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Milano - Durante il mese di maggio abbiamo portato avanti anche all’università Statale la campagna contro le nuove prove di valutazione promosse dall’Anvur. Come spiegato nel nostro materiale (vedi www.sempreinlotta.org) queste prove non porteranno a un miglioramento dell’università, ma a una selezione fra i diversi corsi e atenei, sulla base di una loro dubbia “produttività”, per applicare i tagli previsti dal Ministero. Abbiamo già visto gli effetti delle simili prove Invalsi nelle scuole.
Alla Statale di Milano, a differenza delle scuole, non abbiamo visto mobilitazioni significative dopo il 2008 e anche le ultime agitazioni hanno riguardato perlopiù attivisti. Con un ambiente simile come punto di partenza, con il periodo estivo alle porte e l’inizio delle varie sessioni d’esami, la campagna contro i test Anvur avrebbe potuto dare pochi risultati; invece, non è stato così.
In pochi giorni più di mille volantini sono circolati per l’università, attirando l’attenzione di una grande fascia di studenti, spesso apatica nei confronti delle lotte studentesche; moltissimi studenti, richiamati dai volantini, si sono fermati ai nostri banchetti a discutere sulla campagna, a informarsi su cosa fosse e cosa comportasse.
Il 23 maggio abbiamo organizzato un’assemblea in atrio a cui hanno partecipato circa 30 studenti, oltre a un docente e a un rappresentante dei lavoratori della Statale.
Cos’è cambiato rispetto a prima? Il messaggio che arriva da parte degli studenti è chiaro: “anche questi test, no… non li vogliamo!”. I test Anvur, ora chiamati TeCo (Test sulle competenze), appaiono fin da subito come il coronamento di vent’anni di politiche e di tagli contro l’istruzione pubblica.
L’introduzione di questi test, gli stessi usati come metro valutativo in certe università americane, e simili a delle valutazioni aziendali, è stata una mossa ad oggi fallimentare per l’amministrazione: nonostante le ripetute mail e chiamate a casa da parte dell’università, le sollecitazioni dei docenti e la possibilità di ricevere un attestato da inserire nel curriculum lavorativo (il che suona come presa in giro con l’attuale disoccupazione giovanile), alla presentazione ufficiale dei test, l’aula magna era deserta, segno emblematico della posizione studentesca.
Ora bisogna continuare boicottando i test, ma anche spiegando che questi ultimi sono solo uno dei tanti strumenti con cui si attacca il diritto allo studio. Da qui bisogna partire per una mobilitazione contro tutti i tagli all’istruzione. Per tutti noi sarà fondamentale riuscire a incanalare questo dissenso studentesco in maniera precisa, consapevoli che la lotta non finisce qui.

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