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Occupazione e resistenza

A poche settimane dalla “fine della guerra” proclamata da Bush, emerge uno scontro sempre più aspro fra le truppe di occupazione e la popolazione irachena.

La lista ufficiale delle vittime angloamericane parla di oltre 60 soldati uccisi dalla “fine” del conflitto. Dai rapporti emerge uno stillicidio di assalti, agguati, trappole che sta mettendo a dura prova i nervi degli occupanti.


Dopo la caduta di Baghdad e la “liberazione” dell’Iraq i commentatori più superficiali (una figura che abbonda nel mondo dei mass media in Gran Bretagna come in Italia) si sono affrettati a concludere che Tony Blair aveva vinto la sua scommessa. L’alleanza con Bush ha pagato, il governo laburista esce dalla missione in Iraq sicuramente rafforzato. I più audaci giungono a paragonare l’attuale Primo ministro a Winston Churchill. Paragone che deve far sudare freddo Blair, visto che la sconfitta del nazismo nella seconda guerra mondiale portò a una delle più schiaccianti vittorie laburiste nelle elezioni del 1945.

Ovvero come la pace imperialista può non essere migliore della guerra

Un mese dopo la prima guerra del golfo, nel 1991, l’allora segretario generale dell’Onu (sotto le cui bandiere era stata portata avanti Desert storm), Perez De Cuellar, riportava nella sua relazione al Consiglio di sicurezza che il conflitto aveva “inferto conseguenze quasi apocalittiche sull’infrastruttura economica di quella che, fino al gennaio del 1991, era una società dall’alto grado di urbanizzazione e meccanizzazione”. In una lettera al Consiglio del 20 marzo 1991 ribadiva: “L’Iraq, almeno per un certo periodo, è stato relegato ad un’era preindustriale, ma con tutte le conseguenze negative di una dipendenza post-industriale nell’uso intensivo di energia e tecnologia”.

Venti anni di relazioni pericolose

E’ noto come nei rapporti internazionali la lealtà e la coerenza non siano elementi da rispettare a tutti i costi. Una breve analisi delle relazioni tra le potenze occidentali e l’Iraq di Saddam Hussein durante gli anni ’80 conferma questa tradizione e dimostra come le migliori amicizie possono, prima o poi, rompersi.

Dilaga l’arroganza degli Stati Uniti

Le sconvolgenti immagini del reportage di Rainews24 sull'uso di bombe al fosforo nell'attacco a Falluja da parte dell'Esercito Usa hanno riportato alla ribalta la tremenda realtà dell'occupazione dell'Iraq.
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