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Crollano i fondi pensione integrativi

"Le zampate dell’orso che da oltre due anni imperversano nelle borse fanno male alle pensioni di scorta. Dopo un 2001 in grigio, i fondi pensione di categoria sono finiti in profondo rosso. Nei primi sette mesi del 2002, i fondi chiusi (riservati ai lavoratori dipendenti di un settore o di un’azienda) hanno ottenuto una performance media netta negativa del 4%". A scrivere queste righe è il Corriere della sera del 2 settembre. 

L’articolo continua entrando nei dettagli del disastro delle cifre, il rendimento del Fondo Cometa (metalmeccanici), il maggiore dei fondi di categoria con i suoi 381.791 iscritti e un patrimonio di 1,1 miliardi di euro, precipita del 2,8%. Il Fonchim (chimici), secondo per numero di lavoratori iscritti, 113.600, tocca -3,30%, e via così citando i fondi di altre categorie.

E poco può essere di consolazione il fatto che il fondo Quadri e capi Fiat perde il 5,64%.

Sembrano passati secoli da quando il sindacato lanciò i fondi pensionistici e i dirigenti per convincere i lavoratori a iscriversi ripetevano slogan del tipo "chi non risica non rosica". Invece sono passati poco più di quattro anni e non solo, come questo giornale aveva già spiegato allora, i fondi si stanno dimostrando una grande fregatura per i lavoratori ma intanto lo stato sociale ha ricevuto ulteriori colpi con il consenso dei vertici sindacali.

L’Assolombarda fa le veci della digos

L’Assolombarda (Confindus-tria lombarda) ha dato una prova evidente di quale sia la preoccupazione dei padroni per il futuro autunno e di come si stiano preparando a reagire.

Ha inviato a tutte le aziende associate la seguente lettera:

"Come è noto il 5 luglio è stato sottoscritto tra Governo e Parti sociali il Patto per l’Italia che non ha visto tra i suoi firmatari la Cgil. (...) Quanto sopra sta causando -o potrà causare- presso talune aziende, forme di agitazione o, comunque, di non collaborazione che riterremmo opportuno monitorare con la Vostra collaborazione. (...) Vi saremo grati, pertanto, se poteste comunicarci, nei modi ritenuti da Voi più opportuni, le forme di agitazione eventualmente poste in essere presso di Voi nonché altre manifestazioni di protesta quali volantinaggi, raccolte firme, ecc..."

Ampie schedature e intimidazioni, ecco la loro ricetta per depotenziare il conflitto. Questa ricetta fa il paio con le dichiarazioni del capo di Confindustria di questi giorni, "il governo deve passare all’attacco nelle riforme anti-sociali".

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