Stretto di Messina: riprendiamoci i traghetti e le Ferrovie - Falcemartello

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Lo scorso 2 febbraio, durante un incontro con i sindacati, le Ferrovie dello Stato hanno dichiarato che è necessario sopprimere 5 dei treni a lunga percorrenza  e mantenere un’unica nave ferryboat per l’attraversamento dello stretto di Messina.

Secondo loro, infatti, non sussisterebbe la possibilità di finanziare simultaneamente il traghettamento ferroviario ed il traghettamento con i mezzi veloci. La dismissione dell’area dello stretto è l’unico piano, non dichiarato, sistematicamente messo in atto da Fs: dal depotenziamento dei vettori (nel 2005 i treni a lunga percorrenza diretti dalla Sicilia al Nord erano 56, nel 2012 dieci) a mero vantaggio del gestore privato Caronte, al taglio delle spese di manutenzione, alla diminuzione di personale, all’inasprimento dei turni di lavoro, all’esternalizzazione dei servizi. Negli ultimi anni il servizio è solo peggiorato, nonostante l’incremento delle tariffe e a scapito dei contribuenti con oltre 2 milioni di chilometri di ferrovie persi solo al Sud.

La vertenza mette in discussione il futuro di molti lavoratori: 102 esuberi tra i lavoratori a tempo indeterminato, 50 circa tra i precari marittimi, 500 nell’indotto. Contro questo taglio il 14 febbraio scorso si è alzata la voce dei lavoratori, che sono scesi in piazza nella manifestazione convocata unitariamente dai sindacati e a cui hanno aderito decine di organizzazioni e comitati. Nei nostri interventi abbiamo sottolineato come solo la mobilitazione dei lavoratori possa fermare questi attacchi e riconquistare i posti di lavoro e un trasporto pubblico di qualità, garantendo la necessaria gratuità per studenti, disoccupati e precari. Questa chiarezza è doppiamente necessaria visto che al corteo erano presenti forze da cui i lavoratori hanno solo da perdere: dai separatisti, che isolerebbero i lavoratori siciliani, a Fratelli d’Italia e Ncd, storicamente promotori dei peggiori attacchi, a chi rilancia la speculazione del ponte sullo stretto. Vanno anche arrestate le illusioni in “sponde” governative: Renzi e il Pd dopo il Jobs act si apprestano a un’altra ondata di privatizzazioni, forse proprio a partire dalle Ferrovie visto il piano di liberalizzazione totale del settore discusso al parlamento europeo a metà febbraio. Solo la rinazionalizzazione dei trasporti sotto il controllo dei lavoratori potrà garantire investimenti laddove servono per gestire il servizio sulla base delle necessità e non della speculazione; ad esempio garantendo lo sviluppo di una rete funzionante su tutto il territorio siciliano anziché pensare a investire solo sull’alta velocità (ad alto costo) Palermo-Messina. In quest’ottica il piano d’ammodernamento presentato dai sindacati in questi giorni ci trova d’accordo, purché superi il limite dell’aumento tariffario: una proposta per noi non sostenibile. Che la mobilitazione sia la strada giusta lo dimostra la dichiarazione  dell’amministratore Fs Elia che il 17 febbraio avrebbe palesato l’intenzione di revocare il piano promulgato il 2 febbraio. È un primo risultato, ma non ci possiamo fidare: dobbiamo restare pronti a scendere in piazza e bloccare il servizio se le promesse non verranno mantenute e collegare questa lotta con le altre lotte territoriali (Blueferries, Ustica Lines) e nelle ferrovie in tutta Italia, cogliendo i segnali giunti  in questi giorni dai ferrovieri di Genova, Milano e Roma.