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Belgio: processati per aver difeso il diritto al lavoro!

Tredici delegati sindacali, protagonisti di una delle lotte più combattive che il Belgio abbia visto negli ultimi anni si trovano in questo momento sotto attacco, processati per istigazione alla violenza in base ad una legge anti-operaia approvata nel 1887 da un parlamento eletto su base censitaria. Quello di cui sono accusati non è di aver commesso atti di violenza in prima persona, ma di esserne responsabili in quanto dirigenti delle lotte. È chiaro che la "giustizia" in questo caso non c’entra nulla, ci troviamo di fronte ad un processo politico.

I delegati delle acciaierie di Clabecq hanno condotto una tenace lotta contro la chiusura dell’azienda, che avrebbe comportato il licenziamento di 1800 lavoratori. La loro battaglia ha segnato profondamente il movimento operaio belga perché si sono rifiutati di accettare la logica della rassegnazione e del meno peggio. La lotta delle acciaierie di Clabecq si è svolta nello stesso periodo di un’altra vertenza che ha avuto più risalto sui giornali italiani: quella della Renault di Vilvorde. I dirigenti sindacali hanno fatto di tutto per mantenere separate queste due lotte, e in parte ci sono riusciti. I delegati della Renault erano più "ragionevoli" e il risultato è stato che la lotta si è conclusa con la chiusura della fabbrica, portando i lavoratori di Vilvorde ad una sconfitta preannunciata.

Nel caso di Clabecq le cose sono andate diversamente perché i delegati non hanno seguito il copione proposto dai dirigenti sindacali (FGTB e CSC). Fin dall’inizio la richiesta di Roberto D’Orazio e di Silvio Marra, leader della delegazione sindacale, è stata quella di salvare tutti i posti di lavoro senza accettare la mediazione che i dirigenti sindacali cercavano di far passare in nome delle compatibilità. Dopo una campagna diffamatoria sulla stampa nazionale, che ha fatto leva su alcuni incidenti avvenuti durante una manifestazione, i dirigenti sindacali sono riusciti ad estromettere i delegati di Clabecq dalle trattative con il Governo. Con una manovra burocratica culminata in un referendum postale, hanno fatto passare un accordo capestro che ha sì evitato la chiusura definitiva dell’azienda, ma in cambio di una riduzione di salario del 30%, l’esclusione di 1000 lavoratori (su 1800) tra cui tutti i delegati e gli iscritti al sindacato, e l’annullamento di tutti gli accordi firmati in passato sulla sicurezza. Se non vi fosse stato l’impegno determinante di questi delegati, che sono riusciti a coinvolgere i lavoratori e la popolazione nella lotta, probabilmente Clabecq avrebbe fatto la fine di Vilvorde.

D’Orazio e altri delegati che hanno diretto le lotte, sono stati espulsi dalla FGTB perché responsabili di aver fatto nascere, con altri delegati delle maggiori aziende, un movimento di opposizione nel sindacato. Così facendo la FGTB li ha abbandonati, aprendo tacitamente la strada al processo che è ora in corso.

Fin dall’inizio del processo centinaia di lavoratori e delegati di varie fabbriche, hanno manifestato davanti al tribunale la loro solidarietà con i 13 "imputati". Dopo le prime udienze, il giudice ha deciso di continuare il processo a porte chiuse per avere le mani libere per condannarli in modo da creare un precedente e scoraggiare chiunque voglia in futuro seguire il loro esempio.

Non sono i lavoratori e i delegati di Clabecq che devono essere "processati", ma quelli che hanno portato la fabbrica al fallimento e che hanno gettato migliaia di famiglie nella miseria!

Gli imputati di Clabecq hanno bisogno di fondi per sostenere le spese processuali, potete mandare il vostro contributo all’associazione per la difesa dei lavoratori ASBL Defence des Travailleurs conto corrente n°370-1053288-52 presso la banca BBL (Banque Bruxelles Lambert).

Chiediamo a tutti di inviare messaggi di protesta e solidarietà alla sede dei sindacati belgi:

Nollet, voortzitter ABVV, Hoogstraat 42 1000 Bruxelles

Una copia dei messaggi dovrebbe essere indirizzata ai promotori della campagna di solidarietà, al seguente E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure alla nostra redazione (indirizzi a pagina 2) che provvederà ad inoltrarli.

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