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E' da qualche giorno ormai che ogni volta che entro in internet, mi incollo allo schermo quando leggo le notizie riguardanti la Grecia e la situazione economico-sociale non solo di quel paese, ma di tutta l'Europa.

Le notizie si aggravano di ora in ora. Scontri, incendi, morti, borse che cedono, euro che crolla, Portogallo e Spagna sull'orlo. Ma tra tutte le notizie tragiche da sbattere in prima pagina, la più importante e la più bella è quella di un popolo, di una classe operaia, che ha deciso di non piegarsi alle politiche antisociali del governo imposte dal Fmi e dall'Ue, un popolo che ha deciso di rialzare la testa e di lottare (duramente ed eroicamente). E alla testa di questo popolo, grande per cultura e storia, c'è la sinistra, quella vera, quella con la falce e il martello, quella rossa (non quella viola o gialla); una sinistra che vive e lotta perché è espressione profonda delle istanze di quel popolo che da mesi ormai è sulle barricate.

La Grecia fa paura proprio per questo. La Grecia è esempio di lotta di classe, è esempio per tutti i popoli europei che il capitalismo non è un Moloch sacro e indistruttibile, ma un gigante con i piedi di argilla che nulla può contro l'impeto di un popolo cosciente. E i padroni tremano...

Non imparare da ciò che accade in Grecia, per noi comunisti (in Italia e in qualsiasi altro paese) significherebbe voltare la testa di fronte a una situazione nella quale dovremmo essere protagonisti. Il messaggio lanciato dai compagni del Kke che stanno occupando l'Acropoli di Atene, è un messaggio chiaro e inequivocabile che parla ai popoli europei vittime della rapina capitalista, ma che parla innanzitutto a noi, al nostro cuore, al nostro orgoglio di donne e uomini da sempre impegnati a cambiare questo sistema. Ecco che per noi è giunto il momento di scendere in campo da protagonisti, perché l'eco di quelle voci si propaghi in tutto il continente. E' giunto per noi il momento di uscire allo scoperto, senza remore o paure, per tracciare insieme la strada di un nuovo avvenire, assieme ai lavoratori e ai compagni di tutti i paesi sconvolti dalla crisi del capitale

Rifondazione Comunista e i Giovani Comuniste/i hanno l'obbligo politico di intervenire in prima linea. Abbiamo da comunisti il dovere di accettare la sfida del cambiamento per ricostruire dal basso e nella linea dell'alternatività al capitalismo, quell'organizzazione e quel progetto politico del quale abbiamo assoluto bisogno per dare forza alle nostre lotte. E' finito il tempo della moderazione e del governismo. O accettiamo questa sfida, oppure siamo destinati all'estinzione.

*coordinatore Giovani Comuniste/i Trieste

(da Liberazione del 7 maggio 2010)

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