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Report del presidio ai cancelli dello stabilimento

 

Il 14 dicembre è andata in onda la prima di una commedia tragi-comica in quel palcoscenico del G.B.Vico di Pomigliano d’Arco e cioè la cerimonia per il battesimo della Nuova Panda, alla quale hanno partecipato centinaia di giornalisti, le istituzioni,  i ministri  Fornero e Passera, il governatore campano Caldoro, i segretari dei sindacati firmatari dell’accordo e altri; a coronare il tutto e a fare gli onori di casa c’erano Marchionne ed Elkann con una cornice per l’evento di circa 600 tifosi scatenati, tra colletti bianchi e operai, entrati da poco a far parte della grande famiglia.

Questo è quanto sinteticamente hanno riportato la maggior parte dei giornali, ma per dovere di cronaca ci sarebbe da aggiungere molto altro e non tutti l’hanno fatto. C’è da dire innanzitutto che i festeggiamenti si sono svolti rigorosamente a porte chiuse in un clima da G8, non stiamo esagerando e chi era presente potrebbe testimoniarlo, con tanto di zona rossa pattugliata da migliaia di rappresentanti delle forze dell’ordine.

Quello che si presentava agli occhi di chi era lì aveva dell’incredibile.

L’azienda, alcuni giorni prima del summit, oltre a rifarsi il look all’interno delle proprie mura si era adoperata per sistemare le strade e le aree adiacenti alla fabbrica che fino al quel momento aveva completamente trascurato, a discapito dei propri dipendenti, costretti per anni ad affrontare innumerevoli problemi.

Furti e danneggiamenti alle auto erano all’ordine del giorno in un parcheggio che la Fiat fino a qualche tempo fa negava fosse situato nella propria proprietà. Incidenti e ruote bucate, dovuti alle voragini del manto stradale e alla mancanza di barriere di sicurezza erano ricorrenti, e le tantissime denunce non sono valse mai a nulla in quanto la direzione aziendale  riteneva gli episodi non di sua competenza e quindi estranea ai fatti. Tutto questo, ripetiamo, fino a qualche settimana prima dei giorni della presentazione, quando oltre ad “indurre” l’Anas a sostituire e a far montare, dove non c’erano, guard rail e a far asfaltare le strade, ha tracciato una lunghissima striscia che delimitava la proprietà privata fino a ieri non riconosciuta.

Oltre quella striscia era impossibile avanzare. Carabinieri e poliziotti erano posizionati in assetto antisommossa, decine di blindati avevano circondato completamente lo stabilimento e come se non bastasse, erano presenti Digos, polizia municipalizzata, polizia stradale e guardia di finanza, insomma mancava solo l’esercito. Crediamo di non dimenticare nessuno, ma tutto ciò aveva dell’incredibile.

Noi eravamo lì, fuori ai cancelli di quella fabbrica, insieme ai compagni del PRC, ai compagni della sinistra radicale, ai movimenti, ai sindacati di base, agli studenti, ai semplici cittadini. Al presidio sono passate le istituzioni che non si sono volute prestare a questa farsa, come il comune di Napoli che nella persona di Tommaso  Sodano vice-sindaco,il 14 è stato con noi fuori i cancelli. Eravamo con la nostra Fiom-Mobile per manifestare in maniera pacifica, per raccontare le schifose intimidazioni e le pressioni psicologiche nei confronti degli attivisti della Fiom. Eravamo lì per informare l’opinione pubblica e i numerosi giornalisti delle discriminazioni verso tutti coloro che esprimono dubbi e pareri discutibili sul modello Marchionne. Eravamo lì per denunciare pubblicamente la ghettizzazione nei confronti dei lavoratori che la Fiat ha “rotto”, i cosiddetti RCL, cioè con ridotte capacità lavorative perché non più in grado per motivi di salute di poter svolgere alcune attività lavorative. Presidiavamo i cancelli della nostra fabbrica per difendere e rivendicare il valore della DIGNITA’ della classe operaia ancora una volta presa a calci nel culo. Ed eravamo lì, guardati a vista dall’esagerato schieramento delle forze dell’ordine, abnorme sperpero di denaro pubblico, ancor più scandaloso in questo clima di richiamo al rigore, per spiegare, la realtà dei fatti, a chi ancora non è al corrente che in quella fabbrica ci sono circa 4000 operai, ancora in cassa integrazione e che chissà se mai più saranno reintegrati, in quanto la produzione di un solo modello difficilmente garantirà l’occupazione per tutti i lavoratori del G.B.Vico e del suo indotto.

Tutto questo, mentre all’interno dello stabilimento, tirato a lucido, andava avanti la recita con l’attore protagonista nei panni di Marchionne.

Durante questa farsa di conferenza stampa i giornalisti si sono alternati con varie domande alle quali il “salvatore” rispondeva più o meno sinteticamente e in maniera arrogante, soprattutto a coloro che ponevano domande scomode, rimanendo sempre sul vago e senza mai dare delle risposte chiare sul futuro di coloro che ancora non sono rientrati in fabbrica. Poi a coronare la festicciola, come già accennato, c’erano gli unici spettatori autorizzati, quei pochi lavoratori freschi riassunti in Fabbrica Italia Pomigliano, composti da capi, capetti e tutta la direzione, messi lì apposta per applaudire smoderatamente ad ogni risposta dell’amministratore delegato più pompato d’Italia.

Affisso al grattacielo che sovrasta l’area dinanzi alla fabbrica è stato messo un telone grandissimo sul quale compare un enorme mosaico umano, composto da tanti operai messi in modo tale da raffigurare la Nuova Panda, sulla quale capeggia una gigantesca scritta: “NOI SIAMO QUELLO CHE FACCIAMO”.

Ecco, ora tutto ci è più chiaro, il disegno e il messaggio subliminale  (ma non tanto) messo a grandi lettere, con sfondo un cielo azzurro, sono la risposta al grande enigma, siamo: MACCHINE …..oppure il rebus potrebbe avere anche un’altra soluzione, siamo: Panda… operai in via d’estinzione?

Noi non crediamo di esserlo, e anzi faremo di tutto per farci sentire, a partire ovviamente dalle date che Landini nella conferenza stampa di Venerdi 16 dicembre ha annunciato, lavoreremo per migliorare lo stato attuale, per allargare la partecipazione operaia che seppur si è manifestata attraverso la solidarietà espressa da delegazioni di varie fabbriche(in particolare va segnalata la buona presenza dei lavoratori dell’ex Ergom), denota a nostro avviso ancora una scarsa ripresa di forza e coraggio.

Infatti se si può trovare il punto debole della mobilitazione, va ricercata nella timorosa risposta dei lavoratori del nostro stabilimento. È chiaro e evidente il timore denotato dalla partecipazione più corposa a riunioni di preparazione (sintomo di preoccupazione)del presidio, che dal presidio stesso (sintomatico del terrore di esporsi). E’ difficile in questo contesto mostrarsi e lottare, dal momento che la Fiat indisturbata viola tutte le regole democratiche. Questa fase è forse la più dura da quando è iniziata la vertenza, ma proprio questo aspetto rende ancora più determinante il nostro impegno, nell’isolamento in cui tanti operai sono sprofondati, non coscienti delle loro capacità di poter sovvertire lo scenario esistente, sempre più spesso credono di non avere speranze di risollevare le proprie sorti.

Complice anche la crisi generale, che come primo effetto deprime la nostra classe di riferimento, o in alternativa spinge le mobilitazioni in vicoli ciechi, spesso perché le avanguardie spendono le loro energie in un inutile movimentismo senza porsi il problema di rendere partecipate le iniziative che propongono. Seppur in modo generoso questo genere di iniziative diventa sterile e controproducente, ecco perché crediamo che questo sia il punto sul quale concentrare i nostri sforzi, sicuri di un esplosione di rabbia che la situazione oggettiva innescherà, bisogna dare una strategia e un percorso di prospettiva alla lotta.

Questa mancanza è uno dei limiti principali delle attività messe in campo dalla Fiom sulla vertenza di Pomigliano in questa fase. La Fiom sicuramente poteva investire di più sul presidio, per farlo essere l’occasione per riprendere un dialogo con gli operai e iniziare a svelare l’ipocrisia del piano Marchionne alla prova dei fatti.

Il contesto chiaramente è difficile e il terreno spesso cede, ma non possiamo limitarci ad una guerra mediatica-giudiziaria. È  giunto invece il momento di contrattaccare proponendo un nuovo percorso di mobilitazione e rivendicazioni più chiare, che sia da stimolo per riprendere un ragionamento fin da subito sulla vertenza e sui suoi sviluppi per i mesi a venire. L’attivo nazionale dei delegati Fiom che si terrà a Gennaio dovrà servire anche e soprattutto a questo.

 

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