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L’unità della classe lavoratrice greca è decisiva per potere sostenere uno scontro vittorioso contro il capitale europeo e nazionale. Per questo motivo i nostri compagni della Tendenza comunista di Syriza hanno avanzato costantemente la proposta di un governo Syriza-Kke (il Partito comunista greco). Nonostante le masse abbiano concentrato a livello elettorale le loro forze su Syriza, il Partito comunista concentra nelle sue fila i settori più combattivi del movimento sindacale e in parte anche giovanile.

Non si tratta quindi del problema dei due seggi mancanti a Syriza per poter governare da sola. Se non si è realizzata una coalizione di sinistra, la responsabilità non è della distribuzione dei seggi in parlamento, ma dei gruppi dirigenti dei due partiti e particolarmente del Kke. Il gruppo dirigente del Kke non ha fatto altro che continuare sul piano parlamentare la sua tattica generale nel movimento, che vede la continua separazione della base comunista dal resto del movimento: manifestazioni separate, rifiuto sistematico di qualsiasi fronte comune, ecc.

Per il partito guidato da Dimitris Koutsoumpas, Syriza è il nuovo Pasok, tra questo e Nuova democrazia non c’è differenza perché entrambi punterebbero a rafforzare i gruppi monopolistici, cioè il grande capitale. Quello di Syriza sarebbe un governo borghese con un volto di sinistra che terrebbe fede agli impegni presi da quelli precedenti, vista la volontà di rimanere nell’Unione europea e nella Nato e il riconoscimento del debito pubblico. I dirigenti del Kke si dimostrano completamente incapaci di distinguere tra le illusioni oneste delle masse, che mettono alla prova le promesse di Tsipras e cercano con ogni mezzo una via d’uscita da una situazione intollerabile, e la strategia riformista avanzata da Tsipras e Varoufakis. Si sottraggono al compito decisivo di basarsi su questa contraddizione di fondo, di mostrare nella pratica (e non solo con proclami) che anche le rivendicazioni più basilari delle masse sono in contrasto con le imposizioni del capitale, contribuendo a consolidare l’idea sbagliata che l’unica soluzione fosse la coalizione tra Syriza e i Greci indipendenti di Anel. Non a caso i media borghesi in Grecia hanno subito salutato con sollievo la notizia che non ci sarebbe stata coalizione a sinistra: colgono il doppio vantaggio di vedere isolata l’avanguardia del proletariato greco organizzata dai comunisti, e di inserire fin dal principio il cavallo di Troia di Anel nella maggioranza di governo.

Una occasione storica è stata persa dai dirigenti del Kke, ma il problema rimane aperto e si porrà nuovamente nello scontro decisivo che si è aperto il 25 febbraio. Non è ancora troppo tardi, ma la miopia settaria ha indubbiamente contribuito a fare arretrare la base di partenza di questo scontro.

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