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Un torto a uno è un torto fatto a tutti!
 
La campagna dell’IWSN

I recenti arresti di attivisti del movimento operaio e del movimento per i diritti dei Curdi hanno ancora una volta attirato l’attenzione sul fatto che il regime iraniano è deciso a ristabilire i vecchi rapporti di forza – quando aveva sempre il coltello dalla parte del manico nelle trattative con i lavoratori e gli attivisti del movimento operaio, le donne, le minoranze nazionali, i giornalisti, gli insegnanti e la larga maggioranza dei lavoratori iraniani.


I prigionieri politici, qualunque siano la natura delle loro attività contro il regime o i loro orientamenti politici, subiscono trattamenti peggiori di quelli delle camere di tortura dello Shah. Ogni volta che vengono liberati per brevi periodi, assistono a un peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita degli operai, delle donne, delle minoranze nazionali e dei giovani rispetto a quando erano stati mandati in galera! Questo li spinge soltanto a continuare la lotta contro le ineguaglianze, le ingiustizie, la corruzione e la brutalità che costituiscono la regola di questo regime sanguinoso da 30 anni e giocano un ruolo fondamentale nella sua strategia per proseguire la sua ignobile esistenza fatta di privatizzazioni, licenziamenti di massa, precarizzazione del lavoro, tagli allo stato sociale a aumento delle tasse.

La Rete di Solidarietà con i Lavoratori Iraniani (Iranian Workers’ Solidarity Network, IWSN , in inglese) vuole portare all’attenzione i casi di Mansour Osanloo, Farzad Kamangar, Mohsen Hakimi e Zeynab Jalaliyan per lanciare una campagna per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran.

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Mansoor Osanloo

Mansoor Osanloo è il leader del Comitato Direttivo del Sindacato dell’azienda di trasporti Vahed di Tehran e circondario. Questo sindacato venne fondato nel 1968 ma fu reso illegale dalla Repubblica Islamica dell’Iran negli anni ’80. Dopo il rilancio del sindacato, il 9 maggio 2005, i membri del Comitato Direttivo furono attaccati da circa 300 militanti della Casa del Lavoro (un’organizzazione sostenuta dallo stato e dei Consigli Islamici del Lavoro). Osanloo subì diverse ferite serie in conseguenza dell’attacco.

Nel dicembre 2005 Osanloo e altri membri del Comitato Direttivo vennero arrestati prima che il sindacato della compagnia Vahed proclamasse uno sciopero. Dopo sette mesi in prigione – spesso in cella d’isolamento – fu rilasciato dietro una cauzione di 155.000 dollari (!) nell’agosto 2006. Durante la sua prigionia i suoi compagni di lavoro organizzarono uno sciopero per la liberazione sua e degli altri autisti della compagnia Vahed.

Tre mesi dopo, il 19 novembre 2006, venne arrestato da agenti in borghese mentre stava acquistando un giornale. In dicembre fu nuovamente rilasciato su cauzione.

Poche settimane dopo aver partecipato alla conferenza della Federazione Internazionale dei Trasporti a Londra venne arrestato nuovamente nel luglio 2007, con l’accusa di aver diffuso un volantino contro il sistema islamico.

Nell’ottobre 2007 Osanloo fu condannato a cinque anni di prigione per “propaganda contro il regime” e “attività contro la sicurezza nazionale”! Questa sentenza è stata confermata dalla corte d’appello. Mansour Osanloo si trova attualmente nella prigione di Evin.

Per maggiori informazioni su Mansour Osanloo e le lotte degli autotranvieri si veda la pagina a loro dedicata (in inglese).

Farzad Kamangar

Farzad Kamangar è un insegnante curdo di 33 anni che è stato condannato a morte.

Kamangar è un insegnante alla Scuola Tecnica di Lavoro e Scienze di Kamyaran e scrive per la rivista mensile di cultura ed educazione Royan, di proprietà dell’Ufficio Educazione di Kamyaran. È anche un giornalista e un attivista per i diritti civili in Kamyaran (nel Kurdistan iraniano meridionale). È stato anche attivo nel sindacato degli insegnanti, e nell’associazione ambientalista Easak di Kamyaran.

È stato condannato a morte in quanto sospettato di essere iscritto nel Partito per la Libertà nel Kurdistan (PJAK). Il PJAK è secondo molti la sezione iraniana del Partito Curdo dei Lavoratori (PKK). Secondo il suo avvocato, comunque, il 25 febbraio 2008 la Corte rivoluzionaria del regime iraniano ha pronunciato la sentenza di morte nei confronti di Kamangar nonostante l’accusa non avesse prodotto “nemmeno una prova” a sostegno delle sue tesi! L’udienza a porte chiuse è durata meno di cinque minuti, “con il giudice che ha letto la sentenza senza nessuna spiegazione e ha lasciato l’aula immediatamente.”

Le forze di sicurezza del regime iraniano hanno catturato Kamangar nel luglio 2006, poco dopo che egli era arrivato a Tehran da Kamyaran insieme a due attivisti curdi per i diritti umani. Dal suo arresto le autorità l’hanno imprigionato in diversi carceri a Kermanshah, Sanandaj e Tehran. In una lettera scritta dalla prigione di Sanandaj nell’ottobre 2007, Kamangar raccontava i dettagli delle torture che ha subito, e i suoi familiari e l’avvocato che lo difende ne hanno visto chiaramente i segni quando lo hanno visitato. Gli è stato consentito l’accesso all’infermeria del carcere proprio a causa degli effetti delle torture.

L’11 luglio 2008 la Corte Suprema del regime iraniano ha confermato la condanna a morte nei confronti di Farzad Kamangar e una settimana dopo, il 19 luglio 2008, circa trecento insegnanti curdi hanno organizzato una protesta conto questa sentenza. All’assemblea di Sanandaj, nel Kurdistan iraniano, gli insegnanti hanno diffuso un manifesto in difesa di Farzad Kamangar, definendo ingiusta la sua condanna a morte e richiedendo che le autorità la revochino e lo rilascino immediatamente. Più di 135 insegnanti hanno firmato una petizione dichiarando che Kamangar è un cittadino rispettoso della legge.

Di recente Kamangar ha inviato una lettera al capo della Corte suprema di giustizia del regime iraniano chiedendo che, dopo la sua esecuzione, i suoi organi vengano donati ai bambini bisognosi di trapianti. Farzad Kamangar si trova al momento nella prigione di Evin.

Per maggiori informazioni su Farzad Kamangar e le lotte degli insegnanti si può visitare la pagina dedicata (in inglese).

Mohsen Hakimi

Mohsen Hakimi è un traduttore, un membro dell’Associazione degli Scrittori iraniani e un attivista del movimento operaio da molto tempo. Tra le sue traduzioni vi sono quella di Sei pensatori esistenzialisti, filosofi di pace e guerra e Il giovane Hegel di Lukacs, tra gli altri libri di argomento filosofico.

Insieme ad altri sei attivisti laburisti venne arrestato a Saghez (Kurdistan iraniano) il giorno 1 maggio 2004, appena prima che si svolgesse il corteo del Primo Maggio. Nel novembre 2005 venne condannato a due anni con la condizionale per il suo ruolo nell’organizzazione del corteo. Questa sentenza è avvenuta a seguito di una campagna internazionale in difesa dei Sette di Saghez, che aiutò a ridurre o a far annullare la maggior parte delle accuse più gravi.

Hakimi è stato arrestato nuovamente il 22 dicembre 2008 e si trova attualmente nella prigione di Evin. Il suo arresto appartiene alla serie di arresti di attivisti laburisti avvenuti lo scorso Natale.

Zeynab Jalaliyan


Zeynab Jalaliyan, un’attivista politica curda di ventisette anni, è stata condannata a morte per la sua appartenenza a un’organizzazione curda di opposizione. È un avvocato e vive a Maku, nella provincia dell’Azerbaijan (Iran nordoccidentale).

Secondo la famiglia di Jalaliyan, è stata arrestata otto mesi fa nella città di Kermanshash (nel Kurdistan iraniano), ed è stata trasferita nel centro di detenzione del Ministero della sicurezza. Non ci sono state novità circa la sua situazione né sul suo stato di salute fin dal suo arresto otto mesi fa.

Zeynab è stata dichiarata una mohareb (nemica di Dio) dopo un processo tenutosi a porte chiuse e durato appena pochi minuti.

La condanna di morte di Zeynab Jalaliyan porta a tredici il numero di attivisti curdi condannati a morte in Iran negli ultimi due anni.


Rete di solidarietà con i lavoratori iraniani
18 febbraio 2009

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