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“Dobbiamo trasmettere il messaggio che è finita l’epoca delle divisioni e delle scissioni”: con queste parole in più occasioni il segretario del Prc ha voluto sintetizzare la scelta di dare il via alla Federazione della sinistra lanciata da Prc, Pdci, Socialismo 2000 (Cesare Salvi) e Lavoro e solidarietà (ex sinistra Cgil oggi schierata con Epifani).

A sentire Ferrero parrebbe quasi che le divisioni che hanno segnato (come sintomo, ma non certo come causa) la storia della sinistra italiana negli ultimi dieci anni e in particolare i più recenti siano dipese da una sorta di epidemia stagionale. Eppure in altre occasioni lo stesso segretario del Prc aveva indicato con sufficiente chiarezza la causa di quelle divisioni, ossia il problema della subalternità al centrosinistra e al Pd, la questione delle alleanze elettorali e di governo.

Ad essere rigorosi dovremmo dire che anche quella in realtà era la manifestazione immediata e visibile di problemi più profondi, legati in ultima analisi al problema del radicamento di classe del Prc, della sua capacità (o incapacità) di essere coerentemente un partito di classe; una contraddizione che si è espressa sul piano teorico, programmatico, organizzativo, persino simbolico, e che regolarmente precipitava al momento di scegliere se allearsi o meno col centrosinistra e col Pd sia sul piano locale che nazionale.

Dopo la catastrofe del governo Prodi e dell’Arcobaleno, al congresso di Chianciano (luglio 2008), Ferrero come tanti altri dichiarò solennemente che la lezione era stata appresa una volta per tutte: dal Pd, si disse, ci separa un contrasto strategico e con esso non si può governare sul piano nazionale; sul piano locale si dovrà vagliare “rigorosamente” le esperienze di governo per vedere se continuarle.

Un anno dopo chi scrive usciva dalla segreteria nazionale del Prc in opposizione a scelte, fra le quali precisamente quella di dare via al percorso federativo, che allora definimmo “a rischio di un nuovo arcobalenismo”. Ci si disse che vedevamo i fantasmi e che la nostra critica era pregiudiziale. E oggi?


Una prece…


Ricordiamo brevemente qualche avvenimento recente. Immaginiamolo in forma di salmo responsoriale, quella cioè in cui al prete officiante risponde il coro dei fedeli intonando sempre lo stesso versetto. Il versetto in questione si intitola Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Officiante: Noi proponiamo un “comitato di liberazione nazionale” contro Berlusconi, che veda la partecipazione di tutte le forze dal Prc all’Udc. Ci va bene pure Casini, persino come premier. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Off.: Vogliamo l’accordo in tutte le regioni, abbiamo ben governato assieme al centrosinistra e poi bisogna impedire che vinca la pericolosa ed eversiva destra berlusconiana. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Off.: Ovunque e con tutti i mezzi imploreremo “caro Pd, perché non ci vuoi con te?”. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno

Off.: Anche se il Pd ci sbatte la porta sul muso (come sta avvenendo quasi dappertutto) noi non ci staccheremo e proporremo un nuovissimo marchingegno, la desistenza, che consiste nel regalare i nostri voti al candidato del centrosinistra, ma senza poi entrare nella giunta regionale in caso di vittoria. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Off.: Sosteniamo il compagno Nichi Vendola e chiediamo che in Puglia si facciano le primarie; in cambio gli chiediamo di intercedere presso il perfido Penati, che in Lombardia dice che non vuole allearsi con noi. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Off.: La Federazione della sinistra ha uno statuto bellissimo, che però per il momento si riassume nel fatto che i quattro segretari delle forze proponenti decidano su tutte le questioni controverse, in particolare quelle legate alle scadenze elettorali, liste, ecc. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

Off.: Poiché la lista Prc-Pdci alle europee non è andata bene, ci apprestiamo a fare liste “bicicletta” assieme a Sinistra e Libertà. Coro: Non ripeteremo gli errori passati, non è un nuovo arcobaleno.

…e così via, all’infinito…

Alzi la mano chi, con queste premesse, pensa che le elezioni possano essere un successo.


Un percorso al ribasso


Ci siamo permessi di ironizzare, coscienti che il tema è invece assai serio. Alle sue prime prove, la Federazione della sinistra dimostra che dal punto di vista politico non esprime posizioni più avanzate del Prc, semmai il contrario.

Ci si risponde che la Federazione si metterà alla prova sul piano della mobilitazione militante e, a riprova, si propone di lanciare una campagna referendaria per la difesa dell’acqua pubblica e contro la Legge 30. Benissimo, raccoglieremo le firme con convinzione; tuttavia per fare una campagna referendaria non è affatto necessaria la federazione, le stesse identiche forze potevano fare fronte comune per questo obiettivo importante, così come pure per altri.

Come già in passato per l’Arcobaleno e anche per la Sinistra Europea, si dice che vogliamo aggregare altre forze, associazioni, comitati, movimenti della “società civile”. Tuttavia ad oggi ci pare che alla Federazione non si stia avvicinando quasi nessuno, se non quelle realtà (a dire il vero assai sparute) che già prima gravitavano attorno a Rifondazione e che per motivi che la scienza non ha ancora spiegato, hanno una particolare idiosincrasia verso alcune forme di militanza di partito. Ossia rifiutano di prenderne la tessera, non rifiutando però altre manifestazioni precipue della vita dei partiti politici, quali ad esempio la candidatura a cariche elettive o, a volte, assessorili, la partecipazione in forma diretta o indiretta ai finanziamenti pubblici, ecc.

Di solito i capi di questo genere di associazioni si definiscono “realtà di movimento” e amano parlare a lungo contro i partiti burocratizzati e antidemocratici, ma non disdegnano di accettare posti di direzione in organismi in cui nessuno li ha eletti; così accade anche oggi con la Federazione, e non è un bel vedere, anzi: è un modo di procedere che squalifica tanto il partito quanto le altre forme associative.

Di democrazia non si vede traccia. Nella prima riunione del Consiglio nazionale della Federazione, chi scrive ha chiesto espressamente che sulla questione delle regionali si organizzassero consultazioni vincolanti degli aderenti alla Federazione stessa; la risposta di Ferrero è stata che “in linea di principio” concorda con questa metodologia, ma che per ora non se ne fa nulla.

È un percorso al ribasso, che in nulla migliora la situazione del Prc e che invece tende a moltiplicare in modo perverso le debolezze politiche dei diversi soggetti componenti. Pensiamo che quanto abbiamo difeso e continuiamo a difendere nel Prc debba essere portato anche nel dibattito della Federazione, che peraltro si appresta a tenere un congresso nel prossimo autunno. I militanti del Prc meritano di essere coinvolti attraverso un congresso del partito.

Un congresso che oltre a discutere della Federazione elabori una proposta all’altezza degli sforzi compiuti particolarmente nell’ultima fase per mantenere in vita un’organizzazione di partito capace di riconnettere le proprie ragioni a quelle di un conflitto di classe che continua a manifestarsi nel nostro paese in modo ricco e articolato e che ha un bisogno disperato di riferimenti politici e sindacali all’altezza delle necessità.

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