Breadcrumbs

Dopo la caduta di Baghdad e la “liberazione” dell’Iraq i commentatori più superficiali (una figura che abbonda nel mondo dei mass media in Gran Bretagna come in Italia) si sono affrettati a concludere che Tony Blair aveva vinto la sua scommessa. L’alleanza con Bush ha pagato, il governo laburista esce dalla missione in Iraq sicuramente rafforzato. I più audaci giungono a paragonare l’attuale Primo ministro a Winston Churchill. Paragone che deve far sudare freddo Blair, visto che la sconfitta del nazismo nella seconda guerra mondiale portò a una delle più schiaccianti vittorie laburiste nelle elezioni del 1945.

Altrove abbiamo analizzato l’andamento della guerra e sottolineato come la caduta di Saddam non risolve affatto i problemi dell’imperialismo Usa. Per Blair l’occupazione dell’Iraq aumenterà ancora di più le difficoltà del suo esecutivo.

La vittoria rapida che Downing Street si augarava non può cancellare la manifestazione del 15 febbraio di un milione e mezzo di persone, la più grande nella storia del paese, o le trecentomila persone arrivate a Londra il 22 marzo, per quello che è stato il più grande corteo in tempo di guerra, o anche i duecentomila che hanno sfilato, con il regime di Saddam già crollato, il 12 Aprile. La Gran Bretagna non ha una tradizione di manifestazioni come l’Italia e questo movimento è stato veramente senza precedenti. Ha lasciato il segno su tutte le classi sociali. Gli studenti sono scesi in sciopero come da anni non succedeva. Il governo ha dovuto affrontare la più grande rivolta all’interno delle prorie fila mai accaduta nella storia del parlamento britannico. 139 deputati hanno votato contro la guerra e il Presidente della Camera dei Comuni, Robin Cook, membro del governo ed ex ministro degli Esteri, si è dimesso in opposizione alla guerra contro l’Iraq, anche quest’ultimo un avvenimento senza precedenti.

Robin Cook è ben lungi dall’essere un rivoluzionario, e tuttora rivendica il ruolo centrale dell’Onu nella soluzione dei conflitti. Ma la sua rottura è esemplificativa dei cambiamenti che stanno avvenendo all’interno del partito laburista e in misura maggiore nel sindacato. Ricordiamo che ai tempi dell’intervento della Nato in Kosovo, Cook era tra i più strenui difensori dell’attacco a Milosevic, come responsabile della politica estera di Londra! Cook con le sue posizioni non fa altro che riflettere le pressioni esercitate dalle masse che si sono mobilitate contro la guerra e che considerano con insofferenza anche la politica economica del governo Blair. Gli attacchi allo stato sociale continuano con la nuova legge finanziaria appena presentata che deve fare fronte allo sforzo bellico e con una nuova “riforma” sanitaria che metterà in competizione in maniera sfrenata gli ospedali pubblici fra di loro. Da più parti si è fatto notare che una proposta di legge del genere scatenerebbe una rivolta da parte dei deputati laburisti di proporzioni ancora maggiori rispetto al voto sulla guerra. Ma il governo sembra sempre più noncurante dei pareri della propria base elettorale.

Così stiamo assistendo al cristallizzarsi di due tendenze all’interno del Labour: da un lato, i ministri e la cupola dirigente attorno a Blair che si fanno portavoce della politica e dei desideri della classe dominante e dall’altra un’opposizione che ha il suo punto di forza nei sindacati, ma che ora comincia ad organizzarsi anche all’interno del partito.

Su queste pagine abbiamo già analizzato la crescita di un opposizione all’interno dei sindacati (vedi FM 160). Il processo in questi mesi si è approfondito, mettendo in luce anche i limiti dei dirigenti sindacali di “sinistra”. Da mesi continua la vertenza dei vigili del fuoco. L’appoggio della popolazione alle richieste dei lavoratori, tra cui un aumento del 40% del salario, è rimasto sempre alto. Ma non c’è stato nessun tentativo di allargare il fronte di lotta ad altre categorie, perlomeno del settore pubblico.

Lo scoppio della guerra, con conseguente massiccia propaganda a favore della “sacra unità della patria” nello sforzo bellico ha evidenziato la mancanza di una strategia da parte dei dirigenti della Fbu (Sindacato dei pompieri). L’esecutivo nazionale (considerato di sinistra) a marzo ha accettato un aumento salariale del 16% e l’introduzione della flessibilità di turni e condizioni lavorative nelle caserme. L’accordo è stato respinto a stragrante maggioranza (4 su 5) nella riunione nazionale dei delegati, chiamata a sottoscriverlo! Ora si riparla di nuovi scioperi, ma senza un’alternativa organizzata la lotta pare entrata in un vicolo cieco. La combattività dimostrata dai vigili del fuoco e l’appoggio schiacciante della popolazione malgrado i costanti attacchi di giornali e Tv rappresentano uno spartiacque per il movimento operaio britannico.

In altri sindacati di categoria il processo di spostamento a sinistra continua. Ed ora la sinistra sindacale capisce che può usare la propria forza nel partito. Tony Woodley, candidato per la sinistra a segretario generale del sindacato dei trasporti (Tgwu), con 800mila iscritti, ha lanciato la sua campagna elettorale con un appello a “riappropiarsi del partito laburista”. Blair e il resto della direzione “hanno perso l’appoggio e la fiducia dei lavoratori di questo paese. È il nostro partito ed è stato sequestrato”.

Altri segretari generali di sinistra hanno difeso una posizione simile come ad esempio Derek Simpson (metalmeccanici), Billy Hayes (comunicazioni), Jeremy Dear (giornalisti) e altri.

È arrivata l’ora di far seguire alle parole i fatti. Oggi Blair non ha nessun appoggio nella base del Partito. Se i sindacati mandassero una cinquantina di propri membri in ogni sezione, potrebbero facilmente prendere la maggioranza e sostituire i deputati vicini a Blair nelle selezioni per i nuovi candidati alle elezioni che stanno avvenendo in questo periodo.

La crisi della leadership di Blair è evidente e con ogni probabilità si approfondirà con le prossime elezioni amministrative del Primo maggio, dove non è escluso che il partito laburista perda il controllo del Parlamento scozzese.

Il nervosismo di Blair e compagni è confermato dall’attacco di questi giorni nei confronti di George Galloway, uno dei deputati laburisti più conosciuti per le sue posizioni contro la guerra in Iraq. In una campagna orchestrata da quotidiani reazionari come The Sun e subito raccolta dai vertici laburisti, Galloway è accusato di essere sul libro paga di Saddam Hussein e minacciato di espulsione dal Partito.

Il significato di questa manovra è chiaro: una provocazione verso la sinistra nel partito e nei sindacati.

Oggi la situazione sociale però è ben diversa dai tempi della caccia alle streghe verso la tendenza marxista Militant nel partito negli anni ottanta. Se la mobilitazione di massa contro la guerra di cui siamo stati testimoni negli ultimi mesi si collegasse con le mobilitazioni del movimento operaio, i giorni di Blair sarebbero contati.

Per raggiungere questo scopo è necessario capire che in Gran Bretagna non esiste un’alternativa nazionale credibile alla sinistra del partito laburista.  

La Socialist Alliance (SA) a cui spesso Rifondazione comunista sembra far riferimento ha subito una scissione l’anno scorso e a livello elettorale i suoi risultati sono risibili. Nella “Stop the war coalition”, la struttura che ha convocato le mobilitazioni antiguerra, i dirigenti della SA avevano un ruolo importante. Il movimento non è riuscito ad andare oltre la convocazione quasi rituale di grandi cortei ogni tre-quattro settimane, a causa dell’approccio settario di gran parte dei suoi portavoce.

Come poter esercitare infatti un’influenza nei luoghi di lavoro, se si lancia un appello pubblico ai sindacati a rinunciare all’affiliazione al partito laburista, proprio quando i migliori attivisti stanno andando nella direzione opposta? Non a caso anche Blair porta avanti la stessa proposta della SA riguardo al rapporto tra partito e sindacato, sperando così di portare a termine la mutazione genetica del Labour in un partito borghese simile al Partito democratico degli Stati Uniti.

Anche in Gran Bretagna come nel resto d’Europa la radicalizzazione delle masse si esprime già e si esprimerà ancora di più in futuro fondamentalmente nelle organizzazioni di massa del movimento operaio. I marxisti britannici saranno pronti ad approfittare delle grandi possibilità che si svilupperanno.
Joomla SEF URLs by Artio