Approvato il pacchetto Treu - Falcemartello

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Approvato il pacchetto Treu
Legalizzato il lavoro in affitto

Dopo 5 mesi di discussioni in Parlamento è passato definitivamente il Pacchetto Treu. Esso è la diretta conseguenza del "patto per il lavoro" siglato a settembre da governo e sindacati e dell’accordo sindacale del luglio ‘93 che prevedeva l’introduzione in Italia del lavoro interinale.

Proprio il lavoro in affitto, infatti, che occupa quasi la metà del provvedimento, è stato finora il punto centrale della strategia del governo sull’occupazione, dando in pratica ragione a Confindustria e Banca d’Italia che sostengono che il mercato del lavoro è troppo rigido e va flessibilizzato. Il disegno di legge dà la possibilità a società di capitali o cooperative di costituirsi in "imprese fornitrici di prestatori di lavoro temporaneo per il soddisfacimento delle esigenze di imprese utilizzatrici". È la fine definitiva quindi dell’ufficio di collocamento pubblico, che già aveva perso molto del suo ruolo da quando non vi era più l’obbligo per le aziende della chiamata numerica.

Nell’ipotesi prevista dal pacchetto, inoltre, le imprese fornitrici possono "assumere" l’aspirante lavoratore anche a tempo indeterminato, in tal caso "il lavoratore rimane a disposizione dell’impresa fornitrice per i periodi in cui non svolge la prestazione lavorativa presso un’impresa utilizzatrice".

Questa è flessibilità per le aziende, ma sempre meno per i lavoratori di decidere quando, come e dove lavorare!!

Uno degli obiettivi del padronato è quello di ridurre la forza dei lavoratori e delle loro organizzazioni nei luoghi di lavoro, ed aver mano libera per licenziare e colpire salari e condizioni di lavoro. Non sono un caso le frequenti dichiarazioni contro il primo (quello nazionale) e soprattutto il secondo livello di contrattazione (quello aziendale) nell’ultimo periodo. Ma anche il lavoro interinale, e la flessibilità in generale, vanno verso questa direzione.

Il lavoratore precario è in una condizione di massima ricattabilità: non appena alza la testa, per rivendicare i suoi diritti, aumentano la possibilità ci sono che l’azienda presso cui lavora gli rinnovi il contratto. Con l’introduzione delle agenzie private per il lavoro interinale non solo il sindacalista riconosciuto, ma anche il lavoratore comune che ricorrerà individualmente al sindacato per tutelare i propri diritti, sarà sempre più boicottato. L’aumento della precarizzazione del lavoro quindi colpirà in maniera notevole anche i lavoratori a tempo indeterminato, poiché i giovani precari saranno più difficilmente disposti a lottare per la difesa delle condizioni di lavoro e del salario, e lo faranno solo se vedranno chiaramente la possibilità di ottenere dei risultati. Il fatto che sul testo di legge ci sia scritto che "l’impresa utilizzatrice è tenuta all’osservanza di tutte le norme di legge e di contratto collettivo" è solo un modo per nascondere la cruda realtà. Per chi avesse illusioni che in tal modo ci sarebbe la possibilità di estendere alle piccole aziende lo statuto dei lavoratori, che le aziende con più di 15 dipendenti sono tenute a rispettare, nell’art. 6 del pacchetto sul lavoro si chiarisce che "il prestatore di lavoro temporaneo non è computato nell’organico dell’impresa utilizzatrice ai fini dell’applicazione di norme di legge o di contratto collettivo".

C’è da rimanere ancora più perplessi quando, sfogliando questo documento, si constata che non vi è chiarezza su chi finanzierà queste agenzie per il lavoro.

Nell’art. 10 si legge che la richiesta di compensi al lavoratore per l’iscrizione nella banca dati è illegale. Sarà allora lo Stato o qualsiasi ente pubblico a finanziare queste agenzie private a scopo di lucro? Ancora una volta i soldi dei lavoratori contribuenti verrebbero utilizzati per accrescere il malloppo di speculatori e affaristi!!! O forse le imprese utilizzatrici cederanno una fetta dei loro profitti a queste agenzie come già avviene negli altri paesi europei? In tal caso saremmo di fronte ad un’ennesima contraddizione di questo sistema economico, lo spreco di risorse che potrebbero invece essere utilizzate per finanziare un aumento dei salari, la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, o comunque la creazione di nuovi posti di lavoro stabili.

Nella seconda parte del pacchetto, ci sono diverse disposizioni evidentemente importanti visto che secondo Liberazione (quotidiano del Prc) dell’8/5/97 sarebbero i "Primi passi per l’occupazione". Si prevede l’estensione dei contratti di formazione anche agli enti pubblici di ricerca; l’età massima per l’apprendistato è innalzata dai 20 attuali ai 24, e addirittura ai 26 anni nelle regioni meridionali. Gli oneri previsti per l’attuazione di quest’ultima disposizione nel triennio ’97/’99 sono di 1105 miliardi; 26 sono i miliardi che il governo stanzierà per la prosecuzione dei "lavori socialmente utili" e altri 100 ne sono invece previsti in agevolazioni e incentivi per le imprese che regolarizzeranno le posizioni di lavoratori in nero. C’é infine la garanzia che verrà attuato un piano di "lavori di pubblica utilità" e di "borse di lavoro" per 100mila giovani del sud in cerca di primo impiego iscritti da più di 30 mesi nelle liste di collocamento. Costo di quest’ultima operazione: 1000 miliardi in 2 anni, più l’assicurazione sugli infortuni coperta dall’INPS.

I parlamentari di Rifondazione, pur criticandolo, hanno fatto passare il lavoro in affitto sostenendo che vi erano dei paletti che lo ridimensionavano, usando il fatto che la destra votava contro. Ma chi ci garantisce che nei prossimi anni non riusciranno ad introdurre qualche modifica legislativa? Già se ne parla in questi giorni, e comunque dovremmo sapere che la borghesia è abituata a prendersi prima il dito, poi la mano e tutto il resto. Il governo dell’Ulivo ha fatto passare il principio che è possibile affittare il lavoratore come qualsiasi altra merce!! La realtà sui nuovi posti di lavoro è del tutto diversa da come è stata descritta.

Alcune aziende usufruiranno gratis di manodopera pagata dallo Stato che naturalmente sarà sottopagata e a termine e avranno la possibilità di pagare meno contributi grazie a queste nuove forme contrattuali.

Il sindacato e Rifondazione devono cambiare strategia sull’occupazione.Il mercato del lavoro è già flessibile (nel ‘96 in Emilia Romagna gli avviamenti al lavoro a termine costituiscono il 68,1% del totale) e i risvolti sull’occupazione non si vedono. Anche da questa semplice considerazione emerge la necessità di rivendicare con forza un salario minimo garantito uguale all’80% dei minimi salariali in modo che i giovani non siano costretti dalla disperazione ad accettare condizioni di lavoro da terzo mondo.