Breadcrumbs

Con l'accordo separato siglato a Palazzo Chigi il 4 febbraio, sottoscritto tra gli altri da CSIL e UIL, tali organizzazioni sindacali hanno scelto di correre in soccorso di un Governo in crisi e di espellere la Cgil dal sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego, accettando il blocco del Contratto Nazionale per i prossimi anni e la legge Brunetta.

Un accordo contro i lavoratori

 

In sostanza, fino ad oggi erano bloccati gli aumenti salariali per legge, a causa di questo accordo che non a caso porta il titolo “intesa per la regolazione del regime transitorio conseguente al blocco del rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel pubblico impiego”, le retribuzioni dei lavoratori saranno ferme con la condivisione e la complicità degli altri sindacati. L’applicazione della valutazione e del sistema e delle fasce di merito (il famigerato 25/50/25 di Brunetta) che era farina del sacco del governo oggi è il risultato di un accordo con questi sindacati.

In pratica, sulle risorse aggiuntive che ci saranno nei prossimi anni vi sarà l’applicazione delle “performance individuali” e delle “pagelle” in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Prima era il governo che sosteneva che solo il 25% dei lavoratori lavora con impegno adesso anche i sindacati firmatari dell’accordo. Nel frattempo non si rinnovano le Rappresentanze Sindacali (Rsu) e non si stabilizzano i precari.

Un attacco alla Cgil e alla democrazia sindacale


Siamo di fronte all'estensione dello stile Fiat al sistema di relazioni sindacali nel lavoro pubblico e con questo accordo Cisl e Uil danno ulteriore dimostrazione di quanto ormai da tempo era chiaro: l’essere sindacati complici di governo e padroni.

Nell’intesa, infatti, il governo si impegna a definire un accordo quadro che regoli il sistema di relazioni sindacali alla luce del modello contrattuale sottoscritto da Cisl e Uil nel gennaio 2011. Non è difficile pensare che anche in questo caso tenteranno di proporre il modello Marchionne per cui chi non firma gli accordi è fuori dai tavoli e magari pure dai posti di lavoro, a dispetto di della legge esistente, presente solo nel pubblico impiego, che misura la rappresentatività di ogni organizzazione sindacale attraverso il dato del tesseramento e il voto espresso nelle elezioni Rsu.

Il Direttivo Nazionale della FP-Cgil ha finalmente dichiarato lo sciopero generale di tutti i comparti pubblici. Lo sciopero generale è uno degli strumenti di lotta necessari, peraltro non l’unico, che consente ai lavoratori di mettere in campo tutto la propria forza contro l’attacco che da qualche anno il governo ha prodotto ai diritti, ai salari e alle condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici. E’ stato convocato anche lo sciopero dalla Flc per quanto riguarda scuola, università e ricerca.

L’accordo separato è sostanzialmente un accordo politico che suggella quanto fatto in questi anni dal governo. Per questa ragione è particolarmente evidente il fatto che lo sciopero generale della categoria giunge con un ritardo clamoroso nella misura in cui, come dice la stessa FP, l’intesa certifica quanto già da tempo era sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta, in nome della rincorsa all’unità sindacale con questi “amici di Brunetta e Marchionne”, in questi mesi/anni si è scandalosamente temporeggiato perdendo più e più volte l’occasione di mobilitare i lavoratori e sviluppare il conflitto.

Va proclamato lo sciopero generale di tutte le categorie

Nei prossimi giorni si terrà il Direttivo Nazionale della Cgil. Purtroppo è tutt’altro che certa la scelta di generalizzare le lotte da parte della Cgil. Lo sciopero generale di tutte le categorie sarebbe un passaggio di questo percorso.

All’attacco ai lavoratori della Fiat e dei metalmeccanici, ai lavoratori pubblici e in particolare alle lavoratrici che negli ultimi mesi si sono visti aumentare l’età pensionabile (a proposito, non è anche e soprattutto questo l’attacco alle donne di cui si parla in questi giorni?), si sommano l’attacco alla scuola e all’università pubblica da parte della Gelmini, i tagli agli enti locali che si trasformano in riduzione dei servizi sociali, il collegato al lavoro che prevede un attacco generalizzato a tutti i lavoratori tra cui la messa in discussione del diritto di un precario di ricorrere al giudice del lavoro, mentre gli stessi lavoratori continuano ad essere gli unici a pagare la crisi.

Insomma, cos’altro deve succedere perché la Cgil generalizzi e unifichi le lotte partendo dalla convocazione di uno sciopero generale dell’intera giornata di tutte le categorie che abbia l’obiettivo di bloccare il paese? Peraltro, è noto a tutti che lo sciopero nel pubblico impiego, in particolare in alcuni comparti come la sanità, da solo, perde molta della sua efficacia a fronte di una legislazione e di contratti che prevedono contingenti che in moltissimi servizi, data la forte riduzione delle dotazioni organiche negli ultimi anni, coincidono con il personale presente ordinariamente. Contingenti minimi che sarebbe ora che la Cgil cominciasse a mettere in discussione perché in moltissimi casi sono assolutamente ingiustificati.

La convocazione congiunta da parte di Fp e Flc di uno sciopero per il 25 marzo è solo un primo passo nell'unificazione degli scioperi , fattore decisivo per aumentarne l’incisività. Ma è ancor più importante che la Cgil, rompendo gli indugi, cominci a mobilitare l’intera classe lavoratrice permettendole di dare la risposta adeguata.

*Direttivo Nazionale FP-Cgil

Joomla SEF URLs by Artio