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I partigiani che volevano fare la rivoluzione

 

La resistenza romana è ancora oggi avvolta in una nebbia che nasconde parte delle sue caratteristiche classiste e cela aspetti fondamentali della rinascita del movimento operaio romano.

La scarsa fortuna storiografica che hanno avuto formazioni politiche come il Movimento comunista d’Italia (Mcd’It), rende questi uomini quasi sconosciuti alle nuove generazioni. Eppure l’Mcd’It, nato dall’aggregazione di vari gruppi socialisti e comunisti attorno al nucleo di “Scintilla” nell’agosto del 1943 fu protagonista assoluto della resistenza romana durante l’occupazione nazista.
I 186 caduti (tre volte quelli subiti dal Pci), i 137 arrestati e deportati e i 1.183 combattenti riconosciuti (5 più del Pci e 481 più del Partito socialista), fotografano pienamente sia il grande contributo di sangue sia la consistenza di questa formazione politica, che a livello romano va considerata alla pari o addirittura maggiore rispetto al Pci. Bandiera Rossa, ovvero il giornale in cui si riconosceva il Mcd’it fu un’organizzazione di comunisti intransigenti che non accettavano del Pci né la politica di unità nazionale né il monolitismo staliniano nei rapporti interni; la resistenza era per loro il prologo della rivoluzione socialista e non solo la cacciata dei nazifascisti.
La grande espansione che ebbe Bandiera Rossa dopo la sua fondazione fu determinata dagli enormi consensi che raccolse nelle borgate romane: in quel periodo erano dei veri e propri ghetti in cui il fascismo aveva relegato, in condizioni disumane, la popolazione fatta sgomberare dal centro cittadino e erano separate dalla città da chilometri di campagna abbandonata. L’alta percentuale di operai (quasi il 60%) che esisteva in queste zone, favorì la penetrazione delle idee dei comunisti intransigenti. Nelle borgate il fascismo era sempre stato il nemico di classe e la spaventosa povertà in cui vertevano le persone rendeva il clima esplosivo, e non è casuale che fu qui che la resistenza assunse un carattere di massa e non solo di avanguardia.
Tra il 1943 e il 1944 l’attività di Bandiera Rossa si concentrò su sabotaggi di vario tipo: assalti a camion, tagli di cavi telefonici, intralcio durante i trasporti di armi, oltre alla propaganda comunista tra i lavoratori e nelle borgate. La repressione mise a dura prova la tenacia dei compagni, che con l’eccidio delle fosse Ardeatine nel marzo ’44 e il rastrellamento del Quadraro a giugno dello stesso anno, inflissero significative perdite al movimento. La parabola di Bandiera Rossa si concluse nel 1947. Mentre da una parte un Pci in larga ascesa raccoglieva iscritti, Bandiera Rossa si disgregò.
 Le cause di questa dissoluzione sono molteplici, come molteplici erano i limiti che il Mcd’It mostrò sin dalla sua fondazione, ma noi ci limiteremo a citarne alcuni. Innanzitutto un ruolo importante fu giocato dal fascismo: i quadri di Bandiera Rossa che si formarono nel ventennio, furono esclusi dalla gran parte del dibattito nel movimento operaio internazionale e questa è una delle spiegazioni della loro incapacità di comprendere pienamente il fenomeno dello stalinismo. Se infatti i dirigenti del Pci venivano duramente criticati (Togliatti in primis) per l’alleanza con la borghesia e con la monarchia, dall’altro Stalin e l’Unione sovietica venivano visti ancora come una grande speranza per l’emancipazione di tutti i popoli. Un altro limite infine fu la mancanza di rivendicazioni transitorie nelle basi programmatiche; i dirigenti del Mcd’It non riuscirono mai a saldare l’azione politica di tutti i giorni alla prospettiva rivoluzionaria. Non bastava enunciare la volontà di costruire il socialismo in Italia ma era necessario legare la lotta contro il fascismo a parole d’ordine di democrazia operaia capaci di trascinare le masse.
Nonostante tutto ciò, la lotta portata avanti col sangue dagli uomini di Bandiera Rossa, il loro eroismo e la loro lotta intransigente per il socialismo è più che mai attuale, ed è fondamentale per le nuove generazioni non dimenticarla.

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