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Nelle precedenti puntate della diatriba nel cuore del “modello emiliano romagnolo di buona politica”: Vasco Errani, presidente della regione, due anni fa viene indagato per il caso Terremerse con l'accusa di truffa e falso ideologico per il milione di Euro concesso dalla Regione alla coop presieduta dal fratello del governatore. Assolto in primo grado, l'8 luglio 2014 viene condannato in appello e si dimette.

 

I problemi con la Procura per il Pd non finiscono qui, infatti sempre nel 2012 era iniziata una maxi inchiesta sulle “spese pazze” dei gruppi consiliari: pranzi e cene dorate per un totale di mezzo milione di Euro contestati a tutti i partiti, 220 mila Euro per il Pdl e 145 mila per il Pd. Tutti i capigruppo sono indagati.

La successione assume subito un carattere turbolento: Daniele Manca, sindaco di Imola, sarebbe la discendenza diretta della giunta Errani, pupillo di Bersani e sponsorizzato da Renzi, ma la proposta non riesce ad unificare le tante altre anime del Pd. Da quel momento inizia la giostra delle primarie con candidature proposte e ritirate, con tanto di intrighi, complotti e ostracismi incrociati.

La prima rosa di canditati conteneva una pletora di nomi su cui nelle ultime settimane i vari esponenti locali si erano suddivisi, ma fino a pochi giorni fa il panorama si era ristretto a tre nomi: Matteo Richetti, Stefano Bonaccini e Roberto Balzani è considerato il candidato di rottura rispetto alla giunta dimissionaria.

I due candidati forti sono entrambi renziani e Richetti uno di quelli della prima ora. Tutti e tre rappresentano tuttavia gli interessi contrapposti all'interno di una stessa classe borghese.

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Richetti (a sinistra) e Bonaccini

Due giorni dopo la visita di Renzi a Bologna, Richetti ritira la propria candidatura per le primarie e viene fuori che anche lui è indagato per le spese pazze: questioni personali? Alto livello morale di un cittadino coscienzioso? Un improvviso afflato unitario per non balcanizzare il partito? Sotto le ipocrisie è evidente che le pressioni per il suo ritiro sono arrivate dall'alto rivelando le primarie come l'ennesima farsa in cui a decidere tutto è Renzi.

Ma il crescendo tragicomico c'è con l'ennesimo colpo di scena: anche Bonaccini è indagato per la stessa inchiesta e ad oggi non si è ritirato!

In questo momento non è facile dire cosa decideranno di fare, anche se da più parti si chiede l'azzeramento della partita e andare avanti con nuove candidature che provengono direttamente dalla sala dei bottoni: ripescando Manca o magari Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio oppure Poletti, l'uomo delle cooperative emiliane e Ministro del Lavoro.

Quello che non cambia in nessuna di queste ipotesi è che tutte rappresentano magnificamente il marciume di questo partito. Gli scandali che sono emersi in questo periodo sono il danno collaterale di una prassi ben radicata da lungo tempo, il Pd si è presentato senza veli e si è rivelato una volta di più come un incasinatissimo comitato di affari in cui nessuna fazione rappresenta una reale alternativa politica per i lavoratori.

L'Emilia Romagna ha conosciuto a fondo le politiche di questo partito: le linee guida sulla salute emanate dal governo sono state diligentemente applicate con la chiusura di 25 ospedali su 61 e il blocco del turn over per il personale sanitario. Il tasso di cementificazione è tra i più alti d'italia con un giro d'affari miliardario intorno alle grandi opere che assicura profitti esorbitanti alle aziende appaltatrici che spesso sono legate alla mafia.

Chi crede che questa crisi apra automaticamente delle praterie a sinistra, potrebbe rimanere con l'amaro in bocca. Troppi gli errori dei gruppi dirigenti, scarsa la credibilità delle formazioni a sinistra del Pd.

Sel per esempio da settimane sfoglia la margherita per decidere la propria collocazione, cercando qualcuno del Pd con cui poter “dialogare” e ora Balzani potrebbe rappresentare proprio l'occasione giusta, presentandosi come il candidato del dissenso su cui far convergere il voto dei delusi, una pia illusione ma sufficiente a fornire un alleato con cui fare la sponda (più o meno) sinistra del Pd.

Rifondazione Comunista all'indomani della caduta di Errani aveva iniziato a discutere con le forze della Lista Tsipras alle Europee per la costruzione di una lista alternativa. Sel ha partecipato con lo spirito di chi aspetta solo di salutare e l'appello per la costruzione della lista è piuttosto blando, con pallidi riferimenti alle lotte sociali e nessun richiamo all'anticapitalismo. Inoltre Rifondazione sconta la propria collocazione interna alla giunta Errani che continua a valutare come l'ultimo esempio di Pd positivo.

Non ci sarà da stupirsi se la partecipazione al voto sarà molto bassa, in questo frangente tutte le forze politiche hanno mostrato la loro mancanza di autorità, la crisi di fiducia e l'incapacità di costruire una proposta credibile.

Che questa politica provochi disgusto è comprensibile. Anche se oggi questo sentimento si esprime solo attraverso la disaffezione verso i partiti, questa non è altro che la cenere che copre i tizzoni. Sotto brucia una rabbia generalizzata fra i lavoratori e i giovani a cui può bastare uno soffio di ossigeno per ricominciare ad ardere.

 

 

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