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pomigliano set2013Il 2 settembre la Fiat ha comunicato che riconoscerà i rappresentanti sindacali aziendali della Fiom nei propri stabilimenti. La scelta del Lingotto, presentata quasi come una concessione, si è resa necessaria in seguito alla decisione della Consulta che, con la sentenza del 23 luglio, aveva condannato la Fiat, considerando il suo comportamento anticostituzionale e discriminatorio nei confronti dei lavoratori e del loro diritto a scegliersi il proprio sindacato.

 

Dopo una battaglia che va avanti da 3 anni, la Fiom, come ha giustamente dichiarato in un proprio comunicato, rientra in Fiat dall'ingresso principale, dopo un periodo caratterizzato dalla impossibilità di avvalersi dell’agibilità sindacale in fabbrica. Ricordiamo tutti, e con rabbia, le immagini dei delegati sindacali costretti a liberare le salette, ma ancora di più cosa ha significato in questi anni per i lavoratori e gli attivisti sottostare alla prepotenza aziendale.

Rimane da verificare cosa cambierà nel concreto per gli attivisti e i delegati nei diversi stabilimenti: un conto è riconoscere la nomina dei delegati, e magari anche farli partecipare ai tavoli, altro è garantire che effettivamente possa essere svolta l'attività sindacale in fabbrica, specie nel rapporto diretto con gli operai sulle linee.

Nonostante il punto messo a segno dalla Fiom, la battaglia è tutt'altro che conclusa, sia perché non è garantito il rientro nel ciclo produttivo dell'intera forza lavoro ancora in CIGS nei vari stabilimenti, sia perché lo stesso Marchionne precisa e rilancia: rimane la necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale che renda esigibili i contratti.

La partita assume quindi, ancor di più, i contorni di una battaglia tutta politica e non mancheranno le pressioni di Marchionne per ottenere risultati su questo terreno, su cui ovviamente incassa anche l'appoggio di Squinzi, presidente della Confindustria, che prova a rinsaldare un rapporto con l'azienda automobilistica, che si era bruscamente interrotto, facendo appello a sedersi intorno ad un tavolo, partendo dall'accordo sulla rappresentanza sottoscritto insieme a CGIL-CISL-UIL, definito una buona base di partenza. Se questa è la base di partenza, è facilmente immaginabile il punto di arrivo!

Per consolidare i rapporti con i sindacati firmatari Marchionne promette investimenti a Mirafiori, i cui lavoratori hanno la cassa integrazione in scadenza a fine settembre. Lo stabilimento torinese dovrebbe cominciare la produzione di un suv della Maserati a partire dal 2015 con un investimento di quasi un miliardo di euro, a cui dovrebbe seguire un altro modello.

Ma al di là delle dichiarazioni sui futuri investimenti, accolte da un plauso unanime, la realtà, a leggere l'accordo dell'incontro, è ben diversa.

Nel verbale infatti non c'è traccia degli investimenti, la preoccupazione di Marchionne è tutta rivolta a come stringere nell'angolo la Fiom, evitando di rispettare la sentenza della Consulta.

A tal riguardo, la Fiat e sindacati firmatari rinnovano il loro patto di mutua assistenza, barricandosi dietro al contratto aziendale e alla sua esigibilità. La Fiat e i sindacati firmatari “convengono che il pieno rispetto e il rafforzamento complessivo, e soprattutto dell'applicazione degli aspetti innovativi, del CCSL è una condizione determinante per il mantenimento e la continuità dell'impegno industriale di Fiat in Italia”. I firmatari arrivano addirittura a scrivere nel verbale che le altre organizzazioni sindacali si rendono disponibili con ogni mezzo, compreso quello giudiziario, a garantire “la piena agibilità delle norme contrattuali”.

Insomma una vera e propria dichiarazione di guerra contro la Fiom!

Marchionne si è spinto anche oltre, scrivendo una lettera ai lavoratori di Mirafiori, impregnata di demagogia e paternalismo, per fare appello a rispettare gli accordi presi. Il manager Fiat lega questi investimenti all’accettazione del contratto separato, cosa che per la Fiom significherebbe sconfessare la linea seguita dal 2010 ad oggi.

Il riconoscimento della Fiom è sicuramente utile nel portare avanti la battaglia, ma dobbiamo provare a guardare oltre per capire che scenari si preparano, soprattutto per prepararci ad uno scontro con l'azienda che inevitabilmente si aprirà, su queste nuove basi descritte.

Le questioni aperte sono ancora tante: il settore dell'auto in Italia rimane ancora in estrema difficoltà e permangono quindi i rischi rispetto al futuro occupazionale dei diversi stabilimenti Fiat e indotto. Per non parlare di interi stabilimenti senza prospettive come Cassino, o altri chiusi da tempo come Irisbus e Termini Imerese. Lo stesso investimento promesso per Mirafiori non garantisce tutti i lavoratori.

Del resto anche sul terreno della discriminazione, a Pomigliano rimane la suddivisione tra i diversi settori, perpetrando dunque, la discriminazione dei lavoratori più combattivi, tenuti lontani dalla produzione.

A questa necessità non si risponde semplicemente invocando il rispetto della Costituzione.

Se Marchionne guadagna tempo, chiedendo una legge che lo tuteli e nello stesso tempo continuando a fare ricorso a man bassa alla cassa integrazione, dobbiamo approfittare di questo punto a nostro favore (il riconoscimento delle RSA) per rinsaldare il rapporto con i lavoratori e rafforzare la Fiom in Fiat, con la fiducia e la forza di chi dopo anni ancora non si è arreso. Il clima nel quale si è svolto ieri il volantinaggio a Pomigliano, dimostra che c'è attesa per il rientro della FIOM in fabbrica, ciò non si tradurrà immediatamente con azioni di lotta in fabbrica, ma di certo apre alla possibilità di accumulare maggiori forze per un conflitto che sembra sempre più inevitabile, e al quale bisogna arrivare convinti e preparati per poter vincere.

 

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