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DA MOVIMENTO D'OPINIONE A MOVIMENTO DI POPOLO

Sono circa vent’anni che in Valpolcevera (Ge) si parla del cosiddetto terzo valico, ossia il collegamento veloce che permetterebbe di raggiungere Milano da Genova risparmiando ben 15 minuti rispetto alle attuali linee esistenti, il tutto per la modica cifra di 6,2 miliardi di euro (stimati…).

In realtà questo sarebbe il sesto, di valico, dato che di collegamenti dalla Liguria verso la pianura Padana ne esistono già cinque (la “succursale” e la linea storica dei Giovi, la Pontremolese, la Savona - S. Giuseppe di Cairo e la Voltri-Ovada), ma questo non importa in quanto da anni ci sentiamo ripetere come un mantra che tutto ciò serve “a togliere la Liguria dall’isolamento e collegarla all’Europa”.

Questo progetto era nato per il trasporto delle persone, ma dato che i flussi dei pendolari non erano tali da giustificarne la realizzazione, è stato riconvertito alle merci, per permettere di dare uno sbocco alle merci provenienti dal far east al porto di Genova reindirizzandole verso il nord Europa.

Purtroppo gli attuali flussi del porto del capoluogo ligure non giustificano la realizzazione di una linea dedicata mentre le attuali linee sono utilizzate al 30%, e quindi, lungi dall’essere sature, secondo quanto afferma lo stesso Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, non certo un facinoroso No Tav.

Inoltre il “terzo valico” praticamente è il collegamento da Genova a Tortona, ossia una galleria lunga circa 39 km, che poi si immetterebbe nell’attuale linea esistente. Per tutto questo, l’ultimo governo Berlusconi e il “tecnico” Monti hanno stanziato 1.6 miliardi di euro, tagliando istruzione, pensioni e sanità.

La preoccupazione circa la realizzazione di questa galleria non è solamente in merito allo sperpero di denaro pubblico, ma soprattutto per cosa potrà uscire dalla montagna, dato che la Valpolcevera è ricca di rocce verdi e di amianto, senza dimenticare il rischio idrogeologico data la franosità del territorio, le stagionali alluvioni e la minaccia di prosciugamento delle falde acquifere.

Tutto ciò non sembra toccare coloro i quali sono a favore dell’opera, ossia la stragrande maggioranza dei partiti politici, organizzazioni sindacali, datoriali e imprenditoriali, e anche il sindaco Doria il suo “impegnoXGenova” l’ha sicuramente mantenuto, non smuovendo di un millimetro gli equilibri dei poteri forti che da sempre sono favorevoli all’opera.

Ora, con lo sblocco dei fondi per i primi due lotti, sono arrivate le lettere di esproprio ai proprietari dei terreni e relative pertinenze per la realizzazione delle opere propedeutiche alla cantierizzazione, ossia strade di cantieri, svincoli e rotonde che molte amministrazioni locali hanno richiesto in cambio della svendita del loro territorio.

Ma è successa una cosa imprevista e per descriverla devo tornare all’inizio, alla Valpolcevera.

Questa valle sorge alle spalle di Genova, ed è stato un territorio prevalentemente agricolo sino alla fine del primo dopoguerra.

Con l’arrivo dei primi insediamenti produttivi si è subito formato un movimento di classe nelle fabbriche, che ha costituito la linfa e la forza del movimento partigiano sul territorio, in cui le rappresaglie ed i rastrellamenti dei nazifascisti hanno visto momenti ed episodi particolarmente numerosi e cruenti.

Finita la guerra e con l’arrivo del boom economico, è continuata l’industrializzazione della valle e quindi il superamento della dicotomia ambiente-lavoro con l’assicurazione di posti occupazionali ai valligiani.

Questo ha prodotto anche un sistema di consenso, a cui si erano adeguati anche i vertici del Pci, che vedeva le sue ramificazioni nel territorio attraverso i circoli ricreativi, patronati, associazioni combattentistiche e resistenziali.

Tale meccanismo per anni ha gestito qualsiasi forma di dissenso e le varie iniziative finivano sempre nell’ostracismo più totale e venivano isolate, e forse anche noi stessi ci crogiolavamo sul fatto che i denari per fare quest’opera non si sarebbero mai trovati.

Purtroppo questi soldi si sono trovati, ma nel contempo il cammino dei movimenti non si è mai fermato e attraverso un percorso di elaborazione politica e culturale, che va da Mobilitebio ai social forum, dal movimento contro il G8 del 2001 alla Val di Susa, senza dimenticare tutte le vertenze sul territorio, siamo arrivati ai giorni nostri in cui diverse esperienze e percorsi si sono saldati e stanno portando avanti la lotta contro il terzo valico.

Questa lotta è culminata con i presidi che hanno impedito le notifiche di esproprio, momenti di socializzazione tra il movimento e gli espropriati che ci hanno saldato e legato ancor di più al territorio e che si sono risolti con una sostanziale vittoria visto che nessun provvedimento è stato eseguito.

Proseguiremo comunque con le nostre pratiche quotidiane di sensibilizzazione sul territorio, e diamo un ulteriore appuntamento per tutto il movimento, quello del 6 ottobre, quando si terrà una manifestazione, speriamo il più partecipata possibile, tra Serravalle e Arquata Scrivia, in Piemonte, altro luogo dove il terzo valico farà il suo scempio e con i cui movimenti siamo in contatto.

Il nostro obiettivo è quello di fermare il terzo valico e con la forza della nostra ragione siamo convinti di riuscire a farlo.

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