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Il 5 maggio scorso decine di piazze si sono riempite di studenti, professori e personale scolastico riunito per protestare contro il ddl “Buona scuola”. La partecipazione allo sciopero è stata un successo, con più dell’80% dei partecipanti tra i lavoratori del comparto scuola. Ma anche il 6, il 7 e il 12 maggio, giorni delle prove Invalsi alle elementari e alle superiori, sono stati giorni di grande mobilitazione. La decisione del governo di posticipare le prove dal giorno 5 maggio al giorno 6, a causa dello sciopero generale del comparto scuola, non ha spaventato i genitori dei bambini che, per protesta, non hanno mandato i loro figli a scuola boicottando i test. A differenza dell’anno scorso, in cui il dato del boicottaggio era lo 0,89%, quest’anno si è arrivati al 12% (uno dei più alti a livello nazionale), e questo contando solo i dati complessivi di astensione nelle scuole, senza poter ancora conteggiare le singole prove invalidate. La protesta è poi continuata il 12 maggio nelle scuole superiori, e il dato è stato ancora più alto: nel 23% delle classi i test non si sono fatti a causa di alunni assenti o del rifiuto da parte dei docenti. In alcune città ci sono stati anche presidi e cortei.

Solamente a Palermo la percentuale delle prove boicottate è stata del 92%: su 162 classi dove si dovevano svolgere gli Invalsi, questi sono stati compilati solo in 13, sempre senza contare le singole prove invalidate. Anche a Messina la percentuale di astensione è stata molto alta, in particolare in alcune scuole centrali per il movimento studentesco messinese: per fare un esempio, al liceo classico La Farina su 5 classi 3 hanno boicottato. Ad Agrigento è stato organizzato un sit-in, e il dato del boicottaggio è stato molto alto: il 100% al liceo scientifico e delle scienze umane Politi e all’Itc Sciascia, e quasi la totalità delle classi del liceo scientifico Leonardo. Ma la lotta non finisce qui: dopo tutte queste proteste il governo sta tirando dritto, ed è ora che gli studenti si uniscano ai lavoratori per lottare contro questo attacco. Renzi su una cosa può stare sereno: non ci fermeremo!

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