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Storia di una sentenza che incide sui rapporti di forza tra FIAT e i lavoratori

Ieri, 21 giugno 2012, la battaglia iniziata esattamente 2 anni fa con il referendum imposto da Marchionne ha rivisto i riflettori accendersi su di sé. Il giudice del tribunale di Roma ha di fatto accertato la discriminazione che noi in più occasioni avevamo denunciato, e che anche i sindacati firmatari dell’accordo negavano.

Dall’elenco fornito dalla stessa FIAT, in cui comparivano 382 lavoratori iscritti alla FIOM il 31/ 12/ 2010, nemmeno uno di questi è stato riassorbito nella nuova società. Nonostante tutti i tentativi, a dire il vero alquanto goffi, della difesa, di dimostrare che il caso aveva voluto questo risultato, una perizia statistica affidata ad un professore di Birmingham ha smontato tutto l’impianto difensivo, decretando che un caso del genere poteva accadere casualmente solo una volta su un milione. La notizia è stata ovviamente accolta con grande gioia da tutti i compagni di Pomigliano, tanto che alcuni di loro, nella conferenza stampa indetta dalla FIOM, non hanno saputo trattenere le proprie emozioni.

La sentenza, che impone la riassunzione delle maestranze iscritte al sindacato dei metalmeccanico della CGIL, 145 per la precisione, potrebbe cambiare alcuni equilibri, che fino ad ora si erano generati nello scontro in atto. Il condizionale è d’obbligo vista l’ avversione della FIAT ad accettare le sconfitte: Infatti l’azienda ha già preannunciato ricorso. È chiaro a tutti che se la FIOM riesce a fare entrare in fabbrica i propri iscritti cadrebbe tutta l’intera opera messa in piedi dallo “stratega” Italo-canadese, di tenere rapporti solo ed esclusivamente con sindacati proni al suo volere. La fortezza costruita in questi anni comincia a scricchiolare e questa sentenza è il nostro cavallo di Troia, che può portare all’interno delle mura un nucleo di combattenti pronti a farsi rispettare.

Il giudizio quindi su quanto avvenuto non può non essere positivo ma allo stesso tempo bisognerà mantenere la mente lucida, perché le ricadute reali di quella sentenza per ora sono tutte da vedere. Bisognerà pertanto sfruttare questo colpo assestato dalla sentenza del tribunale, per costruire una mobilitazione ampia su Pomigliano che porti ad intrecciare le discriminazioni oramai accertate con il più difficile nodo del futuro produttivo. Per intenderci non vorremmo che la controffensiva possa sfruttare le nuove armi costruite apposta per i padroni da Monti e Fornero,. Tali norme, che rendono il licenziamento molto più facile, potrebbero giocare un ruolo importante visto lo scenario non limpido.

Di fatto senza altre produzioni Pomigliano rischia di essere il nuovo campo su cui sperimentare le nuove norme della riforma Fornero. Questo tema impone la riflessione anche su quale strategia attuare, è il momento di affondare il colpo, riprendere la mobilitazione e pretendere che tutti i lavoratori di Pomigliano e dell’indotto rientrino al lavoro.

 

* Segretario del Circolo Prc Fiat auto - Avio, Pomigliano d'Arco

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