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Dopo il 18 maggio ripartiamo con la mobilitazione

Nonostante la crisi in Europa la Fiat continua a macinare profitti. Con i suoi 155 stabilimenti e 280mila lavoratori alle dipendenze in tutto il mondo chiude il 2012 con 4,2 miliardi di euro di profitti e 1,8 miliardi di utili grazie alle vendite della Ferrari e ai mercati brasiliano e nord americano.

Soldi a fondo perduto la Fiat continua a riceverne a palate, in Italia con la cassa integrazione, oltre ai 7,6 miliardi di euro in aiuti che lo Stato ha dato all’azienda negli ultimi trent’anni. In Brasile, dopo aver usufruito dei miliardi di Serbia e Polonia, per il nuovo stabilimento nella regione di Pernambuco il governo ha donato a Fiat 3,5 miliardi di dollari e un’autostrada. La Spagna darà un miliardo per un nuovo stabilimento Iveco.

Nonostante ciò oltre metà dei lavoratori Fiat in Italia sono in cassa integrazione, sono stati chiusi tre stabilimenti, l’indotto è devastato. In Polonia sono stati lasciati a casa 1.500 operai, in Brasile si lavora 12 ore al giorno, e gli operai americani della Chrysler si sono dovuti impegnare le pensioni per tenere aperti gli stabilimenti. In tutti questi paesi i sindacati subiscono la repressione e l’ostracismo del governo e della Fiat.

Radio fabbrica oltre a proporsi come foglio di denuncia e dibattito negli stabilimenti Fiat propone e promuove un appello per allargare gli orizzonti entro cui sviluppare il conflitto.

Il 18 maggio saremo presenti alla manifestazione nazionale convocata dalla Fiom contro la crisi dove diffonderemo questo appello, che invitiamo tutti a firmare.

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Appello per la difesa dei sindacati di classe

Per rilanciare il conflitto in Fiat

• La versione integrale è scaricabile da www.radiofabbrica.it

La crisi economica è stata utilizzata in questi anni da parte padronale per sferrare un feroce attacco alle tutele e ai diritti dei lavoratori, con lo spettro della disoccupazione di massa, salari da fame e condizioni di lavoro disumane.

Chi si oppone a questo scenario apocalittico deve essere annichilito. I sindacati sottomettersi alla volontà aziendale o soccombere di fronte all’arroganza padronale.

(…) Il caso più evidente è quello della Fiat, dove Marchionne a partire dal referendum di Pomigliano del giugno 2010, con la collaborazione dei sindacati complici, ha sferrato un attacco ad ogni espressione di dissenso negli stabilimenti del gruppo Fiat.

Da quando la Fiat è uscita da Confindustria, i rappresentanti della Fiom e degli altri sindacati non firmatari non vengono più riconosciuti dall’azienda. È stata loro tolta ogni agibilità a partire dal diritto d’assemblea e l’elezione dei propri rappresentanti sindacali.

(…) Diventa quanto mai urgente rilanciare la mobilitazione dei lavoratori del gruppo Fiat per difendere tutti gli stabilimenti.

A questo proposito rivendichiamo:

• L’abolizione dell’accordo aziendale del 28 dicembre 2010, del contratto specifico dell’auto e la sua riunificazione con il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici.

• A parità di mansioni, parità di condizioni e di salario. Basta con le discriminazioni contro gli attivisti della Fiom!

• Per garantire l’occupazione introdurre il blocco dei licenziamenti e la riduzione dell’orario di lavoro, ridistribuendo le ore lavorate sui diversi stabilimenti.

• Se Marchionne, che guadagna 7,4 milioni l’anno, non è in grado di garantire la continuità produttiva e i livelli occupazionali, è la proprietà della Fiat che deve essere messa in discussione, attraverso la nazionalizzazione dell’azienda sotto il controllo dei lavoratori. Questa resta l’unica soluzione per riaprire gli stabilimenti di Termini Imerese, Irisbus di Flumeri e Cnh di Imola. A cui vanno aggiunte le decine di aziende dell’indotto

(…) Per rispondere agli attacchi della Fiat dobbiamo generalizzare il conflitto non limitandoci a una difesa in ordine sparso, stabilimento per stabilimento.

Facciamo appello alla Fiom e agli altri sindacati classisti per la proclamazione di uno sciopero nazionale del gruppo Fiat, così come discusso in un recente coordinamento dei lavoratori del gruppo.

Ne va del futuro dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Non c’è altro tempo da perdere!

Per aderire: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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