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L'editoriale del nuovo numero di Rivoluzioneriv3 small

“Ci vogliono far tornare a quarant’anni fa”. Afferma, preoccupato, Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, riferendosi alla protesta di insegnanti e studenti contro la “Buona scuola”. Lo fa naturalmente sulle pagine del quotidiano di Confindustria, Il sole 24 ore, l’8 maggio scorso.

 

Rembado critica “l’egualitarismo assoluto, l’idea che tutti i docenti siano uguali” risalente infatti a quella terribile epoca (per lorsignori), nella quale i lavoratori conquistarono tanti dei loro diritti.
Insomma, si lamenta esasperato nei confronti dei docenti: “sul fronte disciplinare, nei casi di gravi violazioni, il preside ‘può al massimo irrogare una sospensione fino a dieci giorni’”.
Ecco, la nostra mente non può che andare a Franti, lo studente del libro Cuore “espulso da tutte le scuole del Regno”, per i suoi atti di insubordinazione. Sono passati oltre cento anni da allora, e oggi  Rembado, Renzi e compagnia questo potere assoluto lo vogliono esercitare non solo sugli studenti, ma anche sugli insegnanti, sul personale della scuola, e più in generale, su tutta la società.
Facendo diventare la scuola un’azienda come tutte le altre, azzerando il contratto nazionale, buttando a mare lo Statuto dei lavoratori, precarizzando ogni aspetto del lavoro e della vita, cercano di impedire che ritorni proprio una stagione di lotte come quella degli anni settanta.
Nella loro opera devastatrice, calpestano certezze che finora sembravano incontestabili.
I “diritti” tutelati dalle leggi e uguali per tutti, non ci sono più, esistono diritti di serie A e diritti di serie B. Una sentenza della Corte costituzionale (“il valore assoluto della giustizia”, ve lo ricordate, ce lo insegnavano a scuola) ha stabilito che ai pensionati bisogna restituire l’intero importo della mancata indicizzazione delle loro pensioni, decretata nel 2012 da Monti e Fornero. Renzi ha deciso di adempiere alla sentenza al 12%, questa è infatti la percentuale equivalente ai poco più di due miliardi di euro stanziati dal governo, a fronte dei 16,6 miliardi più gli interessi dovuti secondo la Corte. Un’una tantum in media di 500 euro, annunciata non casualmente a pochi giorni dalle elezioni regionali.
“Non ha senso ridare i soldi a tutti i pensionati, anche a chi sta abbastanza bene”, replica l’ineffabile Renzi.
Peccato che questo governo i soldi li abbia trovati subito quando si è trattato di indennizzare i “poveri” boiardi di Stato, “pensionati” dallo stesso Renzi. Il Tesoro infatti ha elargito l’anno scorso una buonuscita di 8,4 milioni di euro a Paolo Scaroni, che lasciava l’Eni, e di 6,4 milioni di euro per la mancata riconferma ai vertici dell’Enel di Fulvio Conti. Sono solo un paio di esempi.
I loro “diritti acquisiti” si sono rivelati intoccabili, ed esigibili all’istante.
Lavoro e pensioni, scuola e giustizia, queste erano le certezze su cui si reggeva il capitalismo italiano e il suo sistema di consenso. Tutto ciò ora sta venendo meno, mentre i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri. Secondo le ultime rilevazioni dell’Ocse infatti, il 20% più ricco detiene il 61,6% della ricchezza nazionale mentre il 60% più povero ne possiede solo il 17,4%.
Ecco perché noi non abbiamo paura degli anni settanta, anzi a quella radicalità del conflitto ci vogliamo tornare! Crediamo infatti che solo attraverso la lotta di classe si possa riconquistare tutto quello che i padroni ci hanno tolto e ci toglieranno.
La rivolta che è esplosa nel mondo della scuola e che ha avuto il suo punto più alto nello sciopero del 5 maggio, può essere quella scintilla che può innescare una nuova stagione di lotte.
È una battaglia ancora aperta, che la classe dominante, nonostante le abbia tentate tutte, dalla lezioncina alla lavagna di Renzi alle provocazioni del Garante degli scioperi, non ha affatto vinto.
Una battaglia nella quale i lavoratori troveranno ben poche sponde nelle elezioni regionali del 31 maggio prossimo, destinate ad essere disertate da tanti. Ancora meno ne troveranno nell’attuale parlamento.
La vittoria nella contro la “Buona scuola”, come nelle vertenze come quella della Whirpool passa per la lotta ad oltranza, fino alla resa del governo e della controparte padronale. La determinazione dei lavoratori si è vista: a quella stessa convinzione devono essere costrette le organizzazioni sindacali.
Sarà sulla base delle lotte di massa che potremo ricostruire una sponda politica, quel partito dei lavoratori che oggi manca, ma che è più che mai necessario. Sinistra Classe Rivoluzione è pronta a dare il suo contributo, con il suo programma rivoluzionario e il suo entusiasmo.

22 maggio 2015

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