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In questi ultimi tempi si susseguono dichiarazioni, minacce, velate e non, tra sindacati e l’amministratore delegato Fiat. Uno scontro che avviene tutto sulla carta stampata, con l’ennesima lettera a firma Sergio Marchionne agli oltre 86mila dipendenti del Lingotto. L’oggetto del contendere resta il rinnovo del Contratto collettivo specifico di lavoro (Ccsl) per il biennio 2014-2015, in stallo dall’inizio dell’anno.


Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Sindacato quadri sono meravigliati di non riuscire a portare a casa una misera una tantum di 390 euro (in media, spalmati sulle mensilità, si tratta di 28 euro lordi al mese).
Marchionne negli anni ha costruito una impalcatura contrattuale che serve a evitare le richieste sindacali. La fuoriuscita da Confindustria, appoggiata dai sindacati complici, serviva alla Fiat per non restare vincolata a decisioni altrui. Questo modello, che ha visto il sostegno convinto dei sindacati firmatari del Ccsl, aveva dunque lo scopo di abbattere tutele, diritti e, ovviamente, anche pretese salariali, sin dall’inizio della sua stipula.
Nonostante si sia provato a vendere questo accordo come un grande successo, a distanza di due anni e mezzo dalla firma, i sindacati promotori sono in grossa difficoltà: avevano promesso aumenti salariali maggiori del contratto nazionale ed invece si corre forte il rischio di andare al di sotto dei minimi del contratto stipulato con Confindustria. Nel Ccnl, nel triennio 2013-2015, l’aumento previsto è di 130 euro lordi. Facendo un rapido calcolo: se si sommano i 40 euro del 2013 e l’attuale richiesta di 28 euro, la cifra totale mensile è di 68 euro lordi. Per il prossimo anno (per pareggiare gli aumenti del contratto nazionale), bisognerebbe chiedere ulteriori 62 euro in paga oraria e non con una tantum. Difficile oggi immaginare che la Fiat accetti quest’equiparazione e Marchionne si è affrettato a chiarire la sua posizione: “Considerate le condizioni del paese, non si possono chiedere soldi, quando si perde”.
Alla luce di queste dichiarazioni, sarà già difficile strappare i miseri 28 euro di aumenti quest’anno ed è paradossale che i segretari nazionali, subito dopo aver dichiarato il blocco degli straordinari, tengano a precisare che difendono le scelte e le linee di condotta che hanno intrapreso negli ultimi anni. In una corsa a chi si dichiara più vicino alle posizioni dell’Ad Fiat, si sono spinti ad affermare che non intendono utilizzare i vecchi schemi di lotta ritornando al passato, ma che si augurano che la Fiat si ravveda e torni a trattare.
Contemporaneamente, in casa Cgil, i metalmeccanici sono alle prese con la controffensiva Fiat dopo lo sciopero a Grugliasco, un piccolo segnale di ripresa del conflitto in Fiat. Le strategie su come questo può riprendere restano però ancora confuse. Maurizio Landini, in una lettera di risposta ai comunicati Fiat, dichiara: “Nel primo incontro avuto con la direzione aziendale abbiamo chiarito due punti: che non avremmo firmato il Ccsl e che non pretendiamo di cancellarlo, ma che nell’interesse dei lavoratori avremmo negoziato nel merito delle singole questioni”, dimostrando di non voler aprire uno scontro ma formalmente chiedere miglioramenti.
Contemporaneamente a Pomigliano si concilia per far rientrare i delegati Fiom in produzione, elemento importante che tratteremo in prossimi articoli, ma che senza una strategia puntuale rischia solo d’essere l’ennesimo passo indietro della Fiom. Sta di fatto che Marchionne oggi ha in pugno tutti i sindacati e procede veloce, in un aereo che precipita in cui è l’unico ad avere il paracadute, mentre il movimento sindacale continua a rivendicare un pugno di mosche.

 *Fiom Cgil Fiat - Pomigliano

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