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Caro Segretario,

abbiamo appena concluso un congresso del nostro partito che ci ha visto su mozioni distinte, tuttavia i fatti hanno la testa dura: la crisi del capitalismo e la gestione che ne fanno le classi dominanti spinge il partito ad assumere una posizione di contrasto netto al governo Monti.

 

Siamo tutti d’accordo con la necessità di costruire la più ampia opposizione al governo, che peraltro ha appena varato una delle manovre economiche più classiste dei tempi recenti.


L’ipotesi da alcuni paventata che il governo potesse godere di una luna di miele, in virtù della soddisfazione della caduta di Berlusconi, si è rivelata in pochi giorni totalmente errata. La controriforma delle pensioni, il blocco degli assegni pensionistici, l’ennesimo aumento dell’Iva, la reintroduzione dell’Ici con tanto di rivalutazioni degli estimi catastali e la demagogia sui costi della politica e sulla tassa ai patrimoni scudati hanno reso chiaro la natura di classe di questo governo, che dà un messaggio politico netto: la crisi deve essere pagata dal lavoro dipendente.

L’opposizione sociale stenta ad organizzarsi a causa del sostegno scandaloso da parte delle forze politiche del centro sinistra al governo.

La Cgil, costretta a promuovere lo sciopero, balbetta la sua insoddisfazione per gli esiti della “trattativa” con il governo sulla modifica della manovra. Tutta la strategia del sindacato è improntata a non alimentare l’opposizione al fine di garantirsi equilibri politici più avanzati (un governo di centrosinistra) alle prossime elezioni politiche.


In questo contesto come il Partito della Rifondazione comunista intende costruire l’opposizione?


La cosiddetta “sinistra liberale” è totalmente allineata alla politica economica del rigore della Bce e del Fmi, insieme alla destra del PdL e al Terzo Polo.

Esiste uno spazio enorme alla sinistra del partito unico del governo.

In questo solco il nostro partito ha dato la sua adesione al comitato No debito che ha promosso la sua seconda assemblea nazionale a Roma il 17 dicembre 2011, dopo la prima riuscita iniziativa del 1 ottobre, nella quale tu stesso sei intervenuto.

Perché abbiamo dato questa adesione? Ipotizziamo che il nostro sostegno sia determinato dai cinque punti rivendicativi alla base del comitato che possono rappresentare la leva per una riscossa del mondo del lavoro e di tutte le vertenze aperte contro la politica di rapina del capitale. Promuovere mobilitazione, mettersi a sostegno della autorganizzazione del conflitto. Le vertenze non mancano, e sono destinate ad aumentare, lo scontro promosso da Marchionne, gli effetti della crisi economica e degli attacchi del governo, per quanto possano provocare paure e disorientamento, creano le condizioni per l’esasperazione del conflitto sociale. È decisivo pertanto rivolgersi a quei settori di movimento che in contrapposizione al quadro politico istituzionale sono il terreno privilegiato della nostra proposta di costruzione dell’opposizione.


Sorprendentemente sabato 10 dicembre scorso il coordinamento della Federazione della Sinistra ha proposto unitariamente un’assemblea nazionale il 18 dicembre 2011 a Roma aperta a tutte le forze politiche “che hanno annunciato l’opposizione alla manovra” e in particolare per proporre un patto di consultazione “alle forze che si oppongono da sinistra alla manovra” dentro e fuori dal Parlamento. Come è noto l’iniziativa viene decisa con il voto contrario di Previato, e l’astensione di Forenza, dopo un dibattito nel quale è stato reso esplicito che l’obiettivo dell’iniziativa è mantenere aperta la prospettiva di una forma di coordinamento con le forze di centrosinistra, Pd incluso.

Ci sembra pertanto che questa iniziativa entri in diretto contrasto con quella del 17 e non solo per motivi organizzativi.

Nelle tue conclusioni al nostro congresso nazionale hai ribadito l’importanza della partecipazione al percorso del comitato No debito. Eppure, a pochi giorni di distanza, nulla si fa per promuovere questa partecipazione e al contrario se ne organizza un’altra di segno completamente opposto.

Noi chiediamo elezioni subito, quindi siamo per le dimissioni del Governo. Come è possibile proporre un patto di consultazione a forze politiche che hanno votato la fiducia a Monti e di ‘coordinarsi’ con uno dei due pilastri della maggioranza che sostiene il Governo stesso? Ci proponiamo di costruire l’opposizione o di prefigurare il nuovo quadro di alleanze per l’anno 2013? Inoltre, per quale ragione queste forze dovrebbero consultarsi con il nostro partito, dopo che hanno affossato il referendum per la legge proporzionale, che hanno affossato la volontà di 27 milioni di no alla privatizzazione dell’acqua. Cos’altro devono fare e dire queste forze per dimostrare la loro adesione al neoliberismo?

Cos’altro aspettiamo noi a chiudere ogni confronto con questi “sinceri democratici”?

D’altra parte Pd, Idv e Sel sono talmente saldamente attaccati ad una prospettiva di governo del paese da non temere un’erosione del loro consenso elettorale proprio perché noi non siamo una minaccia. Il patto di consultazione, ammesso che mai si realizzi, avrà l’unico effetto di non rendere credibile la nostra opposizione.


Caro Ferrero, l’opposizione a Monti è la discriminante di ogni alleanza, tu da che parte stai?

Noi non abbiamo dubbi: siamo nelle vertenze operaie e contro le burocrazie che le mandano alla deriva, siamo con chi tutela i beni pubblici e contro chi li vuole privatizzare, e per questo facciamo appello a te a sciogliere le riserve, abbandona ogni velleità di fronti democratici e schierati con nettezza con chi la crisi vuole farla pagare ai padroni a partire dal comitato No debito e dal percorso di opposizione e di mobilitazione avanzato nelle sue assemblee nazionali.



Claudio Bellotti
Alessandro Giardiello
Marco Veruggio
Mara Armellin
Franco Bavila
Donatella Bilardi
Maria Lucia Bisetti
Margherita Colella
Antonio Erpice
Lucia Erpice
Francesco Giliani
Patrizia Granchelli
Luisa Grasso
Domenico Loffredo
Lidia Luzzaro
Sonia Previato
Jacopo Renda
Dario Salvetti
Paolo Scarabelli
Ilic Vezzosi
Serena Capodicasa
Luigi Minghetti

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