Esplode la rivolta contro il Muos - Fuori le basi Usa dall’Italia! - Falcemartello

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Da qualche anno in Italia si stanno sviluppando movimenti locali di lotta per la difesa del territorio da abusi e devastazioni presentati spesso sotto l’etichetta di “grandi opere”. Le lotte contro il ponte sullo Stretto, la Tav, il Muos, hanno pian piano varcato i confini del locale per assumere un valore ed una portata nazionale.

 

Battaglie e movimenti che fanno della difesa dell’ambiente e della salute il perno attorno al quale mobilitare e sensibilizzare gli abitanti dei territori interessati e via via l’intero paese.

 

Nel tempo queste lotte hanno assunto anche un significato politico: sono ormai chiari gli interessi economico-finanziari che puntano ad utilizzare enormi risorse pubbliche per aumentare profitti privati. La scelta, dunque, di combattere questi eco-mostri non può che comportare la necessità di schierarsi contro quelle forze sociali che li sponsorizzano e le forze politiche che decidono di realizzarli.

Spesso le grandi opere costituiscono “solo” un danno alla collettività in cambio del profitto di pochi; a volte invece diventano una cessione di sovranità ad uso e consumo di interessi politico-militari dell’“amico” americano.

Una lotta di popolo

Un’arma distruttiva tanto potente quanto oscurata dai media è il Muos, il famigerato sistema di intercettazioni degli Usa la cui costruzione è prevista nel sito di Niscemi (Caltanissetta). Esso è parte di un complesso satellitare con quattro mega impianti ricettivi a terra. Gli altri tre sono localizzati in Virginia, in Australia e alle Hawaii.

Lo scopo è sostituire il vecchio sistema di comunicazione militare satellitare Usa con uno più pervasivo (con onde Uhf) e capace di garantire la copertura anche in luoghi, quali per esempio foreste, non coperti dall’attuale sistema (Ufo).

Proprio questo ha generato l’allarme di parecchi studiosi sui danni ad agricoltura e popolazione che ne deriverebbero. Sulla scorta di ciò è sorto e cresciuto un movimento di opposizione sempre più radicato e deciso.

Attivisti no-Muos protagonisti di una lotta contro i “potenti” vedono tra le loro fila uomini e donne, bambini e anziani; gente comune presidia la zona adiacente alla costruzione dell’antenna, bloccando il passaggio di uomini e mezzi statunitensi.

È la difesa del territorio e della salute il primo lampante motivo a spingere gli attivisti ad opporsi all’attuazione di un patto segreto stipulato tra governo italiano e governo Usa, che si concretizza appunto con la costruzione del radar Muos a Niscemi e sul quale la comunità locale non solo non viene considerata interlocutrice, ma in più subisce la violenta repressione di uno Stato sempre più forte con i deboli.

Uno Stato che conferma il suo ruolo: non arbitro fra le parti, ma schierato sempre e comunque dalla parte della classe dominante e pronto a sacrificare la vita dei suoi cittadini anche ad interessi stranieri pur di garantire qualche profitto in più alla propria borghesia.

Oltre ai rischi per la salute umana (tumori e leucemie sarebbero all’ordine del giorno) dimostrati dagli innumerevoli studi che lanciano preoccupanti allarmi per l’aumento delle malformazioni genetiche nei nascituri, anche l’ambiente subirà importanti danni. Un impatto ambientale che vedrebbe notevoli modificazioni morfologiche quali ad esempio siccità ancor più frequenti ed inondazioni che si inseriscono in un bilancio pesantemente negativo per il territorio.

Bilancio che include, tra gli altri, possibili interferenze su apparecchiature elettroniche e sul traffico aereo, concreto problema data la vicinanza agli aeroporti di Catania e Comiso e che spinse a spostare il sito di installazione da Sigonella a Niscemi per i possibili danni ai droni americani.

Conseguenza già riscontrata dai niscemesi è l’espropriazione delle terre adiacenti al luogo di costruzione dell’antenna, previsto in una zona di interesse comunitario. Terre strappate all’agricoltura locale, desertificate, messe a disposizione dell’“alleato” Usa e da esso utilizzate per blindare l’accesso alla base Muos, in una sorta di isolamento volto ad impedire qualunque tentativo di controllo dall’esterno che possa far emergere eventuali irregolarità nei lavori e possibili danni già arrecati.

Estremamente pericolose quanto false sono le dichiarazioni del ministro Cancellieri, che definisce il Muos come “un sito di interesse strategico per la difesa nazionale e dei nostri alleati”.

Non è solo una questione ambientale

Nemmeno il periodo di campagna elettorale ha determinato a sinistra una discussione sulla necessità di un’opposizione al Muos non limitata a livello locale.

Lasciando stare il Pd, dal quale nulla c’è più da aspettarsi di diverso dal sostegno di interessi e poteri “forti”, si fa notare la totale mancanza di una presa di posizione da parte di Sel a livello nazionale. Vendola si è ben guardato dallo sbilanciarsi in una questione che potrebbe causare forti imbarazzi in un governo Bersani.

Immaginare uno scenario in cui Bersani invita Obama a ritirare il progetto del Muos è esercizio più comico che utopico, quindi per chi lo sostiene giurando ogni giorno fedeltà per la governabilità è meglio “narrare” su altri argomenti.

Non si può neanche non notare che alla sua sinistra Ingroia si è limitato ad una generica e vaga dichiarazione di contrarietà per il pericolo dovuto alle famigerate onde assassine. Magari i militanti del Prc che si battono quotidianamente al fianco dei “resistenti” niscemesi meriterebbero maggiore sostegno morale e politico.

In Sicilia, a dire il vero, assistiamo alla forte presa di posizione del Presidente della Regione e all’adesione dei consiglieri regionali grillini ai motivi della protesta.

Al di là della buona fede più o meno discutibile, queste posizioni si limitano a richiamare l’autonomia dei territori e il diritto alla salute. Limitare la critica alla questione ambiente/salute è come aggredire un cancro con una dieta a base di cibo biologico.

Viene naturale inoltre porsi una domanda: se lo costruissero in Tunisia cosa penserebbero costoro? Non riusciamo ad immaginare Crocetta o Cancelleri (capogruppo M5S in Regione) imbarcati con la bandiera NO Muos alla volta di Hammamet.

L’arroganza mostrata dagli Usa che, nonostante la revoca delle autorizzaioni da parte della regione siciliana, dichiarano che andranno avanti con la costruzione del Muos, dimostra che per vincere questa battaglia è necessario dotarsi di un programma che non si limiti alle questioni ambientali, per estendere il fronte delle mobilitazioni.

È un dovere dei comunisti portare nel movimento esistente il loro contributo di analisi e proposte. I comunisti sanno che il Muos è la manifestazione di un altro aspetto intollerabile del capitalismo: la rincorsa al controllo militare del pianeta da parte dell’imperialismo, in questo caso, americano.

Chi oggi lotta per la propria salute ha il diritto di sapere che se anche il Muos non fosse così pericoloso per loro, sarebbe comunque un’arma contro altri popoli. Bisogna lottare contro chi vuole inviare droni e soldati ovunque ci sia una sollevazione popolare, contro chi vuole continuare a imporre ad ogni latitudine i propri interessi ad ogni costo.

Ecco che anche in questa vicenda si può ben vedere che la critica dei marxisti a questa società non è frutto di ideologie astratte, ma reale constatazione che il capitalismo non funziona se non grazie al dominio di pochi sulla vita di molti. Mai come in questi anni è evidente che la costruzione di una società libera non può che passare dal suo abbattimento.