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radio fabbricaL'editoriale di Radio Fabbrica

Il governo, con il disegno di legge sulle nuove regole del mercato del lavoro, Jobs act, ha scoperto le carte. È prevista l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, cioè l’abolizione definitiva di quel poco che rimaneva del licenziamento per giusta causa, ma anche tante altre cose. Come il controllo a distanza in azienda o il diritto per i padroni di demansionare a piacimento i lavoratori.

Tutto ciò ovviamente in nome del rilancio dell’economia per dare a tutti, giovani e meno giovani un lavoro dignitoso. La tesi è quella che da trent’anni ci ripetono, l’economia è ferma a causa di sindacati conservatori che difendono apparati burocratici e privilegi per pochi. Il sistema giuridico del lavoro è ingessato e quindi gli imprenditori non possono espandersi e le multinazionali non vengono a investire.

Per rafforzare questa tesi Renzi ha inviato uno spot di due minuti contro la segretaria della Cgil e il segretario della Fiom, che lo hanno accusato di promuovere le peggiori politiche antioperaie dagli anni ottanta. Nello spot Renzi racconta della giovane mamma precaria costretta alla sussistenza e l’operaio di cinquantanni espulso dal ciclo produttivo. Spiegando che il Jobs act vuole mettere fine allo scandalo della precarietà in Italia.

La realtà è ben diversa, dietro l’ennesimo attacco allo Statuto dei lavoratori, dietro lo slogan delle tutele progressive, si cela un obiettivo ben più importante, non quello di dare a tutti gli stessi diritti ma di estendere una volta per tutti ai lavoratori l’assenza di qualsiasi diritto. Cioè che tutti subiscano lo stesso sfruttamento, il ricatto e la paura.

Renzi si sente abbastanza forte per tentare di sferrare quell’attacco che a Berlusconi dieci anni fa non riuscì (anche se con la legge Biagi fece di peggio), e che al governo Monti, riusci in gran parte ma non in modo definitivo. Dalla sua parte ha le istituzioni europee, mondiali e i padroni.

Ma non basta, gli serve anche l’appoggio o almeno la passività della maggioranza dei lavoratori, dei giovani e dei disoccupati del paese. Renzi sa che i sindacati sono screditati perché è vero che in questi anni i vertici non hanno fatto nulla, anzi, si sono resi in parte responsabili della situazione attuale. Non solo Cisl e Uil che hanno sempre detto sì a tutto, alla Fiat, a Berlusconi, a Monti. Anche la Cgil ha gravi responsabilità.

Sono ormai vent’anni che la precarizzazione del paese avanza inesorabile, ci sono quasi cinquanta tipologie di contratti precari a disposizione dei padroni per far quello che vogliono. Cosa ha fatto la Cgil in questi due decenni per contrastarla effettivamente? Poco e nulla, anche quando le condizioni c’erano. Quando Cofferati nel 2003 mobilitò milioni di persone contro l’attacco all’articolo 18, nei cortei non c’erano solo i lavoratori “garantiti” c’erano anche migliaia di precari che vedevano in questa lotta uno spiraglio per un contratto dignitoso. Ma una volta che Berlusconi ritirò l’offensiva, la Cgil smobilitò. Non era forse quella un’opportunità per estendere questo e altri diritti a tutti i lavoratori? E che dire del 2010, quando sull’onda del referendum a Pomigliano, la Fiom portò in piazza i metalmeccanici e decine di migliaia di giovani e lavoratori di altre categorie nonostante l’ostruzionismo del vertice Cgil. Anche in quel contesto, dove milioni di persone guardavano con speranza alla Fiom, tutto venne fatto rientrare.

Lo stesso attacco all’articolo 18 lo fece il governo Monti con la legge Fornero nel 2012, e questa volta la Cgil rimase a guardare mentre l’articolo 18 veniva profondamente snaturato. Va ricordato tra l’altro che oltre allo Statuto dei lavoratori vennero peggiorati significativamente gli ammortizzatori sociali e venne fatta la peggior contro riforma da sempre delle pensioni.

Ecco, il primo problema è proprio questo, Renzi, grazie all’assenza del sindacato di questi anni vuole tentare l’affondo, convinto che i lavoratori non lo ostacoleranno.

La Cgil dopo mesi di esitazioni, di dibattiti tanto inutili quanto estenuanti ora cerca di riprendere in mano l’iniziativa. Due manifestazioni sono state convocate, sabato 18 ottobre dalla Fiom, l’8 novembre i lavoratori pubblici e della scuola, che si mobilitano anche per il rinnovo del contratto bloccato da anni. Si potrebbe dire, “poco ma almeno è un segnale e forse un inizio”. Inutile dirlo, noi ci saremo convintamente a tutte le manifestazioni, ma sappiamo che non sono le marce al sabato, e neanche la minaccia di uno sciopero generale che porteranno Renzi e i padroni a più miti consigli, o milioni di persone in piazza. Tra l’altro proprio le basi su cui queste manifestazioni vengono promosse annunciano che l’obbiettivo è quello di potersi sedere a un tavolo tornare a mediare. Alla pretesa di Renzi di inserire le tutele progressive, il sindacato non deve rispondere “parliamone”, deve mettere in campo un’azione decisa che dica “abolizione dei contratti precari e estensione a tutti dello Statuto dei lavoratori”.

Una vera mobilitazione passa attraverso un percorso adeguato allo scontro in atto, reale coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzare azioni di lotta realmente efficaci, discussione sulle azioni da intraprendere. I lavoratori vanno convinti che quella da mettere in campo è una battaglia giusta. Per fare questo non è sufficiente ribadire che l’articolo 18 non si tocca. Di cosa stiamo parlando? Di difendere un diritto ad avere nella maggior parte dei casi un indennizzo se viene appurato che il licenziamento è stato ingiusto? E chi è licenziato perché in azienda si batteva per difendere i lavoratori? Chi ha un contratto a progetto o viene pagato saltuariamente con dei voucher? E chi il lavoro l’ha perso perchè l’azienda ha ristrutturato ed è troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per trovare un altro lavoro? E chi non accede alla cassa integrazione, chi perde il lavoro perché è rimasta incinta o fa troppe assenza per curare i figli in un contesto dove i servizi sociali sono in banca rotta?

Se si danno risposte a queste domande con una piattaforma adeguata allora sarà possibile vincere:

• Contrasto netto al Jobs act e ai contratti a tutele crescenti;

• Difesa ed estensione dello Statuto dei lavoratori a tutti;

• Abolizione delle riforme Fornero su pensioni e ammortizzatori sociali;

• Rinnovo del contratto del pubblico impiego e contratti nazionali che difendano realmente gli interessi dei lavoratori.

Già immaginiamo i tanti funzionari che ci rimproverano di essere degli illusi che vogliono la luna. Ma l'alternativa qual è? A causa dell'impasse della burocrazia sindacale, cioè di chi ci rimprovera di confondere i sogni con la realtà, oggi siamo messi come siamo.

Noi invece facciamo appello a tutti quelli che nella Cgil, nella sua sinistra sindacale, gli autoconvocati contro la Fornero in Cgil, alla Fiom, senza escludere anche i sindacati extraconfederali e i movimenti che stanno preparando lo sciopero sociale, a promuovere la necessità di una mobilitazione efficace per arrivare anche a un vero sciopero generale. La Cgil questa possibilità ce l'ha ma sono i lavoratori che devono imporre che queste cose le si facciano veramente. Consapevoli che il punto centrale dello scontro oggi come in passato resta la mobilitazione dei lavoratori organizzati nel conflitto nei luoghi di lavoro.

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