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Nel silenzio quasi assoluto della calda estate 2008 e nella compiacente propaganda dei mass media scatenati contro il “fannullonismo”, il governo, dopo tante dichiarazioni di guerra al pubblico impiego ha colpito duramente attraverso una serie di decreti legge convertiti poi in agosto nella Legge 133, assunta infine come vera e propria manovra finanziaria.

Gli obiettivi del provvedimento sono diversi: tagliare drasticamente la spesa sociale prevedendo un peggioramento dei servizi pubblici in generale, dei servizi comunali, di sanità, scuola e università; ridimensionare il contratto nazionale scaduto da otto mesi; dividere i lavoratori pubblici da quelli del settore privato.

Le risorse rese disponibili per i rinnovi contrattuali dei settori del lavoro pubblico sono pari a 2.340 milioni di euro, che garantiscono ridicoli aumenti per il 2008 pari a 8 euro lordi mensili medi pro capite e 65 euro lordi mensili per il 2009.

Si prevede inoltre il blocco del turnover e nei prossimi anni, ci sarà, sulla base di questi provvedimenti, una drastica riduzione degli organici nell’amministrazione, nell’istruzione e nella sanità con un ulteriore peggioramento dei servizi. Si taglieranno posti letto negli ospedali, ci sarà un’ulteriore riduzione dei livelli di assistenza del pubblico, aumenteranno i costi per gli utenti. Si pagheranno l’epidurale, e molti altri esami tra cui quelli che prevedono sedazione o analgesia, come l’endoscopia!

La crociata di Brunetta e Sacconi contro i lavoratori pubblici continua quindi con grande determinazione. Peggiora la normativa sul part-time, sui permessi e l’attacco al diritto di malattia è clamoroso e senza ritegno alcuno. Dal luglio scorso, infatti, i lavoratori del settore pubblico, quando si ammalano sono sottoposti a veri e propri arresti domiciliari. L’attacco al salario è feroce. La manovra, infatti, prevede che per i primi 10 giorni di ogni malattia lo stipendio potrà essere decurtato anche del 20-30%!

Su questa vicenda della malattia dei dipendenti pubblici il Ministero ha annunciato dei dati ridicoli. Secondo questa statistica, in virtù delle misure adottate dal Governo nella lotta ai presunti assenteisti fannulloni, le assenze per malattia nel mese di luglio 2008 si sarebbero ridotte del 37,1 per cento rispetto al 2007 e la media delle assenze per malattia si porterebbe su un valore medio di circa 10 giorni, più o meno la stessa media dei giorni di malattia dei lavoratori del settore privato. Ma la notizia è clamorosamente falsa perché, tra le righe del rapporto, si legge che il paragone viene fatto considerando, per il 2007, il totale dei giorni di assenza, comprendendo anche le assenze retribuite, come per esempio le ferie. Senza considerare il fatto che la statistica viene fatta solo su un campione di lavoratori molto ridotto che non include, per esempio, settori come la sanità, la scuola e la maggioranza degli enti locali. Questi furbetti, in nome della difesa degli interessi dei padroni della scuola privata, della sanità privata, e in generale dei profitti della classe dominante non si fanno proprio scrupoli!

Sono previsti, inoltre, tagli al fondo per i contratti integrativi del 10 per cento nel 2009 e del 20 per cento nel 2010.

A causa di questo provvedimento si calcola che, tutti i dipendenti pubblici, dal gennaio 2009 subiranno un taglio ai loro stipendi che varia dagli 80 ai 300 euro mensili.

La portata dell’attacco è notevole e provvedimenti peggiorativi come quello del trattamento della malattia presto o tardi saranno introdotti anche nel privato.

E il sindacato? Ancora una volta gli attacchi nel settore del pubblico impiego vedono la Cgil esitare nel convocare uno sciopero generale. Troppo occupati a tentare di non urtare Cisl e Uil, i dirigenti nazionali ripiegano su una assemblea nazionale con migliaia di delegati e lavoratori a Roma il 17 ottobre. Data che guarda caso è quella in cui i sindacati di base faranno lo sciopero generale con manifestazione a Roma. Sembra fatta più per non lasciare la piazza completamente in mano ai sindacati di base che per lanciare nuove e importanti mobilitazioni. Ben vengano le assemblee, ma il tempo stringe e bisogna muoversi subito! Ci vuole incisività e determinazione, bisogna lottare. È necessario preparare e convocare, quanto prima, uno sciopero generale che coinvolga tutti i lavoratori, non c’è altra strada. È l’unico modo per mandare a casa i veri e unici fannulloni, quelli della classe dominante di questo paese, lacchè dei padroni, con in testa Brunetta e Sacconi.

16 settembre 2008

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