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L’ultimo mese ha visto svilupparsi in Messico una mobilitazione studentesca di massa, paragonabile solo alle manifestazioni del ’68.

Tale mobilitazione sta mettendo in forte difficoltà il governo del conservatore Peña Nieto e potrebbe rappresentare la scintilla di un incendio sociale più grande e generalizzato in grado di unificare le lotte sociali che hanno attraversato il Messico negli ultimi anni, convogliando attorno al movimento studentesco le lotte dei lavoratori e quelle in difesa delle risorse energetiche, così come le rivendicazioni democratiche per lungo tempo represse.

 

La lotta della Normale e la faccia violenta dello Stato

L’evento più drammatico dello scontro tra governo e movimento studentesco si è avuto il 26 settembre nello Stato di Guerrero. Gli studenti della Scuola normale rurale di Ayotzinapa si trovavano in stato di agitazione con migliaia di loro compagni normalisti in tutto il Messico contro la Riforma educativa che riduce i diritti sindacali degli insegnanti e apre le porte dell’educazione primaria ai privati. Durante un’iniziativa di autofinanziamento gli studenti hanno subito un atto di repressione congiunto da parte delle forze di polizia e di un manipolo di uomini legato al narcotraffico. Gli assalti armati di cui sono stati vittime hanno portato all’uccisione di 6 persone, al ferimento di altre 17 e al sequestro di 43 studenti, di cui ancora oggi non si conoscono le sorti.

Gli avvenimenti della Normale di Ayotzinapa dimostrano gli stretti rapporti tra i partiti della borghesia messicana e le squadre dei Narcos, uniti dalla volontà di schiacciare qualsiasi forma di protagonismo popolare che possa mettere un freno ai loro interessi faraonici. Il governo di Peña Nieto ha gettato la maschera e ha mostrato il suo aspetto più brutale, fatto di repressione e violenza squadrista, di interessi privati e sfruttamento. E il vero volto del potere al popolo messicano non sta piacendo affatto.

Non è difficile capire come questo conflitto dovrà necessariamente radicalizzarsi arrivando alle estreme conseguenze. Lo scontro, che si acuisce sempre più ogni giorno che passa, sta aprendo un vero e proprio vaso di Pandora. Tutte le Scuole normali rurali del paese sono entrate in agitazione organizzandosi in un’Assemblea nazionale e non si contano più le azioni di protesta messe in atto da studenti e insegnanti.

Ma la mobilitazione coinvolge praticamente ogni università del Messico e la giornata internazionale di solidarietà con i normalisti di Ayotzinapa, il 26 settembre, ha portato la lotta fuori dai confini nazionali, sviluppando non solo reti di solidarietà in tutto il mondo, ma anche atti di emulazione e di conflitto sociale, come dimostra il caso dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras, anch’essa entrata in sciopero contro gli stessi progetti di privatizzazione dell’istruzione portati avanti in Messico così come in Europa.

La giornata del 26 ha dimostrato quale potente arma possa rappresentare la solidarietà internazionale e gli immensi strumenti che le masse oppresse sono in grado di mettere in moto una volta entrate sulla scena della storia.

 

Continua la lotta del Politecnico

Nel frattempo continua la mobilitazione dell’ Istituto politecnico nazionale (Ipn) di Città del Messico, che da oltre un mese è coinvolto in uno sciopero attivo contro la modifica del regolamento interno e dei piani didattici senza il coinvolgimento degli studenti. L’applicazione di queste misure, oltre ad essere fortemente antidemocratica, aprirebbe la strada al progetto di smantellamento e privatizzazione dell’istruzione pubblica che il governo di Peña Nieto cerca di imporre in tutto il Messico.

Con il prosieguo della lotta gli studenti del Politecnico hanno esteso le parole d’ordine della loro mobilitazione, chiedendo alle istituzioni non solo il ritiro del progetto di riforma, ma anche un drastico incremento dei fondi pubblici destinati all’istruzione e giustizia per quanto avvenuto ad Ayotzinapa.

La protesta dell’Ipn si è articolata con diverse iniziative di lotta, che vanno dallo sciopero ad oltranza ad assemblee di massa nelle varie facoltà, dai presìdi fuori dai cancelli degli istituti alle “mega-marce” oceaniche che hanno attraversato Città del Messico, fino all’organizzazione dell’Assemblea generale del Politecnico, massimo organo decisionale della comunità studentesca, cercando e trovando la solidarietà di molti lavoratori, dentro e fuori dalle mura universitarie.

Nel frattempo l’intervento autoritario dello Stato non si è fatto attendere. Il governo ha attaccato l’Assemblea generale e la principale organizzazione studentesca, il “Comitè de lucha estudiantil del Politécnico” (Clep), infiltrando poliziotti e bande fasciste nell’Università, per provocare e dividere gli studenti con minacce, violenze e informazioni false e fuorvianti diffuse con ogni mezzo. Nel frattempo la stampa borghese, in particolare il quotidiano reazionario “la Razòn”, ha messo in atto una campagna diffamatoria contro i dirigenti del Clep e dell’organizzazione politica che lo sostiene, La izquierda socialista. Tale campagna punta a criminalizzare dirigenti politici che da sempre e coerentemente si battono per difendere i diritti dei poveri e degli sfruttati, cercando di creare un clima avvelenato che spinga il governo a intervenire con la forza per rompere lo sciopero e le occupazioni studentesche.

A queste azioni i compagni hanno risposto in maniera esemplare, cercando di far uscire in tutti i modi la lotta dall’angolo stretto in cui le istituzioni volevano rinchiuderla.

Il conflitto del Politecnico è così uscito dal confine dell’università e già per il 31 ottobre è prevista una prima “Mega marcha interuniversitaria” che ha l’obiettivo di unificare tutte le università di Città del Messico in un’unica coinvolgente manifestazione.

 

Contro la repressione organizzare la protesta

Proprio in quest’ottica i compagni del Clep e de La izquierda socialista promuovono la creazione di una nuova struttura studentesca in grado di mettere in connessione la lotta del Politecnico con quella delle scuole normali e con le mobilitazioni studentesche estese su tutto il territorio messicano, dotandole di una piattaforma unificante e di una prospettiva rivoluzionaria.

Nasce a tale scopo il “Comité promotor de la unión de estudiantes revolucionarios”, che nel momento in cui scriviamo è già in azione per realizzare assemblee di base in varie facoltà, con l’obiettivo di dare slancio a questa nuova sfida organizzativa.

Siamo convinti che in Messico si stiano piantando le fondamenta di nuovi sviluppi rivoluzionari che avranno un potenziale esplosivo per tutta l’America Latina. A questi sviluppi la Tendenza marxista internazionale guarda con fiducia ed entusiasmo ogni giorno rinnovati ed invita compagni e simpatizzanti ad intraprendere azioni di sostegno e solidarietà con la gioventù rivoluzionaria messicana.

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