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Verso la Conferenza Nazionale dei Giovani comunisti

I pericoli delle 100mila "borse di lavoro"

L’attivo nazionale dei Giovani Comunisti, tenutosi il 19 luglio a Roma, ha rappresentato un passo in avanti nella costruzione dei Gc, se non altro per la possibilità di una discussione e un confronto che mancavano a livello nazionale ormai da tempo.

Il dibattito si è incentrato sugli strumenti politici e organizzativi necessari per la formazione di una forte struttura dei Gc. L’esigenza di una tale organizzazione é sempre più pressante affinché i comunisti riescano a contrastare efficacemente la propaganda padronale e l’attacco ai diritti fondamentali dei giovani e dei lavoratori.

Quello che diversi compagni all’attivo si sono chiesti è se le posizioni portate avanti dal gruppo dirigente del Prc in questi mesi siano all’altezza di questo compito.

Anche per questo, molti comprendevano l’esigenza che i Gc non siano una mera cinghia di trasmissione del Prc tra i giovani, ma un luogo in cui si possa elaborare autonomamente una piattaforma politica.

Il pacchetto Treu

Illuminante è il caso del Pacchetto Treu. Il Prc è sempre stato in prima linea nella lotta contro la flessibilità del lavoro.

Il provvedimento in questione precarizza ancora di più i rapporti di lavoro e legalizza in Italia il lavoro interinale, un tempo definito dai dirigenti di Rc "nuovo caporalato", vale a dire il fatto che le imprese possano affittare dei lavoratori da altre aziende, che si trasformano così in uffici di collocamento privati.

Il Prc ha approvato il Pacchetto Treu "pur evidenziandone i punti negativi" e si è compiaciuto di aver "reso più garantito il lavoro interinale" (Liberazione 5/6/97).

Il fattore che ha comunque reso più digeribile il Decreto legge sono state le 100mila borse di lavoro "strappate dal Prc."

Il compito del Partito e dei Gc sarà appunto quello di promuovere progetti e far nascere Comitati che rendano effettive queste occasioni di lavoro.

"Tutti devono sapere che per i ragazzi tra i 21 e i 32 anni, iscritti da 30 mesi agli uffici di collocamento si apre questa possibilità. ...Noi stessi dobbiamo adoperarci stando davanti agli uffici di collocamento, ovunque i giovani si radunino, promuovendo iniziative. (...) E occorre che in tutti i comuni, le province le regioni, si avanzi da parte nostra la richiesta che si predispongano progetti per attuare la legge." (R. Musacchio, Liberazione 24/07/97)

Ma che cosa sono queste borse di lavoro? Sono contratti a termine, della durata di 10-12 mesi, parte nel pubblico e parte nel privato, da attuarsi nel Mezzogiorno. Lo stipendio sarà di 800mila lire al mese, la durata della giornata lavorativa non è precisata, come non lo sono i diritti sindacali. L’imprenditore non pagherà una lira in quanto lo stipendio è corrisposto dallo Stato che investirà 1.000 miliardi. Non c’è alcuna garanzia di assunzione alla fine della "borsa di lavoro".

Più che il ruolo di "Stato occupatore", per usare l’espressione del compagno Bertinotti, lo stato qui assume il ruolo di "sfruttatore" di manodopera a basso costo e senza diritti.

Addirittura nell’attivo dei Gc più di un compagno sollecitava un nostro intervento più rapido, che sennò la destra al sud ci avrebbe rubato la paternità dell’iniziativa!

Contro ogni tipo di flessibilità

Ma davvero il ruolo dei Giovani comunisti al Sud deve essere quello di favorire il lavoro precario? O invece deve essere quello di opporsi implacabilmente ad esso, avanzando la parola d’ordine "a uguale mansione, uguale salario"? Come potremo tornare da questi giovani, al termine di questo apprendistato, quando scopriranno di essere stati truffati ancora una volta?

Il pacchetto Treu frammenterà ancora di più il movimento operaio e renderà più difficile l’organizzazione sindacale dei giovani lavoratori. Così sarà anche per le borse di lavoro, che nel settore pubblico serviranno a sopperire alla cronica mancanza di operatori (dovuta al blocco delle assunzioni), più che a creare nuova occupazione. Quello che è più grave è che la direzione del Prc sta alimentando pericolose illusioni riguardo a tali politiche.

Uno dei compiti principali della prossima conferenza dei Gc sarà quindi quello di fare un bilancio della politica del partito, non avendo paura di delinearne i limiti, al fine di adottare un programma rivoluzionario per intervenire fra le giovani generazioni. Sarà senza dubbio il migliore aiuto per il radicamento fra le masse del Prc.

di Roberto Sarti

(Coordinamento Gc - Bologna)

No a una conferenza farsa!

L’1 e il 2 novembre do-vrebbe finalmente tenersi la Conferenza dei Giovani comunisti.

Mentre scriviamo sembra che il percorso di discussione si farà attorno a due documenti nazionali e che non ci sarà la possibilità di presentare documenti locali e forse neanche emendamenti.Pare che la non emendabilità dei documenti stia diventando una prassi per Rifondazione.

Se questa decisione presa dal Coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti si confermasse verrebbero fortemente limitati i diritti democratici dei militanti a cui viene chiesto solo di schierarsi su documenti intoccabili.

Questa decisione seguirebbe quella altrettanto errata di eleggere i coordinamenti provinciali dei Giovani Comunisti nelle assemblee di giugno e luglio quando era in preparazione a breve termine la Conferenza nazionale.

Vediamo il pericolo che in questo modo si tenti di limitare i poteri della Conferenza evitando di eleggere gli organismi dirigenti dei Giovani Comunisti (per lo meno quelli locali) con criteri proporzionali sulla base del sostegno ottenuto da ognuno dei documenti in discussione, che è il modo migliore per esprimere gli orientamenti dei Giovani Comunisti e rendere questi organismi dirigenti effettivamente rappresentativi.

E’ un appello questo a tutti i Giovani Comunisti ad allertarsi affinchè la Conferenza non venga svuotata del suo significato politico, pena il permanere della crisi che attraversa questa struttura, vitale per il futuro della Rifondazione Comunista.

(11/9/1997)

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