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A un anno dalla rivoluzione, la Tunisia si trova ad affrontare un’ondata di scioperi, rivolte regionali, sit-in e proteste di ogni sorta. Per le centinaia di migliaia di lavoratori e giovani tunisini che avevano coraggiosamente affrontato le pallottole della dittatura per ottenere lavoro e dignità, fondamentalmente non è cambiato nulla.

La cattura e l’uccisione del colonnello Gheddafi sono state descritte dai mass media in tutti i dettagli scabrosi possibili. Con la morte di Gheddafi e la presa di Sirte, il Consiglio nazionale di transizione (CNT) sta parlando di formare un governo di transizione. Il CNT è riconosciuto dalle potenze imperialiste, di cui rappresenta gli interessi. Tuttavia, molti libici guardano con diffidenza giustificata al CNT e ai suoi sostenitori imperialisti.

Tripoli è caduta. Cinque mesi dopo l'inizio dei bombardamenti della Nato e a sei mesi dall'insurrezione di Bengasi, il 20 agosto i ribelli di Bengasi sono entrati nella capitale libica. Gheddafi è fuggito e le truppe a lui fedeli difendono Sirte ed altre fette di territorio libico, anche se ormai la maggior parte del paese è nelle mani del consiglio nazionale di transizione.

Natura e obiettivi delle forze in campo


Vent’anni di propaganda, a cominciare dalla prima guerra del Golfo (1991) dovrebbero avere insegnato persino ai più tardi di comprendonio come tradurre quel linguaggio convenzionale fatto di “difesa della democrazia”, “intervento umanitario”, “comunità internazionale” e via di seguito. Tuttavia non dobbiamo nasconderci che gli avvenimenti libici hanno seminato più di una perplessità anche fra coloro che in passato si erano opposti agli interventi in Afghanistan e in Iraq. Forse anche per questo ad oggi non abbiamo visto svilupparsi un vero movimento di massa contro l’intervento imperialista.

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