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L’attacco militare su Gaza perpetrato dall’esercito israeliano agli ordini del governo di destra del primo ministro Netanyahu è stato uno dei crimini di guerra più rivoltanti nella già macabra storia del sionismo.‭ ‬La devastazione inflitta alla popolazione palestinese è impressionante:‭ ‬almeno‭ ‬2.143‭ ‬morti‭ – ‬tra i quali‭ ‬490‭ ‬bambini‭ –‬,‭ ‬11mila feriti,‭ ‬infrastrutture distrutte‭ – ‬secondo l’ONU‭ – ‬per un valore tre volte superiore a quello determinato dalla guerra del‭ ‬2008-2009.‭ ‬Chi solidarizza col popolo palestinese,‭ ‬dunque,‭ ‬ha sentito profonda vicinanza nel vedere i festeggiamenti seguiti al cessate il fuoco e le immagini della vita che riprende nella Striscia.


Questa tregua,‭ ‬tuttavia,‭ ‬è più che mai instabile.‭ ‬Nessuna questione fondamentale è stata risolta:‭ ‬Netanyahu,‭ ‬malgrado l’uso di una brutalità senza limiti,‭ ‬non ha distrutto la resistenza e nemmeno decapitato la direzione di Hamas‭; ‬Hamas,‭ ‬d’altra parte,‭ ‬non ha raggiunto‭ ‬nessuno degli obiettivi che si era prefissata,‭ ‬dal permesso alla ricostruzione di un porto e di un aeroporto internazionale al rilascio di centinaia di prigionieri politici.‭ ‬Nella generale decomposizione sociale che squarcia il Medio Oriente,‭ ‬il conflitto israelo-palestinese si è incancrenito in un‭ “‬inferno‭” ‬senza vie d’uscita su base capitalista.
Netanyahu esce indebolito dal conflitto.‭ ‬Isolata malgrado tenti di inserirsi in nuove‭ “‬coalizioni dei volenterosi‭”‬,‭ ‬la borghesia israeliana è ora ancor più profondamente divisa al suo interno.‭ ‬Netanyahu è contestato da destra e nel suo stesso partito,‭ ‬il Likud,‭ ‬per aver sospeso l’intervento militare senza avere distrutto Hamas:‭ ‬tre ministri del suo governo si sono dissociati dalla sua conduzione della guerra giudicata troppo indecisa.‭ ‬Il governo,‭ ‬però,‭ ‬è stato contestato anche da decine di migliaia di israeliani che sono scesi in piazza contro la guerra‭; ‬inoltre,‭ ‬centinaia di riservisti,‭ ‬disgustati dai massacri perpetrati a Gaza,‭ ‬si sono rifiutati di combattere,‭ ‬a costo di essere arrestati.‭ ‬Cinquanta di loro hanno scritto al‭ ‬Washington post per denunciare il legame tra guerra e soffocante militarizzazione della società israeliana.‭ ‬In generale,‭ ‬la società è stata scossa anche dalle ingenti perdite militari dell’esercito israeliano,‭ ‬64‭ ‬soldati,‭ ‬e presto dovrà anche pagare le spese di questo macello con ulteriori tagli della spesa pubblica.‭ ‬Netanyahu ha infatti annunciato un taglio del‭ ‬2%‭ ‬del budget statale per fare fronte ai‭ ‬2,5‭ ‬miliardi di dollari consumati per questa guerra.‭
La classe dominante israeliana,‭ ‬cogliendo i frutti dell’impantanamento delle rivoluzioni arabe,‭ ‬ha cercato di isolare‭
‬Hamas appoggiandosi sul generale al Sisi,‭ ‬capo di Stato egiziano e‭ “‬mediatore ufficiale‭”‬,‭ ‬e sui suoi alleati dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti,‭ ‬a loro volta in conflitto col Qatar‭ – ‬principale sostegno di Hamas‭ – ‬per il dominio politico e commerciale sulla regione.‭ ‬Al Sisi,‭ ‬durante i bombardamenti,‭ ‬ha tenuto sigillato il valico di Rafah,‭ ‬impedendo così ai palestinesi di trovare scampo e cure mediche in Egitto,‭ ‬e ben pattugliato il Sinai,‭ ‬per impedire un collegamento tra miliziani di Hamas e Fratelli musulmani egiziani.‭ ‬Inoltre,‭ ‬una sua prima mediazione,‭ ‬rifiutata da Hamas,‭ ‬prevedeva la riapertura del valico di Rafah a condizione che il suo controllo fosse garantito da Dahlan,‭ ‬successore preferito da Israele alla guida dell’Anp.
Hamas non è neanch’essa uscita rafforzata.‭ ‬Infatti,‭ ‬la sua direzione ha accettato una tregua senza raggiungere nessuno dei suoi obiettivi,‭ ‬smentendo così le posizioni prese in Qatar dal suo capo politico Mershaal.‭ ‬La questione palestinese mostra nuovamente che i movimenti islamici non sono suscettibili di portare avanti una lotta di liberazione nazionale ed agiscono per procura,‭ ‬come pedine di Stati alla ricerca di un dominio sub-imperialista.‭
‬è un limite significativo delle mobilitazioni in solidarietà con la Palestina il silenzio su Hamas,‭ ‬un problema innanzitutto per il movimento di liberazione palestinese,‭ ‬da decenni sacrificato a diplomazie interstatuali e incapace di sviluppare una strategia politica che incrini il sentimento di unità nazionale e religiosa sul quale si basa la tenuta dei governi sionisti di ogni colore.

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