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mai salviniGiovedì 5 febbraio circa trecento persone hanno affollato un’assemblea, a La Sapienza di Roma, che ha inaugurato un mese di mobilitazioni contro la manifestazione organizzata da Salvini per il 28 febbraio nella capitale, con il patrocinio di CasaPound. Nello stesso giorno si terrà anche un contro-corteo antifascista.

Si tratta, nelle intenzioni del Matteo leghista, di un appuntamento di rilievo, sulla strada del tentativo portato avanti dal nuovo leader della Lega di mettere i cocci del derelitto neofascismo italiano insieme a qualche masnadiero in cerca di una via d’uscita dal tramonto di Berlusconi.

Per provare la strada della risalita per la Lega e con essa il riscatto della destra italiana, abbiamo anche assistito al tentativo di accreditarsi presso settori di lavoratori con iniziative davanti alle fabbriche per presentare i demagogici referendum contro la legge Fornero: si tratta della stessa Lega che ha votato la legge 30 di Berlusconi, uno dei più massicci tentativi di devastare i diritti dei lavoratori di questo paese.

Borghezio ha battuto per mesi i marciapiedi di un quartiere popolare di Roma come Casal Bertone per aizzare i genitori degli alunni di scuole medie ed elementari contro la presenza in classe di figli di immigrati; esponenti più o meno ignoti delle liste Io sto con Salvini, messe in piedi nei municipi della capitale, si sono prodigati in ordini del giorno (approvato quello presentato nel centro storico) che chiedevano, tra le altre sconcerie di stampo clerico-fascista, di obbligare tutte le scuole della città a rimettere i crocefissi in tutte le classi: una consuetudine seppellita dall’avanzare della secolarizzazione.

Prima della manifestazione nazionale del 28 febbraio contro quella di Salvini e CasaPound, sono state organizzate molte assemblee e manifestazioni dai movimenti e le organizzazioni di sinistra che stanno già registrando una massiccia partecipazione: il 5 febbraio una contestazione studentesca contro Salvini a l’Aquila, tre giorni dopo una manifestazione antifascista a Palermo contro un’iniziativa del successore di Bossi con CasaPound e fuoriusciti dal Pdl, tanto per far capire qual è l’accoglienza al Sud che riceverà il tentativo della Lega di essere un po’ meno Nord. Con Salvini che prova a fare l’amico ripulito dei fascisti, lontano dalla tecnocrazia di destra e di sinistra che ha governato in Italia e in Europa, per quanto, senza alcun imbarazzo, si ponga ora il problema di allearsi con Berlusconi per vincere le regionali in Liguria e in Veneto.

E Roma, con una nuova assemblea a La Sapienza il 18 febbraio (più partecipata della prima), è ora il centro propulsore di un appello nazionale a scendere in piazza contro Salvini e contro i fascisti che stanno con lui, raccogliendo il testimone della manifestazione antifascista del 24 gennaio a Cremona, contro la vile aggressione di sei giorni prima ai danni del centro sociale Dordoni, di cui ha fatto le spese il compagno Emilio, uno dei leader storici del Csa, tuttora in bilico tra la vita e la morte.

Che trovino ospitalità nelle liste di Salvini oppure, come è stato in passato e potrà essere ancora in futuro, direttamente nella “casa-madre”, Forza Italia; che si alimentino della demagogia populista contro l’euro o del “mutuo sociale” (rigorosamente solo per gli italiani), cercando di parassitare la rabbia anti-sistema che si fa spazio in strati sempre più larghi soprattutto di giovani, i fascisti continuano a giocare il ruolo di aguzzini che si scagliano contro gli attivisti di sinistra.

Sono, oggi, piccole bande ma per combatterli serve una lotta politica popolare e di massa in ogni quartiere che si rivolga a tutti i giovani e i lavoratori, per smascherare il loro ruolo ed unire l’antifascismo alla battaglia per l’unità contro il razzismo e contro i tagli alla scuola pubblica, per il diritto alla casa; contro il Jobs act di Renzi che la Lega in Lombardia, zitta e muta di fronte allo scandalo senza fine del lavoro gratuito per Expo, applica alla grande, con il lavoro super-precario creato dalla Dote unica del lavoro.

È il caso di approfittare della disponibilità, manifestata soprattutto da una fascia consistente di giovani, a lottare contro Salvini e i suoi nuovi amici fascisti, per togliere loro l’agibilità politica nei quartieri, invece che concentrarsi a testare, con piccole minoranze, la capacità di resistenza delle forze dell’ordine.

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