Breadcrumbs

E' stato firmato il tanto atteso accordo sul nucleare tra l'Iran e le sei maggiori potenze mondiali. Dopo 18 giorni continui di trattative le parti hanno annunciato un accordo di 100 pagine, con il quale si avvia il ridimensionamento del nucleare iraniano e la revoca delle dure sanzioni contro l'Iran. Questo porta a termine più di tre decenni di dure sanzioni economiche imposte all'Iran dall'imperialismo statunitense e segna una sconfitta completa della strategia degli Stati Uniti di intimidazione, ricatto e la coercizione dell'Iran.


Migliaia di persone sono scese in strada nelle principali città in Iran per celebrare l'accordo. Le auto suonavano il clacson e tutte le strade principali erano bloccate. Si potevano sentire canti "Iran, Iran, Iran" così come "Mossadegh, Zarif, Mossadegh, Zarif, questi sono gli eroi dell'Iran". In quest'ultimo canto si paragonava l'attuale ministro degli esteri al primo ministro iraniano che nel 1950 nazionalizzò l'industria petrolifera, dando un duro colpo all'imperialismo britannico, e che venne successivamente rimosso in un colpo di stato anglo-americano nel 1953.


Questo dà un'idea molto accurata dello stato d'animo tra di loro. Per più di tre decenni sono stati ostaggio delle brutali sanzioni economiche imposte dall'imperialismo statunitense. Dal rovesciamento del regime fantoccio dello Scià, gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran con ogni mezzo, dalle sanzioni diplomatiche ed economiche al sostegno all'attacco iracheno contro l'Iran nel 1980 - che è finito per costare in tutto più di un milione di vite. Era anche chiaro che le guerre contro l'Iraq e l'Afghanistan avessero, in parte, lo scopo di accerchiare l'Iran aprendo la strada per un futuro attacco contro il paese.


Per decenni gli Stati Uniti hanno utilizzato il Medio Oriente come il proprio poligono di tiro, attaccando e occupando paesi a volontà. Si dice che siano state uccise nelle guerre in Iraq e Afghanistan fino a due milioni di persone. L'occupazione e la distruzione dello stato iracheno assieme alla crescita del settarismo, hanno anche portato alla nascita di movimenti ancora più feroci che ora minacciano di far precipitare l'intera regione. Tutto ciò spiega anche il motivo per cui l'Iran ha iniziato la costruzione del deterrente nucleare come mossa difensiva contro l'invadente l'imperialismo statunitense.


Durante lo scorso periodo le sanzioni economiche sono aumentate drammaticamente, innescando una profonda crisi per l'economia iraniana che ha portato alla disoccupazione di massa e a un'inflazione molto alta (a volte più del 100%). Milioni di famiglie, in particolare quelle della classe medio-bassa, sono andate in bancarotta e si sono pauperizzate per effetto di queste brutali sanzioni, mentre milioni di lavoratori sono stati o licenziati o non sono stati pagati per mesi e persino anni. Allo stesso tempo, Barack Obama e Benjamin Netanyahu hanno minacciato costantemente di guerra l'Iran, causando tensione e paura costanti tra le masse dell'Iran.


Per molti anni il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha minacciato di attaccare l'Iran. Domenica scorsa ha twittato: "l'incremento dell'aggressività iraniana è più pericolosa di quella di ISIS e il vero obiettivo di questa aggression è, alla fine, quello di conquistare il mondo". Questo dimostra l'ipocrisia dell'imperialismo israeliano. Non importa quello che si possa pensare del regime iraniano, questo in tutta la sua storia non ha mai attaccato un altro paese. Israele invece ha attaccato non solo ogni singola nazione che lo circonda, ma è anche l'unica potenza nucleare in Medio Oriente. Naturalmente nessuno ha intenzione di ispezionare gli impianti nucleari israeliani.


Lo stesso vale per l'Arabia Saudita, che ha lavorato con Israele in una campagna coordinata per contrastare i negoziati e non solo per mantenere le sanzioni economiche in vigore, ma anche per spingere gli Stati Uniti ad intraprendere una guerra contro l'Iran. L'ambasciatore saudita negli Stati Uniti ha detto che il suo governo avrebbe "reazioni dure e determinate" se l'Iran usasse l'affare per incitare disordini. Ma negli ultimi sette anni la più grande forza della reazione, del settarismo e dell'instabilità in Medio Oriente è stata proprio la classe dirigente saudita, che ha pompato miliardi di dollari verso feroci gruppi jihadisti e ha attaccato ogni singolo movimento popolare nella regione.


Ultimamente i sauditi hanno detto chiaramente di voler procurarsi una bomba nucleare attraverso il Pakistan, se gli Stati Uniti avessero fatto un accordo con l'Iran. Anche in questo caso, nessuno ha chiesto sanzioni contro l'Arabia Saudita.
Dietro a tutte queste forze reazionarie ci sono radunati negli Stati Uniti non solo i repubblicani ma anche alcuni democratici. Non solo hanno difeso le tragiche guerre intraprese dall'imperialismo statunitense in Iraq e Afghanistan, ma durante le rispettive campagne presidenziali si sono superati l'un l'altro nel portare Avanti gli slogan reazionari più rabbiosi, chiedendo di attaccare l'Iran - un attacco che avrebbe conseguenze molto peggiori di quelle delle guerre irachena e afgana.


Una sconfitta per gli Stati Uniti


L'accordo nucleare segna una sconfitta di tutte queste forze e un'umiliazione dell'imperialismo statunitense. Sul piano politico, è chiaro che gli Stati Uniti hanno accettato l'Iran come uno dei principali protagonisti nel Medio Oriente e hanno anche accettato le relazioni iraniane con gli Hezbollah, cosa che infastidisce in modo particolare gli Stati Uniti.


Sul piano militare, è chiaro che hanno accettato l'Iran come uno stato sulla soglia del nucleare, cioè una forza formalmente non nucleare che potrebbe costruire una bomba nucleare in fretta se lo volesse. Le 100 pagine di fumosi termini tecnici si riducono essenzialmente al fatto che mentre gli Stati Uniti acconsentono di rimuovere entro tre o quattro mesi tutte le sanzioni contro l'Iran, questi ridimensionerebbe solo leggermente la propria infrastruttura nucleare. Ciò significa che se l'Iran volesse costruire una bomba nucleare, mentre oggi ci vorrebbero uno o due mesi, dopo ci vorranno fino a 12 mesi.


Naturalmente la destra repubblicana è indignata per questo, ma qual'era l'alternativa? Attaccare l'Iran non avrebbe fatto alcuna differenza. In primo luogo, l'invasione è esclusa perché, a parte il fatto che le forze armate iraniane sono molto più forti di quelli di Iraq e Afghanistan, Obama avrebbe un sostegno di gran lunga inferiore per la loro realizzazione di quello che aveva George Bush quando è andato in guerra. Non solo gli americani sono stanchi della guerra, ma lo è anche l'esercito americano, che si trova in una profonda crisi con il morale basso, costanti scandali umilianti e profondi tagli di bilancio.


Anche se gli Stati Uniti, sostenuti da Arabia Saudita e Israele, lanciassero attacchi aerei contro l'Iran non sarebbero in grado - anche se riuscissero a sfuggire alle difese aeree iraniane - di eliminare i siti nucleari iraniani, che sono sepolti in profondità.


Crisi dell'imperialismo americano


Alcuni hanno già iniziato a cantare le lodi alle richieste di pace di Obama e di Rouhani, usando questo risultato come prova del fatto che loro credono nelle trattative piuttosto che nella guerra. Ma l'idea di un Obama amante della pace o di un Rouhani di buon carattere non risulta convincente ad un esame più attento. In primo luogo, Obama non ha mai ritirato la minaccia di guerra contro l'Iran. Ha ripetuto più e più volte, anche dopo che l'accordo è stato firmato, che "tutte le opzioni sono sul tavolo", il che significa che è pronto ad andare in guerra con l'Iran se la cooperazione con gli Stati Uniti dovesse fallire. Così il pacifismo non ha nulla a che fare con tutto ciò. L'idea che tutto ciò che serve sono "buoni negoziatori" è sbagliata dall'inizio alla fine. La diplomazia borghese, che può certamente avere una sua logica, non è altro che l'espressione ultima del rapporto di forze in gioco, che è deciso dalla potenza economica e militare di una nazione e non dall'intelligenza dei suoi diplomatici.


Il fatto che ora ci sia un accordo nucleare, in cui gli Stati Uniti hanno fatto molte concessioni senza guadagnare molto, è l'ammissione da parte degli Stati Uniti che le sue potenti capacità militari non sono state sufficienti per costringere l'Iran alla sottomissione. Infatti, gli USA hanno bisogno dell'Iran per stabilizzare la situazione in Medio Oriente perché non è più in grado di intervenire direttamente.
Due guerre perse in Afghanistan e in Iraq, l'opposizione interna, di massa alla guerra, la crisi politica della classe dirigente, la demoralizzazione dell'esercito, così come la crisi di bilancio e la crisi economica generale, limita fortemente le capacità militari degli Stati Uniti. Un'altra guerra di terra con una lunga occupazione dell'Iraq è completamente da escludere dopo la ritirata umiliante terminata proprio pochi anni fa. Solo due anni fa, Obama e Kerry hanno dovuto ritrattare pubblicamente riguardo al bombardamento della Siria.

Questo mostra chiaramente i limiti della potenza militare statunitense che viene indebolita dalla crisi generale del capitalismo.
A causa della distruzione dell'apparato statale e dell'esercito di Saddam Hussein da parte degli Stati Uniti durante l'occupazione del paese, l'esercito iraniano, che è probabilmente il più forte esercito del Medio Oriente dopo Israele e la Turchia, non è più tenuto a freno dall'esercito iracheno.


L'Iran si è ulteriormente rafforzato grazie alla sua influenza tra la maggioranza sciita oppressa e i suoi leader. Oggi esercita la sua influenza in Iraq attraverso una miriade di ecclesiastici e parecchie milizie irachene e iraniane. Anche in Siria il regime si è rafforzato attraverso i suoi stretti legami con il regime di Assad, così come attraverso la milizia Hezbollah nel vicino Libano. Anche nello Yemen , prima dell'inizio della guerra saudita nel paese, i filo-iraniani Houthi erano tra le forze più popolari e consolidate nel paese oltre a essere le forze più efficaci nella campagna statunitense contro Al Qaeda nella penisola araba. Così per gli Stati Uniti l'Iran è diventato l'unico potere locale affidabile con le forze per combattere contro lo Stato islamico e altri gruppi fondamentalisti sunniti.


Questo succede perché l'intera regione è minacciata dalle forze più arretrate e feroci. In Iraq e la Siria, la piaga del fondamentalismo islamico, che è stato creato e nutrito dagli stessi Stati Uniti in ogni sua fase, è ormai andato fuori controllo e rischia di destabilizzare l'intera regione. La stessa situazione si sta sviluppando in Turchia, Giordania e Libano, dove il fondamentalismo sunnita è una minaccia crescente per la coesione del paese.


Più che mai gli Stati Uniti hanno bisogno dell'Iran per stabilizzare la regione. Riconoscendo questo fatto, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha detto che il nuovo accordo è un "test" che, se funziona, può portare ad una cooperazione su altri problemi che affliggono la regione. Dichiarazioni simili sono state fatte da tutti i più alti funzionari iraniani nel corso delle ultime settimane. Questo non testimonia solo la crisi degli Stati Uniti, ma anche la sua crisi nel rapporto con i suoi alleati tradizionali. Considerando che l'Iran sta lavorando con gli Stati Uniti nel tentativo di respingere l'ISIS in Iraq e Siria, l'Arabia Saudita e la Turchia stanno intensificando l'appoggio alle forze islamiste. Anche Israele sta tacitamente sostenendo gli islamisti del sud della Siria nella loro lotta contro le forze di Assad e gli Hezbollah.


E' di un'ironia feroce che quelli che erano i principali alleati degli Stati Uniti nella regione siano diventati la sua più grande fonte di problemi, mentre l'ex membro dell' "asse del male" è diventato il suo più stretto collaboratore. Infatti, i vecchi alleati degli Stati Uniti stanno apertamente sabotando l'intero processo di negoziazione, e da parte di Israele, c'è stata una campagna pubblica contro l'attuale amministrazione Obama.


Una nuova era in Medio Oriente


Il nuovo accordo segna l'inizio di un nuovo periodo nella storia del Medio Oriente. La revoca delle sanzioni darà un enorme impulso economico al regime iraniano. Mentre potrà immediatamente ottenere 100 miliardi di dollari scongelati da conti bancari occidentali, anche il suo mercato è destinato ad essere invaso da investimenti esteri assetati di nuovi mercati. La sola Germania ha detto che il suo commercio con l'Iran potrebbe come minimo quadruplicare subito dopo la revoca delle sanzioni.


La completa apertura del paese agli investimenti delle società statunitensi per la prima volta dopo decenni è un altro fattore che andrà ad aggiungersi alla crescita economica. Al tempo stesso, il regime ha annunciato che aumenterà la produzione di petrolio da 2,8 milioni di barili al giorno di oggi, a più di 5 milioni di barili entro i prossimi cinque anni. Questo farà più che triplicare le sue esportazioni di greggio, che sono ora a 1,1 milioni di barili al giorno.


Questo peso economico aggiungerà e farà rafforzare la posizione militare e politica che l'Iran già ha nella regione. Questo rafforzerà anche la sua posizione in Libano, Siria e Iraq, dove la sua forza, o quella delle forze supportate dall'Iran, stanno lottando contro i gruppi fondamentalisti islamici.


Questo porterà anche l'intensificarsi delle attività della Turchia, degli stati del Golfo e Israele ognuna delle quali vorrà contrastare le mosse dell'Iran. Questo porterà a una corsa agli armamenti nella regione, che diventerà probabilmente una corsa agli armamenti nucleari. Pertanto, le tensioni tra le nazioni aumenteranno, aprendo il periodo più turbolento della storia del Medio Oriente. Nel mezzo di queste tensioni l'imperialismo USA si troverà intrappolato tra i sui vecchi alleati e l'Iran, ognuno dei quali ha interessi opposti. Questa situazione non può continuare all'infinito e queste contraddizioni dovranno essere risolte, con conseguenze potenzialmente disastrose.


Una nuova era nella lotta di classe


Il raggiungimento dell'accordo nucleare è stato accolto dalle masse iraniane con grande entusiasmo. Le pressioni economiche estreme e la costante paura della guerra - nel caso di un fallimento dei negoziati - sono stati un peso insopportabile per milioni di famiglie che hanno visto crollare il proprio tenore di vita negli ultimi tre o quattro anni, mentre l'economia iraniana era praticamente in caduta libera. Tuttavia sentono di essere stati l'unica forza nella regione, che si è battuta contro il settarismo e la barbarie.
Per loro questo accordo è una vittoria contro tutti i regimi reazionari della regione e contro la coercizione, il ricatto e l'aggressione imperialista.


"Condoglianze Israele e Kayhan," è un canto popolare che si sentiva in piazza ieri, riferito a Israele e ad un giornale della linea dura iraniano che ha inveito contro i negoziati degli ultimi due anni.
Possiamo dire che il ministro degli Esteri Javad Zarif, che ha condotto i negoziati, è una delle persone più popolari in Iran e da molte persone viene paragonato a Mohammad Mossadegh che prese posizione contro l'imperialismo nazionalizzando l'industria petrolifera gestita dalla società Anglo-Iraniana (oggi conosciuta come British Petroleum). C'è un senso di ottimismo e di speranza per il futuro.
L'attuale presidente Hassan Rouhani è stato eletto in un momento in cui l'Iran era sull'orlo di un'esplosione sociale. E' salito al potere promettendo maggiori diritti democratici e standard di vita più elevati. Tuttavia, con l'inizio dei negoziati è riuscito a riunire la nazione dietro il regime spingendo da parte tutte le altre questioni.


Ora, però, questi problemi verranno nuovamente a galla. La questione dei diritti democratici si riproporrà rapidamente, soprattutto tra i giovani che non hanno fiducia nella Repubblica Islamica. Per loro il regime dei mullah è marcio, corrotto con regole ipocrite e limita la loro capacità di esprimersi, mentre sono costretti a partecipare alle attività più umilianti. È questo strato di giovani, soprattutto delle classi medie, che formavano la maggioranza dei movimenti di massa nel 2009, e che nuovamente ha preso l'iniziativa nei giorni che hanno preceduto le ultime elezioni presidenziali.


Il regime si rende conto che non può continuare negare i diritti democratici se vuole evitare di fare la fine di Mubarak, Ben Ali e Gheddafi. Tuttavia, esita a fare un'apertura completa perché ogni apertura può innescare la rabbia repressa sotto la superficie e portare a un movimento "incontrollabile" più ampio.
Tuttavia, nel prossimo periodo il fattore più importante sarà l'entrata in scena del movimento operaio. Il periodo precedente ha visto un riflusso del movimento operaio in seguito alla disoccupazione di massa e la crisi economica, costringendolo sulla difensiva.
In effetti, tutte le lotte dello scorso periodo hanno coinvolto settori periferici della classe operaia. La maggior parte dei lavoratori dell'industria e di altri importanti gruppi non hanno partecipato alle battaglie importanti, mentre i loro salari sono stati mangiati dall'inflazione e milioni di loro non sono nemmeno stati pagati per mesi - alcuni per diversi anni.


Nel frattempo, le sanzioni e la minaccia della guerra sono servite a offuscare le linee di classe, raccogliendo "la nazione" dietro al regime nella sua lotta contro l'imperialismo USA. Tuttativa, ora che è stato fatto l'accordo, non vi è più alcuna minaccia straniera per galvanizzare il sostegno al regime. Questo condurrà al riemergere delle divisioni lungo linee di classe, così come sarà chiaro che l'accordo non è stato per i lavoratori ed i poveri, ma tra gli Stati Uniti e i capitalisti iraniani per lo sfruttamento dei lavoratori iraniani.
Un senso di insofferenza per il regime ha già iniziato a imprimere la sua impronta sulla situazione. Dall'anno scorso l'umore tra i lavoratori ha cominciato a cambiare. L'accelerazione degli attacchi dell'amministrazione Rouhani contro la classe operaia ha provocato numerosi contraccolpi. Per la prima volta da anni si sono verificati molti scioperi, con migliaia di lavoratori coinvolti. I primi segnali di risveglio della classe operaia sono stati gli scioperi in diverse miniere e un movimento nazionale durato un mese dei docenti contro gli attacchi al salario minimo.


Una volta che verranno tolte le sanzioni, questo processo accelererà rapidamente dal momento che i lavoratori si sentiranno abbastanza forti per ottenere concessioni da parte dei padroni. Prima di tutto, vedendo le aziende in espansione, centinaia di migliaia di lavoratori cominceranno a chiedere che vengano pagati tutti i loro salari arretrati e che vengano recuperate tutti gli anni in cui sono diminuire i salari minimi. I padroni, d'altra parte, vorranno resistere a queste richieste, in particolare per promuovere l'Iran come un paese con bassi salari, adatto per gli investimenti esteri. Nel contesto di una crisi capitalistica mondiale, tuttavia, nessuna delle due parti avrebbe molto spazio di manovra. Ciò radicalizzerebbe ulteriormente la lotta di classe.


In queste condizioni, la relativa ripresa economica, piuttosto che ammorbidire le tensioni tra le classi, aumenterà drasticamente le tensioni tra padroni e operai. A partire da lotte economiche, si leverà un'ondata di lotte operaie che andrà a sfidare il capitalismo iraniano. Tuttavia, ogni tentativo dei lavoratori per ottenere le minime concessioni si scontrerà con lo stato e l'apparato della sicurezza, conducendo in tal modo tutte le lotte economiche verso una lotta contro la dittatura.
Questa lotta, a sua volta, sarà il primo passo della rivoluzione iraniana, una rivoluzione che andrebbe a rilanciare la rivoluzione araba cambiando completamente la situazione in tutto il Medio Oriente.

15 Luglio 2015

 

Joomla SEF URLs by Artio