Portogallo - I lavoratori dicono no al piano di lacrime e sangue - Falcemartello

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Le elezioni legislative portoghesi del 2009, che hanno visto i socialisti perdere la maggioranza assoluta e i partiti di sinistra (Bloco de Esquerda (Be) e Partito Comunista Portoghese (Pcp)) salire insieme al 18% con 31 parlamentari, hanno portato alla costituzione di un governo di minoranza, guidato dal socialista Josè Socrates.

Lo stato più occidentale dell’Europa continentale (690mila disoccupati – più del 10% della forza-lavoro – e un salario minimo di 475 Euro) vive una crisi economica profonda ed è, insieme a Grecia, Spagna e Italia, nella lista dei paesi col debito pubblicopiù alto e per questo uno dei possibili punti di rottura dell’Unione Europea.

Il 2009 si è chiuso con un calo dell’economia del 2,7% (la peggiore recessione degli ultimi decenni) ed un deficit dello stato salito al 13% del Pil.

Di fronte a una simile emorragia dei conti pubblici, il governo, con l’obiettivo di riconquistare la fiducia dei mercati europei, ha presentato un vero e proprio piano di lacrime e sangue, contenuto all’interno del Pec (Programma di stabilità e crescita) che, nelle parole di Francisco Chico Louçã, leader del Be, rappresenta il peggior piano di sacrifici mai proposto ai lavoratori dalla rivoluzione dei garofani del ‘74.

Il Pec, approvato grazie all’astensione della destra in Parlamento e fortemente avversato dal Bloco de Esquerda e dal Partito Comunista Portoghese, rappresenta l’ultima goccia nel vaso già ricolmo della rabbia dei lavoratori portoghesi, che subiscono da anni politiche di aumento dell’orario e peggioramento dell’organizzazione del lavoro con un insostenibile aumento dei ritmi.

Il contenimento salariale fino al 2013, una delle proposte più simboliche tra quelle varate dal governo insieme alle privatizzazioni e ai tagli a sanità e stato sociale, si è schiantato come un macigno sulle già precarie condizioni di vita delle masse portoghesi. Il governo ha adeciso di privatizzare la maggioranza delle aziende statali, azzerando le conquiste della rivoluzione del 1974: dalle ferrovie all’energia elettrica, dalla compagnia aerea di bandiera Tap alle poste, tutto sarà messo in svendita.

Contro un simile massacro sociale, mentre tutte le risorse vengono indirizzate per salvare le banche portoghesi e quelle che hanno in mano i titoli del debito pubblico dello stato lusitano (banche tedesche in primis) e 12 miliardi di Euro solo nel 2009 finiscono nei paradisi fiscali, si è scaraventata l’indignazione popolare ed è salita un’ondata di protesta praticamente di molti settori della classe operaia portoghese.

Le mobilitazioni più importanti hanno riguardato gli studenti, medi e universitari, e i lavoratori del settore pubblico, quelli della sanità e dell’energia.

Lo scorso 24 marzo, in occasione della giornata nazionale dello studente, decine di migliaia di iscritti alle scuole medie e superiori sono scesi in piazza contro il nuovo Statuto degli studenti. Questo statuto non è altro che un regime di gestione e autonomia delle scuole che imprime una forte accelerazione sul piano delle privatizzazione e dell’autoritarismo nelle scuole e l’abbassamento della soglia per l’accesso alle borse di studio che è stata portata a 540 Euro mensili per famiglia, riducendo al minimo la fascia di studenti che ne possono beneficiare, essendo tagliate fuori tutte quelle famiglie che vivono, ad esempio, di un solo salario da lavoro dipendente basso, ma non così basso come quello che corrisponde all’asticella fissata dal governo socialista…

Le manifestazioni più importanti si sono tenute a Lisbona, dove gli studenti hanno messo nella propria linea di tiro il processo di Bologna, di privatizzazione della scuola a livello europeo, con lo slogan “siamo studenti e non clienti” ad aprire i cortei.

I lavoratori del settore pubblico sono stati i primi a mobilitarsi e, dopo una serie di iniziative a livello locale partite a fine 2009, il 4 marzo il Fronte Sindacale per l’Amministrazione Pubblica e il sindacato dei quadri tecnici dello stato (della Ugt, che in prevalenza fa riferimento al Partito Socialista) e il Fronte Comune (della Cgtp), hanno organizzato uno sciopero di 24 ore contro il blocco dei salari.

I primi mesi del 2010 sono stati caratterizzati anche da scioperi con adesioni di massa, sempre attorno al 90%, nel settore dell’energia e del petrolio. Sono scese in lotta la Kemet Electronics di Evora, la General Cable Cel-Cat di Moralena (nella zona di Sintra) e la Galp Energia di Lisbona, dove i lavoratori hanno ora annunciato per i giorni 19, 20 e 21 aprile un blocco delle raffinerie che metterà a rischio i rifornimenti alle pompe di benzina del Paese.

Protagonisti degli scioperi contro le privatizzazioni nella sanità sono stati gli infermieri che a decine di migliaia, con una adesione storica che non si vedeva dal 1976 quando questa categoria ottenne il pieno riconoscimento della propria professione, sono scesi in piazza in occasione di tre giornate consecutive di sciopero a febbraio di quest’anno con il corteo, nell’ultimo dei tre giorni di sciopero, pesantemente caricato dalla polizia.

Una significativa vittoria è stata conseguita dai lavoratori del commercio che sono riusciti a sconfiggere il tentativo della relativa associazione padronale di portare surrettiziamente l’orario massimo di lavoro settimanale a 50 ore, con l’introduzione dell’artificio dell’orario medio.

In questo quadro di ascesa delle lotte operaie, dove la prima rivendicazione da portare avanti dovrebbe essere quella di uno sciopero generale di tutto il Paese, mentre per ora ci si è concentrati soprattutto su un piano di 12 punti alternativi al Pec, il Bloco e il Pcp sono i referenti naturali dei lavoratori e possono raccogliere quanto denunciato nella campagna elettorale dell’anno scorso sulle politiche liberiste del Partito Socialista.

Troppo spesso però l’azione di questi due partiti è limitata all’ambito parlamentare, puntando tutto sulle mozioni di solidarietà a questa o quella lotta, quando non sulla partecipazione di un deputato ai cortei. Tutto questo di per sé non è sufficiente per stringere legami con i migliori attivisti che stanno guidando queste mobilitazioni, verso i quali invece deve essere indirizzato coscientemente il centro dell’attività degli iscritti come unico modo per puntare all’egemonia della maggioranza del movimento operaio portoghese; obiettivo verso il quale ancora devono essere fatti molti passi.