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soma latuffÈ salito a 302 il numero ufficiale delle vittime della catastrofe che qualche giorno fa ha colpito la miniera di carbone di Soma, in Turchia – il peggior disastro industriale nella storia della Turchia. Sono ancora in corso le operazioni di salvataggio dei lavoratori ancora sottoterra.

 

Infatti, l'esplosione che ha causato l'incidente ed il successivo incendio, interrompendo il funzionamento degli ascensori, ha in effetti causato l'intrappolamento di dozzine di lavoratori, a distanze dall'entrata della miniera che raggiungono anche i 4 chilometri.

notan accident
Non è un incidente, ma un omicidio!

Per capire le cause di questo disastro e la natura delle reazioni che ha suscitato tra i lavoratori ed i giovani della Turchia, dobbiamo indagare la storia della miniera. Soma Holding, il cui presidente è Alp Gürkan, è l'attuale proprietaria della miniera. Questa corporation dell'Egeo produce 5,5 milioni di tonnellate di carbone all'anno, ed è entrata in possesso della miniera di Soma nel 2005 grazie ad un programma di privatizzazioni; precedentemente, la miniera era di proprietà statale. Soma Holding è stata una delle compagnie che più hanno potuto profittare dai piani di privatizzazione dell'AKP, partito del Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan (Partito Giustizia e Sviluppo, AKP). Gürkan in particolare si è pubblicamente vantato di essere riuscito ad abbattere i costi dell'estrazione del carbone da 140 a 24 dollari alla tonnellata, “grazie ai metodi operativi dell'impresa privata”.

Le parole dei minatori di Soma possono gettare luce su quanto meravigliosi siano, per l'appunto, i metodi dell'impresa privata. Soma Holding è stata costretta ad ammettere che nell'intero complesso minerario si trovava solo una camera di sicurezza (camera progettata per proteggere e dare rifugio a lungo termine ai minatori in caso di emergenza), e che la stessa non era nemmeno in uso, lasciando i lavoratori senza vie di fuga. I minatori sostengono anche che i controlli di sicurezza non si estendessero mai al di sotto della superficie, e che le loro maschere antigas fossero difettose. Sembra che mancassero addirittura i rilevatori di monossido di carbonio e di altri gas velenosi, componenti basilari dei sistemi di sicurezza delle miniere, il cui costo si aggira attorno ai 30 euro al sensore.

Così sicuri ed universalmente apprezzati sono i “metodi operativi dell'impresa privata” che il 29 aprile scorso, il Partito Popolare Repubblicano (CHP, il principale partito di opposizione, espressione politica della borghesia “laica”) aveva presentato all'Assemblea Nazionale Turca una mozione riguardante proprio le misure di sicurezza nelle miniere di Soma.

yusuf yerkel
Yusuf Yerkel, vicecapo di gabinetto del governo Erdogan,
prende a calci un manifestante

In essa si chiedeva un'investigazione parlamentare che individuasse ragioni e colpevoli dei ripetuti incidenti sul lavoro; un parlamentare del partito di opposizione di destra MHP ha riportato come dei 5000 incidenti sul lavoro avvenuti nella regione di Soma nel 2013, il 90% di questi fosse avvenuto nelle miniere. In generale, le morti bianche in Turchia sono 8,5 volte più elevate in Turchia che in Europa; 1235 lavoratori sono morti nell'esercizio della loro professione solo nel 2013.

Davanti a questi numeri e a queste richieste, l'AKP ha reagito negando la natura stessa del problema; un suo parlamentare ha sostenuto che le miniere di Soma fossero “le più sicure del Paese” e che, allo stesso tempo, “questi incidenti sono intrinseci alla natura della professione di minatore”. La mozione parlamentare, ovviamente, è stata rifiutata. Le parole vergognose e l'ambiguità di questo politico echeggiano l'atteggiamento dello stesso Primo Ministro Erdoğan, che dopo il disastro ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale, ammonendo però allo stesso tempo: “Non parliamo di questo incidente come qualcosa di estraneo ad una miniera di carbone. Sono cose che succedono”.

Sono cose che succedono, certamente, in un sistema che pone sistematicamente – endemicamente – la priorità sulla ricerca del profitto, anche a costo della perdita di vite umane. I lavoratori di Soma sono trattati come strumenti rimpiazzabili, e politici e padroni durante queste tragedie non possono fare altro che parlare di “tragedie inevitabili” e di “fatalità”. È l'unica cosa che possono dire, ovviamente, vista la loro complicità; il governo di Erdoğan, in particolare, si trova in una posizione difficilissima.

soma protest
Corteo di protesta a Soma, dopo la strage

Le rivolte di Gezi Park degli scorsi mesi, che hanno rivelato lo scontento presente nella società turca, hanno messo a durissima prova la stabilità del governo, che ora è terrorizzato dalla reazione della popolazione. La vittoria ottenuto da Erdogan nelle elezioni amministrative del marzo scorso è dovuta più alla mancanza di un'alternativa reale che a un appoggio convinto da parte delle masse.
Masse che per l'appunto, memori del loro potenziale combattivo espresso negli scorsi mesi, non hanno tardato a manifestare al governo e a Soma Holding la propria rabbia; dopo questo disastro dozzine di cortei e manifestazioni sono dilagate nelle maggiori città turche, mentre la polizia ha represso tutte le espressioni di dissenso col pugno di ferro.

Particolarmente emblematica la celeberrima ed infame sequenza nella quale un funzionario e consigliere del Primo Ministro, Yusuf Yerkel, prende a calci assieme a dei poliziotti un manifestante che ha perso la famiglia a Soma.
Davanti a questa reazione le mobilitazioni non potranno che aumentare, mentre le organizzazioni sindacali diramano comunicati nei quali accusano direttamente la privatizzazione e proclamano lo sciopero generale.Questa crisi potrebbe essere quella che scatenerà la caduta del governo di Erdoğan.

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