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Il 23 marzo scorso per l’ennesima volta il movimento No Tav ha mostrato la sua forza: un lunghissimo serpente di decine di migliaia di persone ha percorso sotto la pioggia gli otto chilometri da Susa a Bussoleno.

Un corteo di popolo che è stato anche la prima prova di movimento dopo il voto di febbraio che ha visto il Movimento 5 stelle spopolare in tutta la valle: dal 58% a Venaus al 46% a Bussoleno.

Un travaso di voti da Prc, Verdi e Sel verso i grillini, considerati questi ultimi, almeno per ora, credibili latori della coerenza valligiana No Tav.

Il successo del corteo pare dimostrare che non ci sia alcuna intenzione di delegare all’azione dei parlamentari grillini la fine dell’alta velocità.

Al comizio conclusivo Perino (uno dei leader del movimento) ha rilanciato: “la lotta si vince da No Tav e si vince alle reti!”

Tutti i tentativi di divedere il movimento in buoni e cattivi sono falliti, le varie realtà, che aderiscono e promuovono la resistenza, sono state sufficienti a superare i loro limiti soggettivi e i no tav sono diventati così punto di riferimento non solo delle lotte ambientali, ma di tutti quelli che resistono contro i soprusi del capitalismo e forse per la prima volta serpeggia nel movimento l’idea che è possibile vincere. Ci sono ragioni oggettive
a sostegno di questa ipotesi.

Il progetto è già stato dichiarato anti-economico dalla Corte dei conti francese. A quasi due anni dall’apertura del cantiere di Chiomonte, non è ancora arrivata la talpa trivella per aprire il cunicolo geognostico, finalizzato allo studio della conformazione della montagna, e manca ancora il progetto esecutivo dell’intera opera.

La mobilitazione costante e gli argomenti incontrovertibili dei No Tav sul carattere assolutamente anti-economico del progetto, sia per il trasporto di persone che per il trasporto merci, hanno obiettivamente rallentato il tutto. Anche il “corridoio 5” (Lisbona-Kiev), di cui la Torino Lione sarebbe solo un pezzo, è pure finito in cavalleria, nel tritacarne della crisi economica europea.

C’è poi quella che viene vista da molti come una grande conquista: la coerenza dei parlamentari grillini.

Tuttavia, come dimostra questo mese e mezzo post-elezioni, non sono sufficienti le dichiarazioni e gli appelli alla coerenza a fare di una forza politica un effettivo strumento contro gli interessi del capitalismo.

Infatti permangono alcuni problemi di non poco conto che il movimento No Tav deve affrontare: il primo è che le aziende appaltatrici premono per “far partire l’economia” e d’altra parte non si può accettare che ad andare bene sia solo la Fiat e le imprese esportatrici, il secondo è che, nonostante le critiche della Puppato e di Emiliano del Pd, c’è un larghissimo sostegno istituzionale al progetto.

Questi problemi non si risolvono “alle reti” e neanche con i grillini. Isolare i padroni che “vogliono lavorare” significa farsi promotori di un movimento della classe operaia per l’esproprio delle risorse economiche e finanziarie dalle mani dei privati per renderle statali e sotto il controllo dei lavoratori. Se non affrontiamo questo punto tutti i progetti di società a tutela e soddisfazione dei reali bisogni (che son tanti) del popolo sfruttato, dalla sanità, alla scuola, al trasporto, sono pura fantasia. Queste risorse non si trovano con le azioni, pur necessarie, contro il cantiere della Tav, ma facendo appello alla rivolta di tutto il popolo lavoratore contro il proprio sfruttatore, un appello a scavalcare le burocrazie e gli apparati dei sindacati e della sinistra che hanno finora solo giocato con il malessere e l’impoverimento della nostra classe.

In ogni luogo di lavoro c’è un Marchionne e in ogni luogo di lavoro c’è un potenziale movimento No Tav. Pochi giorni dopo il grande corteo è apparso un appello sottoscritto da alcuni sostenitori No Tav che rivendica la pluralità del movimento, il suo carattere antifascista e antirazzista e chiede alla politica di non mettere il cappello. Non è possibile sottrarsi così all’egemonia del M5S. Grillo ha la forza di una coerenza mai messa alla prova dei fatti. È possibile controbattere solo con una proposta politica altrettanto forte, credibile e concreta. La rivoluzione.

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