Elezioni regionali in Sicilia: banco di prova per il PRC - Falcemartello

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La posizione assunta dal nostro partito siciliano in prospettiva delle regionali è naturale e corretta, collocandosi all’opposizione del Pd. Ciò è indispensabile per un partito comunista che si prefigge negli scopi la tutela dei ceti subalterni, che il governo Monti sta massacrando.

L’asse Pd-Udc in sostegno a Crocetta non è che l’esemplificazione in chiave elettorale di ciò che da tempo affermiamo: se il Pd difende una classe, questa è sicuramente quella del padronato.

In una situazione in grande cambiamento, con il centro-destra diviso e in profonda crisi, ogni scenario è possibile nelle elezioni del prossimo 28 ottobre. è perciò opportuno discutere del profilo della coalizione della sinistra unita che indica in Fava il proprio riferimento: una sinistra unita può essere un punto di partenza, ma non risolve magicamente i problemi, nè è garanzia assoluta di successo, come insegna l’esperienza di “Uniti per la sicilia”nelle elezioni regionali del 2006.

La regione Sicilia ha un deficit di bilancio di 15 miliardi di euro. Governo centrale e classe dominante vorrebbero che i tagli siano scaricati sulle spalle dei ceti meno abbienti: occorre dire No a un simile diktat e adottare un programma alternativo.

Tale programma non c’è, sebbene non manchino delle idee: è tuttavia evidente che esse appaiono correlate ad una gestione economica riformista, in un’ottica di compatibilità e risanamento dell’economia del capitale. Come interpretare, nel programma di Claudio Fava, ad esempio l’affidamento di servizi e produzioni ad imprenditori appartenenti alle “White list” o la sintonia di intenti con Montante, presidente di Confindustria Sicilia? Esiste un padronato ripulito dalle contaminazioni mafiose e pertanto possibile interlocutore? Oppure, come sarà possibile “risparmiare senza tagliare la vita della gente” come dice il candidato della sinistra? Per mantenere i servizi si dovranno aumentare le tasse regionali, se non si vogliono attaccare i patrimoni e le rendite dei “poteri forti”.

Una prospettiva di governo, sempre e comunque, ribadita anche recentemente dal partito di Vendola: “Sel nasce per rimescolare le carte del riformismo e del radicalismo e affascina solo se esclude derive minoritarie e nostalgiche. Noi non vogliamo operazioni di pura testimonianza. La candidatura di Fava, come quelle di Pisapia, Zedda, Doria, Pietrangeli, è nata per vincere le elezioni e non per testimoniare alterità”.

Non meno timori riguardano l’Idv, che non ha mai nascosto di essere un partito moderato e liberale ed è proprio a Palermo, in relazione alla questione Gesip (la multiservizi del Comune), che questo risulta evidente. Mentre il governo pone come clausola per lo stanziamento di 5 milioni di euro la messa in mobilità dei 1.800 dipendenti, Idv propone la costituzione di una società consortile al 51 % pubblica, indicando nella gestione aperta ai privati una possibile soluzione per risollevare l’economia della partecipata senza intaccare troppo le unità lavorative.

Tale soluzione non deve che trovare una ferma opposizione da parte del Prc; ai padroni interessa soltanto il profitto ed è evidenza sperimentale che anche i padroni “buoni” sanno ben speculare sulla gestione di servizi essenziali, comprimendo i costi della forza lavoro ed imponendo l’aumento indiscriminato delle tariffe e la riduzione degli investimenti (per di più godendo di lauti finanziamenti pubblici).

Spetta a Rifondazione comunista contestare queste scelte rivendicando la propria identità di partito di classe: un sistema alternativo che abbia come perno la difesa e il ripristino (ove necessario) dei servizi pubblici, sotto controllo dei lavoratori e della cittadinanza.

Il nostro banco di prova riguarda le soluzioni che prospetteremo per la risoluzione di vertenze quali Gesip, Termini Imerese, petrolchimici, cantieristica, Muos, sanità e servizi (come Windjet e Servirail). Senza una nostra indipendenza, di analisi e programmatica, un lavoro di radicamento all’interno dei ceti meno abbienti è impossibile. Non importa il numero di deputati o assessori all’Ars che avremo: saremmo risucchiati dalle dinamiche imposte da personaggi con una caratura imponente, si chiamino Orlando o Fava. Precisamente su questo siamo obbligati a dare chiari segnali di discontinuità rispetto agli anni passati.