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Dal 3 al 5 marzo si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle Rsu nelle scuole italiane.

Ancora non si hanno i risultati definitivi, tuttavia i dati parziali risultano estremamente significativi ricoprendo oltre il 90 per cento delle scuole. Da questi emerge che nel comparto scuola, la Flc-Cgil rimane il primo sindacato con un consenso appena al di sopra del 30 per cento perdendo tuttavia un paio di punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni del 2012 (e perdendo anche voti in termini assoluti), mentre più stabili, in termini di consolidamento del proprio consenso, appaiono le altre sigle confederali.

Nel loro complesso Cgil, Cisl e Uil prendono oltre il 70 per cento dei voti, il rimanente consenso si distribuisce tra sindacati corporativi e sindacati di base (con questi ultimi al di sotto del 5 per cento).

Va precisato che negli ultimi anni il clima nella categoria è stato caratterizzato, principalmente per responsabilità proprio dei dirigenti sindacali, dalla bassa mobilitazione. In questo contesto il voto di docenti, collaboratori scolastici, personale amministrativo e tutti gli altri lavoratori della scuola, è stato orientato nel complesso a premiare quei sindacati che meglio svolgono la funzione di “sindacato dei servizi”.

Una settimana dopo il voto si è riunito il direttivo della Flc. Al di là dell’analisi dei risultati, dal parlamentino del maggior sindacato della scuola è emerso un orientamento che definire confuso è un eufemismo, caratterizzato da un’azione sindacale del tutto inadeguata a contrastare la “Buona scuola” di Renzi. E, alla luce del disegno di legge uscito dal Consiglio dei ministri, i motivi per mettere in campo un serio percorso di lotta al progetto del governo non mancano.

Perfino la stabilizzazione dei precari, come da sentenza della Corte europea, ha visto un notevole ridimensionamento rispetto a quanto ci si aspettava. Non più 150mila precari, ma 100mila, tagliando fuori sia quei precari che pur non avendo abilitazione insegnano da svariati anni, sia quei precari che hanno fatto o stanno facendo percorsi abilitanti come i Tfa (Tirocinio formativo attivo) o i Pas (Percorsi abilitanti speciali).

La tanto elogiata (dalla segeteria Flc) autonomia scolastica si rivela per l’ennesima volta essere lo strumento principe per il progetto accentratore del potere nelle mani dei presidi, e per mettere sempre più in competizione tra loro i docenti.

Nessuna iniziativa di contrasto è stata messa in cantiere dalla Flc.

Non una giornata di sciopero, nessun tentativo di promuovere un coordinamento nazionale di tutte quelle centinaia di scuole che hanno elaborato documenti di netta opposizione alla “Buona scuola”. Neppure la costruzione di un’alleanza con quei comitati formati da genitori, insegnanti e ricercatori a sostegno della Lip (legge di iniziativa popolare sulla riforma del sistema scolastico depositata in parlamento) trova spazio nell’azione del sindacato. Anzi, la segreteria della Flc arriva addirittura a censurare il riferimento alla Lip presente nel comunicato stampa scritto dal coordinamento precari scuola della propria organizzazione.

Quello che invece si rende indispensabile è un percorso di lotta serio, con protagoniste le migliaia di Rsu neo-elette (della Cgil ma non solo), che si distingua dalle mobilitazioni a cui siamo stati abituati negli ultimi anni per efficacia e determinazione.

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