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eternit sentenza fotogramma eternit 2È ben nota la vicenda dell’Eternit di Casale, la fabbrica di amianto del magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Migliaia di persone sono morte di mesotelioma, per l’inalazione delle polveri e per la mancanza di misure di sicurezza che l’azienda non ha voluto adottare, nonostante avesse sempre saputo i danni procurati dall’amianto, non solo alle persone, ma anche all’ambiente.

Ma se ci si fosse curati della salute degli operai, si sarebbe fatto un danno enorme al  profitto. Di conseguenza meglio il mesotelioma agli operai, che impedire al Capitale di respirare a pieni polmoni. E a chi credeva di poter inchiodare lo svizzero alla sbarra, ci ha pensato mercoledì la Corte di Cassazione a spezzarne le illusioni. Ribaltando le due sentenze, la prima del Tribunale di Torino (febbraio 2012) e la seconda della Corte d’Appello (3 Giugno 2013), infatti, la Corte di Cassazione ha stabilito che i reati di Schmidheiny sono da considerarsi prescritti. Per i due tribunali precedenti non c’era prescrizione che tenesse per una strage che dura tutt’oggi, ma per la Corte di Cassazione il danno è stato fatto solo ed esclusivamente ai tempi d’oro della fabbrica. Perciò, quelli che muoiono ancora oggi, quando è chiusa da oltre 20 anni, muoiono per i fatti loro!

La sentenza ha lasciato i familiari delle vittime esterrefatti e privati di 89 milioni di euro di risarcimento. Il danno fatto dalla Corte d’Appello viene così riparato dalla Cassazione: non più oppresso da 18 anni di galera, finalmente libero, Schmidheiny potrà godersi in santa pace anche questi 89 milioni di spiccioli risparmiati!

Se ha stupito più di un osservatore superficiale, la Cassazione non ha più di tanto spiazzato chi lotta tutti i giorni contro le ingiustizie di questo sistema, che sa bene che, quanto più la giustizia s’innalza di grado, tanto più si abbassa al livello dei padroni, fino a strisciare ai loro piedi.

Ora si aspettano le motivazioni della Cassazione che non saranno tanto diverse dalle pompose dissertazioni sulla differenza tra Diritto e Giustizia del Procuratore Generale Francesco Iacoviello, il quale, durante l’udienza, ha rimarcato come non sempre queste due divinità borghesi vadano d’amore e d’accordo e che, nel caso si prendano a pugni, il compito di un giudice è schierarsi con il Diritto. Simili corbellerie riempiono il palato dei liberali, ma fanno sorridere anche il più ingenuo degli operai. Basterebbe infatti che il Diritto si schierasse anche solo una volta dalla loro parte, per vedere il Procuratore Generale e tutti quelli come lui rimangiarsi le parole e passare immediatamente dalla parte della Giustizia. Perché cambiando l’ordine dei cavilli, la giustizia borghese non cambia.

La prescrizione per gli assassini dell’Eternit arriva a ruota dall’assoluzione per i poliziotti colpevoli dell’assassinio di Cucchi, ennesimo caso di Giustizia a senso unico. È solo l’ultima di una serie interminabile di sentenze di classe. Dalle stragi di Stato impunite agli anarchici defenestrati fino alla sentenza di ieri, la magistratura ci ricorda che puoi ammazzare come un cane un ragazzo, puoi uccidere coscientemente migliaia di persone con l’amianto, ma se sei un padrone o un poliziotto pagato per difenderlo, uscirai sempre assolto dai processi, perché la tua giustizia non solo ti difenderà, ma con l’assoluzione ti rinnoverà la licenza a delinquere nella completa impunità. Solo se sei un operaio o uno che attenta all’interesse dei padroni devi temere la loro giustizia, perché azzardati anche solo a sabotare un Treno ad Alta Velocità, senza torcere un pelo a nessuno, neanche a un poliziotto armato fino ai denti, e rischierai fino a 200 anni di galera, come rischiano Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò e tanti altri compagni della lotta No Tav incarcerati preventivamente e duramente per non avere commesso il fatto di stare, come i giudici, dalla parte dei padroni.

Di fronte a una giustizia del genere, non possiamo accontentarci di non demordere, come fa il Procuratore Guariniello. La prescrizione secondo lui conferma il dolo, ci sono quindi le condizioni per aprire un nuovo capitolo: quello degli omicidi. Guariniello è encomiabile, ma il fatto che un procuratore come lui non riesca a ottenere altro che una prescrizione, deve servire per comprendere che solo un miracolo possiamo aspettarci dalla giustizia borghese. Anche noi, quindi, non demordiamo, ma in modo diverso, e se sosteniamo la causa dei familiari delle vittime dell’amianto, non è perché riescano prima o poi a ottenere una giustizia pressoché impossibile, ma anche perché da qui passa la necessità di lottare contro questo sistema ingiusto dove a pagare sono sempre i lavoratori e a farla franca, i padroni.

 

 

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