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Sul muro che costeggia l’ingresso merci della Fiat di Pomigliano c’è una scritta che risale alla marcia in favore del SI al referendum, che dice Si al futuro. Qualche metro più in là il nostro striscione, Panda: 800 famiglie senza futuro. Come già scritto in un precedente articolo, la lotta dei lavoratori della ex-Ergom, è partita a febbraio sulla spinta di un gruppo di lavoratori e da allora non si è più fermata.

 

La rabbia verso i castelli di promesse e rassicurazioni costruiti dai sindacati firmatari per tenere calme le maestranze si è sempre più estesa. La consapevolezza che il più grosso indotto partenopeo della Fiat di Pomigliano sia non solo senza lavoro, ma addirittura esautorato del ruolo di indotto plastico per il Piano Panda, è comune a tutti i suoi dipendenti. Gi operai hanno spinto Fim, Uilm, Fismic ed Ugl a diverse forme di mobilitazione (assemblee, cortei e blocchi stradali) assieme alla Fiom, nonostante per tutto il tempo le burocrazie sindacali tentassero di riprendere in mano la direzione.

L’indifferenza delle istituzioni locali e del ministero sommate alla non disponibilità dei vertici della Magneti Marelli a venire a portare una missione produttiva ai tavoli alla quale è stata convocata, ha dato sempre più ragione alla volontà, mai venuta meno, dei lavoratori di individuare l’azienda come primo obbiettivo. La latitanza dell’azienda, convocata più volte nell’arco di ben 4 mesi dal Ministero dello Sviluppo Economico, sollecitato a sua volta da un presidio di 250 lavoratori, unito ai 30 licenziamenti su 34 dei colleghi della ditta di pulizie, alla cui lotta la Magneti Marelli risponde con la serrata, hanno tolto ogni alibi ai sindacati firmatari che hanno sempre provato ad allontanare la lotta dall’azienda.

La settimana scorsa in assemblea l’obbiettivo è colpire la Fiat. I lavoratori premono per andare a bloccare l’ingresso merci della FIP, con alla testa tutti i sindacati. Così dopo la CIG il primo giorno di ripresa produttiva, lunedì 10 dicembre, i cancelli dell’ingresso merci vedono l’arrivo degli operai dell’ex-Ergom fin dalle cinque del mattino. Ne arrivano sempre più, oltre 200. Ne arrivano a sufficienza da far decidere ai manifestanti di bloccare anche gli ingressi dei dipendenti, con tale decisione da zittire a brutto muso in massa il primo (e l’unico) dei firmatari presenti, a provare a limitare la lotta al solo blocco delle merci.

Così il blocco delle merci diventa il blocco di tutti e cinque gli ingressi principali della Fiat di Pomigliano, con code di chilometri tutt’attorno. Fim, Uilm, Fismic e Ugl non sono riusciti a contenere la rabbia e la voglia di lottare negli ultimi mesi, figurarsi in un tale momento! Anzi l’essere stati obbligati dalla pressione dei lavoratori a presenziare, con RSA di fabbrica e segretari territoriali, ad un giornata di lotta contro le conseguenze dell’accordo di Pomigliano segnano definitivamente il fallimento dello stesso e più in generale delle promesse occupazionali e del modello di sindacato corporativo contenuti nel Piano Fabbrica Italia.

Ironia della sorte tutto ciò avviene la mattina del rientro in fabbrica dei 19 lavoratori di Fiat Auto iscritti alla Fiom e vincitori per 2 volte della causa per discriminazione che sancisce l’inizio del rientro della Fiom in FIP. Al loro arrivo, poco dopo l’alba, i lavoratori al presidio aprono il picchetto per consentire loro l’entrata dall’ingresso principale. Si decide di sciogliere i picchetti all’annuncio di un incontro sindacati e dirigenza aziendale presso la Giunta Regionale per lunedì 17. Ciò nonostante la giornata di lunedì 10 si conferma come uno straordinario momento di conflitto superiore alle aspettative.

Un grosso passo avanti nella vertenza ex-Ergom che ne conferma ad ora il punto più avanzato nella lotta del gruppo Fiat in Italia. Per l’incontro del 17 chi vi scrive non nutre molte aspettative, anzi ben cosciente che in assenza di una mutazione sostanziale del quadro, dovrà essere assieme alla progressione della lotta fin qui attuata il punto di ripartenza, attraverso discussione e partecipazione degli operai, per innalzare la coscienza dei lavoratori al fine di estendere e radicalizzare la lotta attraverso la Fiom, unico sindacato fin’ora rappresentate di tali istanze.

La lotta in questi mesi ha già prodotto il passaggio da una prima fase di istintiva chiusura a difesa il proprio stabilimento alla apertura ad estendere la lotta a Pomigliano. Tocca a noi attivisti ed alla Fiom il compito di estendere e rilanciare la lotta a tutto il gruppo Fiat ed indotto a partire dalla parola d’ordine che nessun posto di lavoro deve andare perso.

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