Breadcrumbs

Dopo più di trent’anni di attività il gruppo Mercatone Uno, che attualmente conta 79 punti vendita e quasi 5mila dipendenti (tra diretti e indiretti), rischia il fallimento a seguito del forte indebitamento che ormai supera i 425 milioni di euro!

Nel 2010 il debito era di 40 milioni, nel 2012 di 200 milioni, nel giro di due anni è più che raddoppiato: è davvero tutta colpa della crisi?

Che la crisi ci sia è indubbio, lo viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, ma altrettanto fuor di dubbio sono gli incassi del gruppo, che nel 2010 fatturava oltre 800 milioni di euro e nel 2012, 580. Gli utili negli ultimi due anni hanno subito una flessione ma rimangono consistenti.

A inizio 2013 arriva colui che doveva essere l’uomo del miracolo, Pierluigi Bernasconi, il tanto decantato amministratore delegato del gruppo Mediamarket (che nel 2009 ha ricevuto il “Premio nazionale per l’innovazione” dalle mani del Presidente della Repubblica e nel 2010 veniva nominato Cavaliere del lavoro).

Nelle varie assemblee fatte con i lavoratori per illustrare il suo piano di rilancio ci disse di avere fiducia e ottimismo e di lavorare sodo insieme a lui: nel giro di tre anni avrebbe riportato l’azienda in positivo. Nel corso del 2013 e del 2014 viene infatti effettuato il restyling di 26 punti vendita; nello stesso periodo però il debito del gruppo esplode e il famigerato piano di rilancio si trasforma il 19 gennaio 2015 nella richiesta di ammissione presso il tribunale di Bologna al “Concordato preventivo continuativo in bianco”.

La domanda quindi nasce spontanea: non è che questo famigerato piano di rilancio e innovazione aziendale altro non era che fumo gettato negli occhi dei lavoratori per spingerli a lavorare di più e con più “efficienza”, a fronte di una diminuzione oraria dovuta all’utilizzo sempre più massiccio del contratto di solidarietà? E non è che l’operazione di restyling sia stata compiuta proprio in previsione della vendita del gruppo?

E, domanda più importante: Bernasconi è arrivato per salvarci o per prepararci alla vendita?

L’obiettivo dei proprietari (le famiglie Cenni e Valentini) è quello di ricavare il più possibile dalla vendita anche di singoli negozi e magazzini, e poi chissà, una volta che il gruppo si sarà snellito per essere costituito solo dai negozi più redditizi, ricomprarci tramite un prestanome!

Intanto il 12 marzo si è tenuto a Roma, presso il Ministero per lo sviluppo economico, il primo incontro con la proprietà e i sindacati; incontro dal quale non è scaturito niente di nuovo se non che, se una delle tre manifestazioni di interesse non si concretizzerà al più presto, il concordato preventivo si trasformerà in fallimento.

Alla luce di ciò il tribunale di Bologna ha dato il via libera alla svendita totale in 34 punti vendita, svendita che partirà il 21 marzo; non ha reso noto però quali siano questi punti venditaò. I lavoratori coinvolti quindi lo scopriranno pochi giorni prima.

D’altronde, “l’occupazione dei dipendenti non è tra le nostre priorità” hanno sfacciatamente detto i vertici dell’azienda al tavolo di crisi regionale in Piemonte, regione che dovrà rinunciare alla metà dei suoi punti vendita (degli attuali 12 ne resteranno 6); in particolar modo le chiusure di due negozi, quello di Brandizzo e di Mappano di Caselle (To) sono date per certe, non ricevendo la merce da mesi…

Ma questi negozi sono anche teatro di lotte, in particolare i colleghi di Brandizzo sono in sciopero da più di due settimane, e i colleghi di Mappano hanno anche organizzato degli eventi per raccogliere fondi in solidarietà con gli scioperanti.

è necessario che queste lotte si diffondano da Nord a Sud, dai 34 negozi a rischio chiusura a tutti gli altri, e che tutti insieme si riesca a bloccare questa operazione di svendita volta a far fare ancor più soldi a chi ne ha già fatti tanti, sfruttando il nostro lavoro.

Joomla SEF URLs by Artio