Contro il terrorismo di Israele! Per una nuova Intifada! - Falcemartello

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L’assalto alle navi dei pacifisti in rotta verso Gaza da parte dell’esercito israeliano costituisce un atto di terrorismo puro e semplice. Un’azione compiuta in acque internazionali, che ha fatto 16 morti, verso navi cariche di medicinali e beni di prima necessità: insomma un azione di vera e propria pirateria.

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Le navi sono state sequestrate e 480 volontari sono tuttora in stato di arresto in una prigione israeliana. Israele giustifica il massacro sulla base di una reazione violenta dei volontari sulla nave. Ma quale pericolosa resistenza potevano opporre persone armate di bastoni e altre armi di fortuna di fronte a soldati addestrati a mitra spianati?

Se non parlassimo di Israele, l’alleato tradizionale dell’imperialismo Usa in Medio oriente, oggi la “comunità internazionale” avrebbe già varato sanzioni e starebbe ipotizzando un intervento militare per ripristinare la “democrazia” e la “libertà”.

Vediamo quanto il “diritto internazionale” sia come una giacca da togliersi quando fa più comodo, cioè quando l’interesse della borghesia sia pesantemente in gioco. La politica di Netanyahu è quella di una classe dominante in difficoltà, che deve gestire una crisi economica devastante ed ha affidato il suo futuro ad un governo di estrema destra. La “tolleranza zero” verso i palestinesi è una strategia sviluppata principalmente ad uso interno, affinché le masse israeliane serrino le fila attorno ad un governo e ad uno stato che altrimenti sarebbero sempre più antipopolari. Con questo attacco, inoltre, Netanyahu lancia un messaggio ad Obama: non ci interessano i colloqui di pace con Anp, Siria o Egitto, e non ti conviene schierarti contro di noi.

Il capolavoro di diplomazia internazionale lo ha raggiunto l’Onu. Il consiglio di sicurezza, dopo una riunione durata tutta la notte, ha votato una risoluzione che condanna “ gli atti sfociati nella perdita di vite umane” senza menzionare Israele. L’Onu chiede che si avvii anche una “inchiesta internazionale credibile e trasparente” sulla vicenda. Come se ci fosse qualcosa su cui indagare!

La pavidità dimostrata dalle Nazioni unite dimostra la completa inutilità di un organismo che nei suoi sessant’anni e più di esistenza è stato sempre uno strumento a servizio dell’imperialismo. Certo, dal 1948 ad oggi le Nazioni unite hanno votato decine di risoluzioni sulla Palestina, ma una dopo l’altra sono state disattese. Anche tutta l’indignazione mostrata in questi giorni da parte dei governi occidentali e di quelli araba non si è tradotta in nulla di concreto: nessuno propone di rompere gli accordi di cooperazione economica o militare con il governo Netanyahu. È un’indignazione volta a calmare le rispettive opinioni pubbliche. Una volta che la rabbia di coloro che hanno riempito le piazze di mezzo mondo scemerà, i governanti si dimenticheranno presto dei loro propositi bellicosi.

Quello che conta è la realtà dei fatti: la borghesia israeliana continua indisturbata ad esercitare il proprio dominio sui territori palestinesi e stringe in un assedio brutale la striscia di Gaza.

L’operazione “Piombo fuso” tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, ha provocato oltre 1200 morti e 5mila feriti. Tale operazione era stata ideata da Israele per sgominare il governo democraticamente eletto di Hamas. L’esercito israeliano ha fallito in questo obiettivo, mentre la disoccupazione è cresciuta al 40%, come cifra ufficiale, mentre la povertà è raddoppiata.

A 17 anni dagli accordi di Oslo e a 16 dalla costituzione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), il sacrosanto diritto a una propria terra da parte del popolo di Palestina non è mai stata così lontano. L’Anp si è rivelata una trappola creata dalla borghesia israeliana, ma in cui la direzione dell’Olp ha dimostrato di trovarsi totalmente a proprio agio. Tutti i tentativi di creare uno stato palestinese a fianco di quello israeliano all’interno del sistema capitalista sono falliti miseramente. Questa visione è stata difesa da Al Fatah, da Hamas, dalle borghesie arabe: tutti costoro sono responsabili di aver condotto l’eroica resistenza delle masse palestinesi, protagoniste di ben tre intifade, in un vicolo cieco.

Tutta l’esperienza dal 1948 ad oggi dimostra che solo la lotta di massa ha piegato, almeno parzialmente, lo stato d’Israele, come dimostra la prima Intifada del 1987. Solo una nuova Intifada potrà cambiare i rapporti di forza nella regione, non certo un ennesima tornata di colloqui di pace fra un governo reazionario come quello di Netanyahu e un’Anp sempre più corrotta e impopolare.

Non ci sarà nessuna “comunità internazionale” che arriverà in soccorso agli oppressi di Gaza. In Italia e nel resto del mondo, solo con lo sviluppo e la crescita delle mobilitazioni di massa potremo aiutare il popolo palestinese, attraverso una nuova stagione di lotta di classe, che veda come protagonisti insieme ai lavoratori italiani anche i tanti giovani e lavoratori arabi che affollano le manifestazioni di questi giorni nelle piazze di tutto il paese. Un primo passo dovrebbe essere la convocazione di una manifestazione nazionale per la fine dell’assedio a Gaza.

In queste mobilitazioni il compito dei comunisti è quello di spiegare che la lotta contro i crimini dell’imperialismo israeliano non è una lotta per il ripristino del “diritto internazionale” ma deve avere contenuti rivoluzionari ed anticapitalisti, se non vogliamo che la barbarie che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni nella striscia di Gaza diventi la triste norma in tutto il Medio oriente.