Portogallo: il crollo del Partito socialista - Falcemartello

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Le elezioni anticipate svoltesi in Portogallo Domenica 5 giugno rappresentano una autentica bastonata per il partito Socialista, passato da 2.077.238 a 1.557.864 voti e che adesso lascerà la guida del governo ai partiti della destra portoghese, il Partito Social Democratico e il Partito Popolare.

Il partito Comunista (in coalizione coi Verdi) si mantiene al 7,9% (440.850 voti), mentre il Bloco de Esquerda è al 5,2% (288.076 voti) perdendo così la metà del suo elettorato (per via del voto favorevole al piano di strangolamento della Grecia), lontano da quelle percentuali a due cifre che avevano portato la sinistra italiana, che usciva dal Parlamento, a guardare al Bloco come al nuovo paradigma politico da seguire.

un cartello esposto nella piazza del Rossio

Il tracollo dei socialisti non ha niente di inaspettato.

Già a capo di un governo di minoranza uscito dalle elezioni del 2009 (quando i lavoratori avevano inviato un primo forte segnale di indignazione rispetto alle politiche di ‘lacrime e sangue’), il primo ministro Josè Socrates, che si è potuto mantenere al governo solo con l’appoggio del PSD, si è dimesso dopo la bocciatura, a fine marzo, dell’ennesimo piano di risanamento presentato dal suo esecutivo.

Il copione che si presenta in Portogallo da due anni a questa parte è lo stesso che stiamo vedendo in Grecia e in Spagna: una agenzia di rating internazionale a scelta declassa il debito pubblico, i tassi di interesse per finanziarlo aumentano, lo stato annega. A quel punto interviene l’Unione Europea con un prestito per il quale chiede privatizzazioni e, allo stesso tempo, tagli ai salari e allo stato sociale, l’ultimo dei quali ammonta a 78miliardi di euro per il quale sono state imposte condizioni draconiane alle masse portoghesi.

Un attacco ai redditi dei lavoratori e dei pensionati che ha comportato:

- il congelamento del salario minimo e una generale svalutazione degli stipendi;
- la riduzione di tutte le pensioni di anzianità, per tre anni, comprese le pensioni minime;
- l’aumento dei prezzi dell'energia elettrica e del gas attraverso la liberalizzazione e l'aumento dell'IVA;
- l’aumento del valore dei canoni di affitto e una ondata di sfratti;
- la chiusura di ospedali, centri sanitari e scuole;
- la privatizzazione di EDP (la compagnìa elettrica), REN (la compagnìa del gas) e TAP (la compagnìa area).

Un’aggressione generalizzata alle condizioni di vita di milioni di persone che ha portato i giovani e i lavoratori portoghesi a reagire. Non a caso il movimento degli indignati esploso in Spagna, era cominciato in Portogallo con l’assemblea popolare nella piazza del Rossio a Lisbona del 12 marzo, dalla quale aveva preso le mosse il ‘movimento 12 marzo’.

un'assemblea nella piazza del Rossio

Gli slogan dell’assemblea erano queremos sonhar (vogliamo sognare), luta de classes (lotta di classe), a bancos salvais a pobres salvais (le banche salvate i poveri derubati), vamos ocupar os bancos (andiamo ad occupare le banche) e riprendevano le rivendicazioni delle mobilitazioni studentesche e sindacali che hanno attraversato il portogallo negli ultimi due anni, fino allo sciopero generale del 24 novembre scorso convocato dai due principali sindacati portoghesi (UGT, di ispirazione socialista e CGTP-IN, legato al partito comunista), la mobilitazione di massa più grande degli ultimi trent’anni in Portogallo.

Da quel momento in poi, la CGTP-IN ha convocato mobilitazioni praticamente ogni settimana ed in tutte le grandi città del portogallo, manifestazioni che non hanno mai visto adesioni inferiori alle 50mila persone.

Nonostante la crescita innegabile dei partiti conservatori, la vittoria della destra ha un carattere effimero e non rappresenta affatto la ricostruzione di “quel blocco sociale che era stato alla base della dittatura” come scritto troppo superficialmente da “il Manifesto” di oggi. I giovani e i lavoratori vogliono lottare e cercano una alternativa a sinistra.

La prima dichiarazione del nuovo capo del governo, Passos Coelho, è stata un’adesione totale alle politiche di austerità richieste dall’UE, dal FMI e dalla Banca Mondiale che hanno rimproverato al partito Socialista di avere avuto poco coraggio nelle riforme. Questi aguzzini vogliono massacri sociali ancora più impietosi, come quelli che stanno portando avanti in Grecia.

Le mobilitazioni delle masse andranno avanti e queste lotte indicheranno la prospettiva più affidabile per la risalita della sinistra portoghese.