontare anche su posizioni politiche differenti senza l'ansia appunto della divisone di questo Partito.

La mozione per la quale io ho racconto consensi convintamente – la mozione 2 “Per il partito di classe” - sono orgogliosa di dire che ha raccolto consensi cospicui. Perché? Perché è evidente, in questo momento, la necessità storica che questo Partito debba essere il fulcro, il centro della rappresentanza di classe di questo Paese. Ora io vi devo dire, il documento di maggioranza ha fatto un'analisi economica sulla natura della crisi del capitalismo, sulla crisi strutturale in cui veramente si inseriscono elementi di tutti i tipi... Io vorrei che dicessimo delle parole chiare, perché altrimenti cadiamo nell'eclettismo: perché diciamo che si sono esauriti gli spazi di riformismo, che il capitalismo non è riformabile, che la crisi è strutturale, che c'è la crisi di sovrapproduzione... dopodiché la relazione del Segretario ci dice che noi siamo per la riformabilità della BCE. Ma compagni, ma basta! Siamo qui a raccontare, a dire, a suggerire la politica alla BCE, quando è evidente a livello internazionale l'unità d'intenti di tutte le forze del capitale, l'identità tra centrodestra e centrosinistra su qual è la linea del capitale oggi, come si esce dalla crisi.

E' molto chiaro: questa è una crisi di sovrapproduzione che è stata rimandata attraverso l'espansione del debito e del credito e la leva del credito, del debito, dei debiti sovrani è stata utilizzata per un trasferimento clamoroso di reddito dal lavoro al capitale. Ora, o noi capiamo questo e capiamo che è possibile uscire dalla crisi solo attraverso un processo di messa in discussione di questo sistema, che peraltro è quello che stanno tentando con grande difficoltà di mettere all'ordine del giorno tutti i movimenti che si sono sviluppati a livello internazionale (e forse in questa relazione chilometrica del nostro Segretario qualche ragionamento in più sui movimenti che si sono sviluppati a livello mondiale che vogliono mettere in discussione il capitalismo magari era opportuno farla, perché tra l'altro se noi abbiamo delle possibilità come partito forse è rivolgendoci e ponendoci l'obiettivo di essere punto di riferimento di queste vertenze e di questi conflitti). Ora, dicevo, unità d'intenti totale del capitale e di tutto il quadro politico a livello internazione.

Io veramente vi invito a fare una riflessione rispetto a quanto è avvenuto in Grecia, perché è veramente incredibile; allora, il governo non di centrosinistra, il governo a larghissima maggioranza, stabilissimo ecco, del PASOK porta avanti una politica lacrime e sangue di tagli ai dipendenti pubblici, di riduzione delle pensioni, gli ospedali che non possono curare la gente perché non possono pagare fornitori e quant'altro; di fronte alla richiesta di ulteriori tagli chiede di fare un referendum – ovviamente la Francia e la Germania gli dice no perché i soldi devono essere dati alle loro banche – e di fronte a questo si arriva alle dimissioni; e nonostante questo il PASOK è ancora,  persevera, nella politica liberista sostenendo un governo di unità nazionale che va dal PASOK a Nuova Democrazia fino all'estrema destra del LAOS. Ora, la domanda che noi ci dobbiamo porre quando nei nostri dibattiti ragioniamo rispetto al fatto che è possibile un'alternativa a questo sistema, che dobbiamo elaborare delle proposte concrete e alternative, delle manovre alternative; ora, la domanda che noi ci dobbiamo fare, se non vogliamo fare della demagogia, se non vogliamo che le parole non vengano percepite dai nostri interlocutori come parole per le quali nessuno si prende la responsabilità di mettercle in pratica, è: chi mette in pratica queste cosiddette manovre alternative?


Perché? Perché è evidente che l'esperienza del movimento operaio, del movimento giovanile e di tutte le mobilitazioni che ci sono state, è che tutto il quadro politico, in Italia e a livello internazionale, hanno tutti indifferentemente applicato manovre di austerità negli ultimi anni. Tutti. Allora, qual è la leva che rende credibile la nostra proposta? E qui viene la necessità di fare una riflessione, un ragionamento rispetto ai movimenti, alle mobilitazioni che ci sono state in questi ultimi anni. Ora, nel nostro partito io ho sentito più volte che di fronte alla crisi del capitalismo, dietro l'angolo, abbiamo necessariamente l'esito della svolta a destra: il riferimento è al Ventinove, al fascismo e a quant'altro. Ora, io vorrei che noi guardassimo un po' oltre i ceti politici, guardassimo oltre il quadro politico dato. Perché la realtà è che questa crisi ha aperto per la prima volta da anni mobilitazioni, un movimento a livello internazionale che scuote profondamente le radici di questo sistema, che mette in discussione la natura stessa di questo sistema. Allora ditemi voi come noi dobbiamo caratterizzare le mobilitazioni che in questo momento stanno sviluppandosi dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, perfino Israele, se non come un movimento che mette in discussione profondamente in larghi settori giovanili e del movimento operaio la fiducia verso il sistema dato. E anche in Italia noi abbiamo uno scontro che è tutt'ora aperto (che è lo scontro con la FIAT, con Marchionne), che ha visto gli operai a partire dalla FIAT di Pomigliano aprire uno scontro che nessuno pensava potesse essere nemmeno messo in campo. Allora noi abbiamo una responsabilità, ecco, verso queste realtà di mobilitazione, queste realtà conflittuali, queste vertenze che nonostante non abbiano nessuna rappresentanza politica sono costrette anche in solitudine a rompere gli equilibri, in piena solitudine. E noi di questo dobbiamo parlare, a questi settori dobbiamo rivolgerci se vogliamo dare un futuro al nostro partito.


Ora, come siamo collocati noi? Noi abbiamo chiuso il nostro scorso congresso, lo ricorderete tutti, il congresso di Chianciano, con una scissione che si sarebbe maturata di lì a breve, e con la convinzione che era necessario fare la famosa svolta “in basso a sinistra”, ci siamo cosparsi il capo di cenere per il fatto che la nostra partecipazione – obiettivamente – al governo Prodi era stata pesantemente punita perché non avevamo conseguito gli obiettivi che il nostro elettorato, che il nostro popolo aveva condiviso con noi. Ora, il problema è che questa svolta in basso a sinistra è stata minata da una paura che ha attanagliato il nostro partito, e particolarmente i suoi gruppi dirigenti, di non tornare – come dire? - alla politica “degli adulti”, alla rappresentanza istituzionale. Una vera paura, un vero terrore. Diciamocelo, compagni: noi abbiamo fatto grandi campagne, volantini, però il vero dibattito al nostro interno era come ritornare in Parlamento. Nessuno dice che non sia importante avere una rappresentanza, ci mancherebbe; dopodiché, il terrore di non riuscire a conquistare delle poltrone ha costretto il nostro gruppo dirigente a una politica un po' umiliante ed avvilente di accordi, di ricerca di alleanze che peraltro in tante realtà non ci sono neanche state, perché non ci vogliono, e che però ha portato ad una paralisi del partito. E – cosa grave – ad un offuscamento del nostro profilo: perché noi non possiamo essere il partito che a parole fa le campagne straordinarie di difesa del lavoro, contro le privatizzazioni e poi ricerca le alleanze con chi le privatizzazioni le fa. Compagni, noi siamo contro la TAV: tuttavia, ancora in questo Congresso, non si approva l'idea che noi siamo contro le alleanze con chi la TAV la vuole fare! Allora come pensiamo di raccogliere credibilità tra i nostri interlocutori? Questo è il punto. Analogamente, il fronte democratico, le primarie di programma... noi abbiamo investito il partito di un dibattito che non aveva nessuna connessione con la realtà, perché con chi si fa il fronte democratico? Abbiamo un aggiornamento di linea, perché evidentemente il fronte democratico si è concluso nella misura in cui non abbiamo più Berlusconi e dunque è evidente che in questo momento davanti a questo governo siamo necessariamente all'opposizione.


Io devo dire che sia nel documento di maggioranza, ma anche nella relazione del Segretario, fatico a fare il contro della quantità di strutture con le quali noi dovremmo agire questa opposizione. Abbiamo: gli “stati generali dell'opposizione”, “l'opposizione costituente la sinistra di alternativa”, “la costituente dei beni comuni”, abbiamo anche la “costituente del lavoro”... questo scusate compagni, però il nostro partito non è stato neanche in grado di prendere una posizione netta rispetto al congresso della CGIL, a sinistra, a sostegno della sinistra sindacale; il compagno Segretario invita la CGIL a fare uno sciopero generale e mi domando: i nostri compagni dirigenti che occupano una posizione nella CGIL che cosa pensano di questa proposta? Sono disposti a dare battaglia a sostegno dello sciopero generale subito, contro questo governo che vuole aumentare l'IVA e tagliare le pensioni di anzianità?  E non facciamo questo tipo di battaglia ma siamo pronti a proporre una nuova scatolina che si chiama costituente del lavoro. Queste proposte, compagni, non sono credibili ai nostri interlocutori che le vertenze, che le mobilitazioni le vivono in prima persona. Allora, è necessario cogliere un punto: e cioé che anche oggi che siamo necessariamente all'opposizione non possiamo assumere una posizione codista, non possiamo rivolgere la nostra opposizione ai ceti politici sperando di mettere in campo un fronte per la prossima tornata elettorale. Perché, cari compagni, questi ceti politici – come ci ha anche detto poco fa l'esponente dell'Italia dei Valori – sono tutti interni al quadro politico e al centrosinistra. Persino Sinistra e Libertà, che vede in crisi il suo progetto, perché ha di gran lunga preferito dare la scalata attraverso le primarie, ribadisce con nettezza la necessità di rimanere interna a quel progetto; e interni a quel progetto significa farsi portatori dei trentanove punti della lettera della BCE, punto. Questo è il dato di fondo.


Allora o noi siamo strategicamente all'opposizione e costruiamo le nostre alleanze a partire dai movimenti, dalle vertenze e costringiamo tutte le altre forze politiche ad essere subalterne al nostro progetto, e non viceversa, oppure noi avremo un partito ridotto alla marginalità e ad essere semplicemente un partito di opinione. Francamente penso i quarantamila iscritti, questo corpo militante, meriti qualcosa in più. Chiudo con un'ultima battuta, che mi preme molto, rispetto – come dire? - alle osservazioni che sono state fatte in tanti nostri congressi anche dal Segretario rispetto al “correntismo” e alle divisioni al nostro interno. Allora, io penso che ogni compagno vorrebbe un partito unito, solidale e militante, con un progetto politico chiaro. Devo dire che il documento cosiddetto unitario della maggioranza ha dato prova, diciamo così, di divisioni interne veramente molto eclatanti. Questa divisione interna in molti casi ha mostrato anche elementi di umiliazione del corpo militante, ma il Segretario fa un'appello anche ai compagni delle mozioni di minoranza affinché questi compagni abbiano un senso di maggior appartenenza e di amore verso il Partito. Allora io vorrei dire una cosa. Vorrei dire che l'appartenenza a questo Partito è determinata dalla chiarezza politica con la quale noi questo Partito lo vogliamo costruire.

Ed è precisamente grazie a questa chiarezza con la quale noi non solo dibattiamo all'interno del nostro Congresso, nei nostri circoli, tra i nostri compagni, ma ci rivolgiamo al movimento. Usciamo dalle stanze di questo Partito e su queste basi costruiamo un'autentica aggregazione e unità tra i compagni e i militanti che questo Partito lo vogliono costruire in autentica connessione con quello che avviene nella realtà di questo Paese, nelle vertenze, nelle mobilitazioni in Italia. Grazie.


Domenico Loffredo

Grazie compagni. Per me è la prima volta che intervengo in un congresso nazionale, quindi ovviamente sono lieto di farlo. Sono lieto di farlo partendo da alcune considerazioni che il dibattito, la relazione del segretario di ieri hanno ovviamente smosso nei miei pensieri. E' chiaro che non mi soffermerò molto su quella che è la natura di questa crisi perché già tanti compagni hanno dato un loro contributo; e però è chiaro che questa crisi sta provocando anche degli effetti politici molto evidenti. E probabilmente il grosso di questi elementi politici e di queste trasformazioni, come anche altri compagni hanno detto, avverrà da qui a breve. Ci sono degli sconvolgimenti che alcuni non colgono – non parlo di questa platea ma in generale nella società; sembra quasi che nazioni o Stati come quelli della Germania e della Francia, diciamo, siano esclusi, siano un po' i poteri forti in questo momento che riescono a mantenere lo scettro in mano di questa situazione. Non è assolutamente così. E probabilmente quello che accadrà in Italia sarà ancora peggio: visto che la politica si è già delegittimata delle sue funzioni dando il proprio assenso a questo governo, il governo Monti. Al quale facciamo benissimo, ovviamente, a fare un'opposizione dal primo momento in cui si è insediato.

Compagni, però, questo governo avrà una funzione chiara: avrà la funzione di continuare ad aggravare quella che è la situazione dei lavoratori in questo Paese. Ed è chiaro che chi appoggerà fino in fondo, probabilmente queste azioni sarà colui il quale si macchierà in maniera chiara ed evidente di un crimine nei nostri confronti, nei confronti dei lavoratori e delle classi subalterne che sono nella società italiana. C'era qualche compagno che addirittura richiamava anche alla questione della sanità pubblica, ed è vero; è un altro dei problemi chiave che da qui a breve vivremo, qui in Campania – e faccio l'esempio che conosco ovviamente meglio – stanno chiudendo tutti i Pronto Soccorso della città di Napoli ed è un problema molto grave, sentito. Ed è chiaro che a questo, ovviamente, seguiranno determinate azioni politiche che ovviamente vedranno delle forze politiche che non saranno più in grado, probabilmente, di mantenersi così compatte nel sostenere questo Governo.

Bene compagni, però la spallata a queste forze politiche non avverrà dal governo Monti. Avverrà da quello che succederà nella società, dal conflitto che questa società riuscirà a mettere in piedi. E guardate compagni, questo sta accadendo già in altre zone del mondo; ma l'Europa, che è l'epicentro di questa crisi in questo momento, lo sta vedendo in maniera abbastanza chiara. In Grecia, compagni, sono i lavoratori che stanno contro questo stato di cose, facendo scioperi su scioperi, anche molto duri. In Portogallo, compagni, sono i lavoratori che sono scesi in piazza a difendere quelli che sono i nostri simboli, le nostre ragioni, i nostri ideali. Compagni, molti lavoratori probabilmente staranno chinando la testa, è vero quello che diceva ieri il compagno Ferrero; c'è una difficoltà da parte dei lavoratori in questo momento di alzare la testa e dire “Io devo andare da tutta un'altra parte”, in direzione 'ostinata e contraria' come spesso abbiamo detto noi. Ebbene compagni però dobbiamo anche dirci, in maniera evidente, e mi duole dirlo, perché l'hanno già detto alcuni compagni, che ieri nella relazione del compagno segretario Ferrero non era presente la parola lotta di classe: eppure la lotta di classe in questo Paese c'è, eccome! E lo sento come un'offesa personale a tutti quei compagni, di questo stesso partito, che la lotta di classe la stanno facendo. E la stanno facendo in maniera forte! Compagni, purtroppo ci ripetiamo spesso che il lavoro è una questione importante per questo partito, ma io troppo spesso nei corridoi di questo partito sento dire che i lavoratori non esistono, che non sono una forza organizzata e che non hanno la possibilità di costruire un cambiamento reale di questa società.

Compagni, se è vero questo, è vero allora che dobbiamo fare ancora tremila sforzi per riuscire a dare fiducia a quei lavoratori. E lo possiamo fare solo costruendo una realtà, un cambiamento radicale anche nel nostro modo di pensare. Il lavoro, il conflitto di classe deve essere quello a cui noi puntiamo, da domani mattina, appena usciamo da questo congresso! Perché è questo il punto nodale che ci darà la possibilità. Sono stati citati alcuni esempi di quello che è accaduto in Spagna, di quello che sta accadendo in Grecia, i sondaggi che danno le forze di sinistra in maniera molto più forte e molto più determinante dal punto di vista elettorale. Compagni, tutte queste forze – e a me dispiace dirlo, c'è stato il compagno Grassi che è venuto a Napoli che ha fatto tutta una relazione incentrata sulla questione di Izquierda Unida;  Izquierda Unida, compagni ha fatto delle politiche negli ultimi tempi che sono molto diverse da quelle che invece il nostro partito con il “fronte democratico” cerca di proporre. Diciamolo chiaro e tondo: questi si sono rivolti ai movimenti, tanto è vero che all'interno delle loro liste hanno eletto compagni che sono all'interno del movimento degli Indignados! E sono certamente queste le strade che dobbiamo seguire.


Compagni, se la compagna di Occupy Wall Street ieri diceva “In America noi abbiamo un movimento di massa, ma non abbiamo un partito, in Italia voi avete un partito ma non avete un movimento di classe”... Compagni, dopo aver ascoltato la relazione del segretario, è grave, perché in Italia il movimento di massa c'è! E' poco organizzato, ma c'è. E allora dobbiamo dare fiducia a queli lavoratori che stanno facendo oggi il conflitto di classe in questa società. E non possiamo omettere che ci sia. Perché a partire dalla FIAT di Pomigliano, di Mirafiori, a partire da quello che è successo poco tempo fa all'Irisbus di Avellino, in cui compagni di questo Partito si sono spesi per stare a fianco giorno dopo giorno in quella lotta, e gli va fatto un plauso a quei compagni che sono stati lì a fare il presidio e a discutere con quei lavoratori di quali erano le soluzioni per il loro problema. Bene compagni, la lotta di classe c'è ed è viva; sta a noi cercare di fare in modo che questa lotta di classe si riesca a organizzare in maniera più forte e viva. Ed è per questo che il documento “Per il partito di classe” andava in questa direzione ed è ancora valido tutt'oggi; mi sono sentito dire in questo congresso “ormai i documenti sono superati”... No compagni: il primo documento con il fronte democratico, lo hanno detto chiaramente anche i compagni del primo documento che è superato. Ma il secondo documento, compagni, è ancora vivo; è ancora possibile da praticare; è ancora possibile da riuscire a portare avanti. E allora facciamolo, compagni, e sfidiamo chiunque ci dica che noi siamo i settari in questo partito perché magari abbiamo un'idea diversa. Compagni cari, quando noi abbiamo fatto una battaglia a Pomigliano e poi ci sentiamo dire da alcuni compagni dirigenti di questo Partito che a Pomigliano non c'è stata nessuna battaglia, ma chi sono i settari? Chi sono i settari in questa situazione, compagni? Non ammetto, perché noi ci stiamo mettendo la faccia come altri compagni in altri conflitti, e allora non ammetto che mi si dica questo, non ammetto che venga omesso che c'è il conflitto di classe nella società.


Compagni, chiudo perché essendo un lavoratore della FIAT ho l'esigenza anche di denunciare quello che sta accadendo in quella fabbrica e anche di dire al nostro partito come vogliamo muoverci in questa direzione. Compagni, il dissenso in fabbrica prima ancora che nella società, è stato messo in un angolino e sta venendo bastonato giorno dopo giorno. I compagni della FIOM, dell'organizzazione della quale io faccio parte compagni, in questo periodo non vanno al lavoro nemmeno un giorno e vengono additati come dei terroristi all'interno della fabbrica. Rispuntano le stelle a cinque punte e si dice che quelli sono i compagni della FIOM o dei sindacati di base che cercano di portare ancora questa vecchia ideologia della lotta di classe. E allora compagni, noi su questo – e vado a chiudere – ci dobbiamo interrogare su come riusciamo a costruire l'opposizione a questo modo di fare azienda, di fare industria, di fare fascismo all'interno delle fabbriche prima ancora che nella società. Perché come sempre accade, nelle fabbriche le cose si leggono e si vedono prima: l'autoritarismo che la FIAT e Marchionne stanno utilizzando in questo momento nei confronti dei lavoratori, compagni, è un modo veramente becero di fare azienda e c'è ancora chi plaude Marchionne ed il governo Monti. E allora costruiamolo su questo l'opposizione al governo Monti, costruiamola sul fatto che appoggia o comunque cercherà di appoggiare quelle che sono le dinamiche che Marchionne sta portando avanti. Diciamo chiaramente che noi il governo Monti lo sosterremo su un'unico punto: se cancellerà quell'articolo 8 che è presente nella finanziaria scorsa. Solo in quella situazione potremmo appoggiare il governo Monti.


Allora compagni, concludo su una questione sulla quale non si è dibattuto quasi per niente, sia nella relazione di ieri, ma anche nel dialogo di oggi e nel confronto di oggi. Compagni, il compagno Ferrero ha fatto una proposta, che è quella di cercare di chiedere lo sciopero generale alla CGIL e a tutte le forze che lo vogliono mettere in campo. Noi abbiamo compagne e compagni in tutte le strutture della FIOM e della CGIL. Ma scusate, se vogliamo lo sciopero generale perché non ci riuniamo un attimo come compagni che fanno parte di quelle organizzazioni o come compagni dei sindacati di base e proviamo a fare una battaglia seria all'interno della CGIL per fare in modo che ci sia questo sciopero generale, ma non fra sei mesi! Facciamole vivere queste proposte!


Un'ultima cosa, ed è veramente l'ultima che dico, compagni. Questa città oltre a rappresentare il nostro congresso e ad avere questo simbolo scelto dal nostro partito di fare il congresso qui a Napoli in questa fase, avrà anche un'idea che Marchionne sta cercando di mettere in piedi e che anche la Regione sta cercando di far vivere. E cioé il modello di sviluppo diverso di questa società. Praticamente tra qualche giorno – il 13, 14 e 15 dicembre  - Marchionne con Elkann e tutti i compari della FIAT verranno qui a presentare la nuova Panda e diranno che questo è il modello di sviluppo che c'è, e il Sud è presente in questo modello di sviluppo. Compagni, se Napoli diventa il simbolo di questo modello di sviluppo noi non ci stiamo: Napoli, città antifascista, città che si confronta continuamente contro queste dinamiche fasciste e autoritarie dovrà dire no, e io dico che questo partito si dovrà spendere a livello nazionale per dire “no!” e in quei giorni se ci saranno presidi chiamati dai lavoratori noi dovremo essere lì in quelle piazze a cercare di controbattere a questo che è l'autoritarismo della FIAT.
Vi ringrazio.

Alessio Marconi

Buonasera compagni,

è un piacere intervenire dopo due saluti del genere, uno dal vivo e uno in video; è anche un piacere poter dire che al di là delle divisioni di documenti o delle discussioni che facciamo sicuramente questo partito può rispondere che dalla parte del popolo palestinese c'è compattamente e resterà sempre.

Vorrei riferirmi sia all'intervento riguardo la situazione spagnola che mi ha preceduto sia, non precisamente rispetto alla questione della lotta del popolo palestinese quanto alle lotte che si sono sviluppate in Israele, che sono un elemento, se vogliamo, di maggiore novità rispetto a quello a cui eravamo abituati.

Compagni, credo che la conclusione che noi possiamo trarre è che la coscienza cambia, e non è una cosa scontata. Non lo è, io credo, anche sentendo una visione per cui durante la crisi ci sono i problemi e saranno destinati a mantenersi indefinitamente a livello di coscienza dei lavoratori, di frantumazione della classe, di passività, eccetera. Ferrero nella sua relazione di ieri citava Hegel, la dialettica servo-padrone. A parte il fatto che ha una fine interessante quella storia, ma credo che Hegel fosse un grande filosofo, ma avesse una pecca: era idealista. Marx ed Engels spiegano, e credo che sia emblematico in questa fase, come siano le condizioni materiali di esistenza a determinare in ultima analisi la coscienza.

Ecco, la nostra attività si basa sul fatto che a seguito dei cambiamenti materiali, non per forza subito, ma presto o tardi, la coscienza delle persone cambia.

Credo che lo straordinario movimento negli Usa sta a dimostrarlo più di ogni altra cosa forse: un movimento esplicitamente anticapitalista, l'abbiamo sentito anche ieri, nel cuore econonomico e ideologico del capitalismo. Non è casuale che scoppi ora, è evidente. Così come non è casuale che scoppi quello che scoppia in Grecia, in Spagna, in Inghilterra.

Ora, non dico che all'arrivo della crisi automaticamente e meccanicamente esplodano le lotte, esiste quello che si diceva ieri: l'isolamento del lavoratore, la ricerca della sopravvivenza individuale, il disorientamento.

Ma il punto è un altro: tentativo dopo tentativo, non c'è uno straordinario in più che ti fa arrivare a fine mese, non c'è un'obbedienza in più, anche in una scuola, non solo in un posto di lavoro, che ti fa evitare i tagli. Alla fine, resta solo la resistenza. E ne abbiamo viste in questi anni: all'esplosione della crisi, nel 2008, sicuramente il disorientamento era l'elemento prevalente. Poi nel 2009 è arrivata l'Innse, quel piccolo esempio di resistenza che però ha lanciato un messaggio che così piccolo non era, poi c'è stata Pomigliano e poi quello che conosciamo.

È l'esperienza, compagni, l'elemento decisivo. E l'esperienza cancella anche le illusioni, anche quelle nel centrosinistra.

Penso, per fare un esempio, alle centinaia di lavoratori precari del Comune di Milano che vengono lasciati a casa in queste settimane e in questi mesi. Lavoratori precari che avevano votato convintamente Pisapia, che vogliono un'alternativa di sinistra, ma che per la loro condizione materiale oggi si sono attivati in prima persona non per ragioni ideologiche, appunto, ma per necessità.

Le lotte, compagni, sono già in corso, e non da ora.

Nel 2008, pur in un momento in cui, come dicevo, il movimento operaio era nella fase di shock all'esplodere della crisi, si è sviluppato un movimento studentesco con numeri enormi. Come spesso accade, in quel caso i giovani erano un termometro delle contraddizioni sociali, anticipavano gli scontri che ci sarebbero stati poi e che in gran parte devono ancora arrivare. Da allora il movimento studentesco si è riattivato nel 2010, si è riattivato quest'estate il 7 ottobre, ha giocato un ruolo nella giornata del 15 ottobre, ed è tornato in piazza il 17 novembre.

Il punto, compagni, non è se le lotte ci sono o meno. Il compagno del Synaspismos ieri ci spiegava con molta semplicità questo punto. Diceva “vi abituerete presto in Italia a ciò che sta succedendo in Grecia”. Questo vale sia per l'offensiva del governo, e questo ce lo siamo ripetuti un numero infinito di volte, ma, compagni, anche per la risposta che arriverà a questa offensiva. Il punto è che cosa facciamo noi.

Stiamo nelle lotte. É giusto, ce lo siamo ripetuti, ma credo che sia il punto di partenza in una discussione qui, un punto assodato in una discussione del nostro partito. È giusto ma non è sufficiente. C'è una differenza fra l'essere un partito presente nelle lotte e riuscire a diventare, non so come dire, “il partito delle lotte”, noi abbiamo provato a definirlo come il partito di classe nel documento. Il punto è che nostri compagni sono già presenti nelle lotte e nei movimenti, spesso in prima fila. Ma come impostiamo complessivamente questo intervento? Provo a porre giusto un paio di elementi.

In primo luogo, noi non possiamo avere un atteggiamento strumentale verso le lotte. O meglio, non possiamo avere un atteggiamento che strumentalizzi le lotte in chiave istituzionale. Per noi il fine propritario di un intervento politico non può essere raccogliere un bacino elettorale. Il nostro fine è quello di far avanzare, contibuendo alle lotte, il rapporto di forze nel conflitto sociale. Se sappiamo fare questo avremo anche risultati elettorali, altrimenti ci illuderemo di doverli avere e poi ci lamenteremo perché non arrivano.

E questo, aggiungo, vuol dire, oltre alla sacrosanta, giusta opposizione al governo Monti, chiarire la questione del centrosinistra a livello locale. Chiediamolo in Valsusa, al di là dell'opposizione al governo Monti, cosa vuol dire e ha voluto dire la dimensione locale, o chiediamolo ai precari di milano, appunto. Credo che abbiamo da imparare.

Altro punto, come contribuiamo noi? Col sostegno organizzativo, certo. Con le pur ristrette risorse che può mettere in campo il partito. Ma il punto fondamentale io credo che siano le proposte politiche. Il nostro aiuto sul campo ci permette di farci ascoltare, ma la questione decisiva resta cosa sappiamo proporre. A Milano, quando stava partendo la lotta degli immigrati per il permesso di soggiorno, con un presidio permanente sotto una torre che ormai va avanti da mesi, è venuta una delegazione del Comitato immigrati a un attivo provinciale dei Gc. Cosa ci hanno detto? Ci hanno detto questo: “noi vi chiediamo sì l'aiuto materiale, vi chiediamo l'aiuto economico, per quel che potete dare. Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di idee”.

È questo il punto fondamentale. Il contributo che si poteva dare in quelle discussioni su come andare avanti. Le proposte. Proposte tattiche, proposte sui passi che si devono sviluppare in una lotta, i tempi, il livello dello scontro, la propaganda, l'autofinanziamento.

E le proposte politiche. A partire dalle rivendicazioni di una specifica lotta, porre quel programma, quelle rivendicazioni che senza essere generaliste sappiano, nello specifico, identificare da una parte la controparte come espressione del capitalismo, perché questo, sì, si spiega in ogni lotta in cui andiamo e che dall'altra parte sappia sviluppare la lotta parziale come parte di una lotta complessiva contro il capitalismo, cosa che ci veniva ricordata ieri sempre dall'esperienza greca.

La necessità di portare queste proposte è anche la necessità e la molla per la formazione dei nostri compagni come quadri, altro punto imprescindibile.

Parlo della necessità delle nostre proposte proprio perché non voglio ideologizzare i movimenti. Nel nostro partito l'atteggiamento che è stato talvolta strumentale verso i movimenti si è sempre sposato con un sacco di complimenti nei loro confronti e con la teoria dell'autonomia dei movimenti. Che voleva sempre dire autonomia dei loro ceti dirigenti però, con i quali poi magari si cercava di chiudere un accordo elettorale. Basti pensare a Casarini e alla disobbedienza, anni e anni arrivati alle assemblee di Uniti per l'Alternativa. Questo, peraltro, ha spalancato le porte a quella retorica anti-partiti, anche onesta nella base per lo schifo, perché questo è, che si vede nella politica istituzionale, ma che nasconde il più delle volte un livello di burocratizzazione di movimento che non ha niente da invidiare a quello delle organizzazioni sindacali e partitiche. Questo non lo possiamo più concedere.

Noi, compagni, dobbiamo essere pronti a dar battaglia sulle idee nei movimenti, sui metodi e, in tanti casi, anche sulla democrazia interna. Sempre fraternamente ma convintamente, per il bene dei movimenti stessi, perché se siamo convinti di ciò che proponiamo, non esiste una differenza fra l'avanzamento delle lotte e la costruzione del nostro partito e dunque non esiste nessuna strumentalità da quel punto di vista.

Meglio un sorriso in meno di un dirigente di movimento – di quel tipo, ovviamente - e un attivista in più che ci considera una possibile alternativa. Sono quegli attivisti, che si formano nelle mille sfaccettature dello scontro di classe, il futuro di questo partito.

Sono gli elementi che dobbiamo conquistare e organizzare nel partito e nelle strutture che il partito promuove e a cui partecipa, che possono dar vita a un comitato per l'acqua, a un coordinamento di precari e ai collettivi studenteschi, strutture che, compagni, se sappiamo svilupparle nel modo giusto, possono porre, pur nella loro parzialità, la questione del sistema: chi controlla l'acqua, chi controlla le assunzioni, chi controlla una scuola o un'università.

Compagni, io credo che questo lavoro lo dobbiamo fare con la dovuta umiltà, è una cosa che ci ricordiamo sempre, però non con l’umiltà di chi ha le idee confuse, e quindi si guarda intorno e si rimette a ciò che trova e cerca sempre una scorciatoia risolutiva. A noi serve la tranquillità di chi, pur continuando a interrogarsi, pensa di avere le idee giuste, i metodi giusti, almeno in buona parte, e di chi ha la tenacia militante per lottare a testa alta.

Grazie, compagni.

 

Leggi anche:

Joomla SEF URLs by Artio